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Minerva

Un po' di poesia

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Non ho voglia

di tuffarmi

in un gomitolo

di strade

Ho tanta

stanchezza

sulle spalle

Lasciatemi così

come una

cosa

posata

in un

angolo

e dimenticata

Qui

non si sente

altro

che il caldo buono

Sto

con le quattro

capriole

di fumo

del focolare

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Non ho voglia

di tuffarmi

in un gomitolo

di strade

Ho tanta

stanchezza

sulle spalle

Lasciatemi così

come una

cosa

posata

in un

angolo

e dimenticata

Qui

non si sente

altro

che il caldo buono

Sto

con le quattro

capriole

di fumo

del focolare

Come farei, senza Ughetta?

:DD


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è questo il momento

lo schiaffo e la carezza

di un pensiero...

di un dubbio...

Minerva ecco che mi frulla per la testa stamattina.... :dance:


www.tejido fpr code: sdc00

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Se

Se riesci a non perdere la testa, quando tutti intorno

La perdono, e se la prendono con te;

Se riesci a non dubitare di te stesso, quando tutti ne dubitano,

Ma anche a cogliere in modo costruttivo i loro dubbi;

Se sai attendere, e non ti stanchi di attendere;

Se sai non ricambiare menzogna con menzogna,

Odio con odio, e tuttavia riesci a non sembrare troppo buono,

E a evitare di far discorsi troppo saggi;

Se sai sognare - ma dai sogni sai non farti dominare;

Se sai pensare - ma dei pensieri sa non farne il fine;

Se sai trattare nello stesso modo due impostori

- Trionfo e Disastro - quando ti capitano innanzi;

Se sai resistere a udire la verità che hai detto

Dai farabutti travisata per ingannar gli sciocchi;

Se sai piegarti a ricostruire, con gli utensili ormai tutti consumati,

Le cose a cui hai dato la vita, ormai infrante;

Se di tutto ciò che hai vinto sai fare un solo mucchio

E te lo giochi, all'azzardo, un'altra volta,

E se perdi, sai ricominciare

Senza dire una parola di sconfitta;

Se sai forzare cuore, nervi e tendini

Dritti allo scopo, ben oltre la stanchezza,

A tener duro, quando in te nient'altro

Esiste, tranne il comando della Volontà;

Se sai parlare alle folle senza sentirti re,

O intrattenere i re parlando francamente,

Se né amici né nemici riescono a ferirti,

Pur tutti contando per te, ma troppo mai

nessuno;

Se riesci ad occupare il tempo inesorabile

Dando valore a ogni istante della vita,

Il mondo è tuo, con tutto ciò che ha dentro,

E, ancor di più, ragazzo mio, sei Uomo!

Rudyard Kipling


www.casalemaremma.it

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Chi costruì Tebe dalle Sette Porte?

Dentro i libri ci sono i nomi dei re.

I re hanno trascinato quei blocchi di pietra?

Babilonia tante volte distrutta,

chi altrettante la riedificò? In quali case

di Lima lucente d'oro abitavano i costruttori?

Dove andarono i muratori, la sera che terminarono

la Grande Muraglia?

La grande Roma

è piena di archi di trionfo. Chi li costruì? Su chi

trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio

aveva solo palazzi per i suoi abitanti?

Anche nella favolosa Atlantide

nella notte che il mare li inghiottì, affogarono

implorando aiuto ai loro schiavi.

Il giovane Alessandro conquistò l'India.

Lui solo?

Cesare sconfisse i Galli.

Non aveva con sé nemmeno un cuoco?

Filippo di Spagna pianse, quando la sua flotta

fu affondata. Nessun altro pianse?

Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi

vinse oltre a lui?

Ogni pagina una vittoria.

Chi cucinò la cena della vittoria? Ogni dieci anni un grande uomo.

Chi ne pagò le spese?

Tante vicende.

Tante domande.

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Se proprio devi odiarmi

fallo ora,

ora che il mondo è intento

a contrastare ciò che faccio,

unisciti all'ostilità della fortuna,

piegami

non essere l'ultimo colpo

che arriva all'improvviso

Ah quando il mio cuore

avrà superato questa tristezza.

Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto

non far seguire ad una notte ventosa

un piovoso mattino

non far indugiare un rigetto già deciso.

Se vuoi lasciarmi

non lasciarmi per ultimo

quando altri dolori meschini

avran fatto il loro danno

ma vieni per primo

così che io assaggi fin dall'inizio

il peggio della forza del destino

e le altri dolenti note

che ora sembrano dolenti

smetteranno di esserlo

di fronte la tua perdita.

Shakespeare


Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante!!!

Amo gli uomini che cadono, se non altro perché sono quelli che attraversano!

Il Blog di Bimbetta: elaborazione DSM V.

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E' Qui

E Giace Qui.

Seduto per terra

su un sasso bagnato dalle lacrime del Mondo.

Di un Mondo.

Un Mondo Confuso Veloce.

Sbagliato.

E Giace Qui.

Sotto Archi di luce

da un Sole che abbaglia gli occhi:

Profondi occhi.

dove il pensiero fa male

dove l'anima si accende

dove il cuore batte di più

dove il respiro si sente affannoso...

E dove la Luna schiarisce le Notti solitarie

di un Uomo.

Un Uomo Solo.

Solo come i granelli di sabbia del deserto

sprovvisti di Anima propria.

Di Ragione Propria.

Trascinati da un vento che soffia verso La.

Sempre più in La.

Ignoto.

E poi, c'è il Mare...

candido Specchio di Luce e di Buio

che dimentica tutto.

E assimila tutto.

Corrodendosi sotto il manto celeste...


...il Vero Lusso è il Tempo...

Il fine dell'artista è la meraviglia

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Squarciami il corpo;

con la tua luce.

Frammenta il mio cuore;

con le tue parole.

Amami.

Con il tuo Amore.


...il Vero Lusso è il Tempo...

Il fine dell'artista è la meraviglia

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Noi che corriamo giovani e liberi,

Noi che lottiamo soli contro tutti,

Noi che crediamo nell’amore e nei vecchi valori,

Noi che sogniamo solo ad occhi aperti,

Noi che il vento in faccia e un sorriso sulla bocca,

Noi che dopo tutto non abbiam paura di niente,

Noi che parliamo, respiriamo e pensiamo,

Noi che di voi abbiamo avuto rispetto,

Noi che non viviamo senza musica e colori,

Noi che il motorino, solo senza fermi,

Noi che i primi baci sono i più belli,

Noi che ogni estate viviamo ancora ingenui,

Noi che la prima volta è stato per caso,

Noi che da allora non abbiamo più amato,

Noi che nel cuore abbiamo la forza,

Noi che una carezza non l’abbiamo mai chiesta,

Noi che balliamo, solo ad occhi chiusi,

Noi che il profumo lo sentiamo con il corpo,

Noi che la luce la tocchiamo con le mani,

Noi che nel buio vediamo la speranza,

Noi che di speranze ne abbiamo ancora tante,

Noi che del tempo ci prendiamo gioco,

Noi che ci piace urlare contro il mondo,

Noi che ancora non vediamo come gira,

Noi che immortali siamo e mortali diventeremo,

Noi che il futuro, è solo davanti a noi.

Noi che.

Sempre.

-Mia-

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anche se le luci ti abbagliano

con luccichii effimeri...

fermati a pensare

ad un gesto

ad uno soltanto

non ti confondere

fissalo attentamente

guarda esplora

i colori, lo spessore

l intensità, la vastità

è un piccolo minuscolo

gesto sincero!

scritta oggi e dedicata a chi mi sta donando un pò di sè...

Grazie omenetto!


www.tejido fpr code: sdc00

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"Dal mio Permesso amato a voi ne vegno,

incliti eroi, sangue gentil di regi,

di cui narra la fama eccelsi pregi,

né giugne al ver perch'è troppo alto il segno.

Io la Musica son, ch'a i dolci accenti

so far tranquillo ogni turbato core,

et or di nobil ira, et or d'amore

posso infiammar le più gelate menti.

Io su cetera d'or cantando soglio

mortal orecchio lusingar talora,

e in guisa tal de l'armonia sonora

de le rote del ciel più l'alme invoglio.

Quinci a dirvi d'Orfeo desio mi sprona,

d'Orfeo che trasse al suo cantar le fere,

e servo fe' l'inferno a sue preghiere,

gloria immortal di Pindo e d'Elicona.

Or mentre i canti alterno, or lieti, or mesti,

non si mova augellin fra queste piante,

né s'oda in queste rive onda sonante,

et ogni auretta in suo camin s'arresti."

qualcuno la conosce?

Splendida Aria, sicurmente la + rilevante dei primi atti dell'Orfeo...Monteverdi è grande :rofl:

La versione della Dawson mi piace tantissimo, eccola:


iSeb

Visit My Band's Space: www.myspace.com/silenstetic

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Fatece largo che passamo noi,

li giovanotti de sta Roma bella.

Semo ragazzi fatti cor pennello,

e le ragazze famo innamorà.

e le ragazze famo innamorà.

Ma che ce frega, ma che ce importa,

se l'oste ar vino c'ha messo l'acqua:

e noi je dimo, e noi je famo,

"c'hai messo l'acqua, e nun te pagamo!" Ma però,

noi semo quelli, che jarisponnemo n'coro:

"è mejo er vino de li Castelli

che questa zozza società."

Ce piacciono li polli, l'abbacchi e le galline,

perchè so senza spine,

nun so come er baccalà.

La società de li magnaccioni,

la società de la gioventù,

a noi ce piace de magna' e beve,

e nun ce piace de lavora'.

Osteee!!

Portace n'artro litro,

che noi se lo bevemo,

e poi ja risponnemo:

"embe', embe', che c'è?"

E quando er vino, embe',

ciariva ar gozzo, embe',

ar gargarozzo, embe',

ce fa n'ficozzo, embe'.

Pe falla corta, per falla breve,

mio caro oste portace da beve,

da beve, da beve, zan zan.

Ma si per caso la socera more

se famo du spaghetti amatriciana,

se famo un par de litri a mille gradi,

s'ambriacamo e n'ce pensamo più

s'ambriacamo e n'ce pensamo più.

Che ciarifrega, che ciarimporta,

se l'oste ar vino c'ha messo l'acqua:

e noi je dimo, e noi je famo,

"c'hai messo l'acqua, e nun te pagamo!" Ma però,

noi semo quelli, che jarisponnemo n'coro:

"è mejo er vino de li Castelli

che questa zozza società."

È mejo er vino de li Castelli

che questa zozza società,

parapappappa'.

:rofl:

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..Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone,

se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo..


La vera autenticità non sta nell’essere come si è, ma nel riuscire a somigliare il più possibile al sogno che si ha di se stessi.

* Sei la parte che mi completa, l'altra metà della mela*

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Dovrò rialzare la vasta vita

che ancora adesso è il tuo specchio:

ogni mattina dovrò ricostruirla.

Da quando ti allontanasti,

quanti luoghi sono diventati vani

e senza senso, uguali

a lumi nel giorno.

Sere che furono nicchia della tua immagine,

musiche in cui sempre mi attendevi,

parole di quel tempo,

io dovrò frantumarle con le mie mani.

In quale profondità nasconderò la mia anima

perché non veda la tua assenza

che come un sole terribile, senza occaso,

brilla definitiva e spietata?

La tua assenza mi circonda

come la corda la gola

il mare chi sprofonda.


Be Real

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Nella belletta i giunchi hanno l'odore

delle persiche mézze e delle rose

passe, del miele guasto e della morte.

Or tutta la palude è come un fiore

lutulento che il sol d'agosto cuoce,

con non so che dolcigna afa di morte.

Ammutisce la rana, se m'appresso.

Le bolle d'aria salgono in silenzio.

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Conosco vite della cui mancanza

non soffrirei affatto -

di altre invece ogni attimo di assenza

mi sembrerebbe eterno.

Sono scarse di numero - queste ultime -

appena due in tutto -

le prime molto di piu' di un orizzonte

di moscerini.

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Guest Hiraoka Kimitake

Di primavera

I fiori di ciliegio

D'estate il cuculo

Luna l'autunno e neve

Tersa e fredda l'inverno

Dōgen (1200-1253)

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Guest Hiraoka Kimitake

Cosa vi lascio?

I fiori in primavera

Sui monti il cuculo

E poi ancora le foglie

D'autunno ingiallite

Ryōkan (1758-1831)

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Guest Hiraoka Kimitake

Chiedo e tu parli

Non chiedo e non parli

Qual è il segreto

Che nascondi nel cuore

Venerabile Dharma?

Ikkyū (1394-1481)

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Guest Hiraoka Kimitake

E lo spirito

Dimmi che pensi che sia

È lo stormire

Di vento tra i pini

Nello schizzo a inchiostro

Ikkyū (1394-1481)

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Ti par gran maraviglia, a me par poco

d'un che s'anneghi se nell'acqua casca

L'acqua lo effetto suo fa in ogni loco

purché violento opposito non nasca

Ma l'è ben gran stupor ch'io stia nel foco

ed io non mora e'l foco in me si pasca.

Ahimé che ardendo vivo lento, lento

e il foco a me speranza e nutrimento.

(anonimo della fine del XV secolo)


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Venere elogia la rosa..............

........ferita ad un piede dalla spina di una rosa, viene curata da Adone...........

......paragone fra sole e rosa.....

Rosa, riso d'Amor, del Ciel fattura,

rosa del sangue mio fatta vermiglia,

pregio del mondo e fregio di natura,

de la Terra e del Sol vergine figlia,

d'ogni ninfa e pastor delizia e cura,

onor de l'odorifera famiglia,

tu tien d'ogni beltà le palme prime,

sovra il vulgo dè fior Donna sublime.

Quasi in bel trono Imperatrice altera

siedi colà su la nativa sponda.

Turba d'aure vezzosa e lusinghiera

ti corteggia d'intorno e ti seconda;

e di guardie pungenti armata schiera

ti difende per tutto, e ti circonda.

E tu fastosa del tuo regio vanto

porti d'or la corona e d'ostro il manto.

Porpora dè giardin, pompa dè prati,

gemma di primavera, occhio d'aprile,

dite le Grazie e gli Amoretti alati

fan ghirlanda a la chioma, al sen monile.

Tu, qualor torna a gli alimenti usati

ape leggiadra o zeffiro gentile,

dài lor da bere in tazza di rubini

rugiadosi licori e cristallini.

Non superbisca ambizioso il Sole

di trionfar fra le minori stelle,

che ancor tu fra i ligustri e le viole

scopri le pompe tue superbe e belle.

Tu sei con tue bellezze uniche e sole

splendor di queste piagge, egli di quelle.

Egli nel cerchio suo, tu nel tuo stelo,

tu Sole in terra, ed egli rosa in cielo.

E ben saran tra voi conformi voglie:

dite fia '1 Sole, e tu del Sole amante,

ei de l'insegne tue, de le tue spoglie

l'aurora vestirà nel suo levante.

Tu spiegherai nè crini e ne le foglie

la sua livrea dorata e fiammeggiante,

e per ritrarlo ed imitarlo appieno

porterai sempre un picciol Sole in seno.

Dall'Adone di Giovan Battista Marino

....bellissima......

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Dalla ballata delle rose.....di Angelo Poliziano

Quando la rosa ogni suo' foglia spande,

quando è più bella, quando è più gradita,

allora è buona a mettere in ghirlande,

prima che sua bellezza sia fuggita:

sicchè, fanciulle, mentre è più fiorita,

cogliàn la bella rosa del giardino.

I' mi trovai, fanciulle...

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La sabbia del Tempo..........D'Annunzio G.

Come scorrea la calda sabbia lieve

per entro il cavo della mano in ozio

in cor sentì che il giorno era più breve.

E un’ansia repentina il cor m’assale

per l’appressar dell’umido equinozio

che offusca l’oro delle piagge salse.

Alla sabbia del Tempo urna la mano

era, clessidra il cor mio palpitante,

l’ombra crescente di ogni stelo vano

quasi ombra d’ago in tacito quadrante.

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ALLEN GINSBERG

HOWL

For Carl Solomon

I

I saw the best minds of my generation destroyed by

madness, starving hysterical naked,

dragging themselves through the negro streets at dawn

looking for an angry fix,

angelheaded hipsters burning for the ancient heavenly

connection to the starry dynamo in the machin-

ery of night,

who poverty and tatters and hollow-eyed and high sat

up smoking in the supernatural darkness of

cold-water flats floating across the tops of cities

contemplating jazz,

who bared their brains to Heaven under the El and

saw Mohammedan angels staggering on tene-

ment roofs illuminated,

who passed through universities with radiant cool eyes

hallucinating Arkansas and Blake-light tragedy

among the scholars of war,

who were expelled from the academies for crazy &

publishing obscene odes on the windows of the

skull,

who cowered in unshaven rooms in underwear, burn-

ing their money in wastebaskets and listening

to the Terror through the wall,

who got busted in their pubic beards returning through

Laredo with a belt of marijuana for New York,

who ate fire in paint hotels or drank turpentine in

Paradise Alley, death, or purgatoried their

torsos night after night

with dreams, with drugs, with waking nightmares, al-

cohol and cock and endless balls,

incomparable blind; streets of shuddering cloud and

lightning in the mind leaping toward poles of

Canada & Paterson, illuminating all the mo-

tionless world of Time between,

Peyote solidities of halls, backyard green tree cemetery

dawns, wine drunkenness over the rooftops,

storefront boroughs of teahead joyride neon

blinking traffic light, sun and moon and tree

vibrations in the roaring winter dusks of Brook-

lyn, ashcan rantings and kind king light of mind,

who chained themselves to subways for the endless

ride from Battery to holy Bronx on benzedrine

until the noise of wheels and children brought

them down shuddering mouth-wracked and

battered bleak of brain all drained of brilliance

in the drear light of Zoo,

who sank all night in submarine light of Bickford's

floated out and sat through the stale beer after

noon in desolate Fugazzi's, listening to the crack

of doom on the hydrogen jukebox,

who talked continuously seventy hours from park to

pad to bar to Bellevue to museum to the Brook-

lyn Bridge,

lost battalion of platonic conversationalists jumping

down the stoops off fire escapes off windowsills

off Empire State out of the moon,

yacketayakking screaming vomiting whispering facts

and memories and anecdotes and eyeball kicks

and shocks of hospitals and jails and wars,

whole intellects disgorged in total recall for seven days

and nights with brilliant eyes, meat for the

Synagogue cast on the pavement,

who vanished into nowhere Zen New Jersey leaving a

trail of ambiguous picture postcards of Atlantic

City Hall,

suffering Eastern sweats and Tangerian bone-grind-

ings and migraines of China under junk-with-

drawal in Newark's bleak furnished room,

who wandered around and around at midnight in the

railroad yard wondering where to go, and went,

leaving no broken hearts,

who lit cigarettes in boxcars boxcars boxcars racketing

through snow toward lonesome farms in grand-

father night,

who studied Plotinus Poe St. John of the Cross telep-

athy and bop kabbalah because the cosmos in-

stinctively vibrated at their feet in Kansas,

who loned it through the streets of Idaho seeking vis-

ionary indian angels who were visionary indian

angels,

who thought they were only mad when Baltimore

gleamed in supernatural ecstasy,

who jumped in limousines with the Chinaman of Okla-

homa on the impulse of winter midnight street

light smalltown rain,

who lounged hungry and lonesome through Houston

seeking jazz or sex or soup, and followed the

brilliant Spaniard to converse about America

and Eternity, a hopeless task, and so took ship

to Africa,

who disappeared into the volcanoes of Mexico leaving

behind nothing but the shadow of dungarees

and the lava and ash of poetry scattered in fire

place Chicago,

who reappeared on the West Coast investigating the

F.B.I. in beards and shorts with big pacifist

eyes sexy in their dark skin passing out incom-

prehensible leaflets,

who burned cigarette holes in their arms protesting

the narcotic tobacco haze of Capitalism,

who distributed Supercommunist pamphlets in Union

Square weeping and undressing while the sirens

of Los Alamos wailed them down, and wailed

down Wall, and the Staten Island ferry also

wailed,

who broke down crying in white gymnasiums naked

and trembling before the machinery of other

skeletons,

who bit detectives in the neck and shrieked with delight

in policecars for committing no crime but their

own wild cooking pederasty and intoxication,

who howled on their knees in the subway and were

dragged off the roof waving genitals and manu-

scripts,

who let themselves be fucked in the ass by saintly

motorcyclists, and screamed with joy,

who blew and were blown by those human seraphim,

the sailors, caresses of Atlantic and Caribbean

love,

who balled in the morning in the evenings in rose

gardens and the grass of public parks and

cemeteries scattering their semen freely to

whomever come who may,

who hiccuped endlessly trying to giggle but wound up

with a sob behind a partition in a Turkish Bath

when the blond & naked angel came to pierce

them with a sword,

who lost their loveboys to the three old shrews of fate

the one eyed shrew of the heterosexual dollar

the one eyed shrew that winks out of the womb

and the one eyed shrew that does nothing but

sit on her ass and snip the intellectual golden

threads of the craftsman's loom,

who copulated ecstatic and insatiate with a bottle of

beer a sweetheart a package of cigarettes a can-

dle and fell off the bed, and continued along

the floor and down the hall and ended fainting

on the wall with a vision of ultimate cunt and

come eluding the last gyzym of consciousness,

who sweetened the snatches of a million girls trembling

in the sunset, and were red eyed in the morning

but prepared to sweeten the snatch of the sun

rise, flashing buttocks under barns and naked

in the lake,

who went out whoring through Colorado in myriad

stolen night-cars, N.C., secret hero of these

poems, cocksman and Adonis of Denver-joy

to the memory of his innumerable lays of girls

in empty lots & diner backyards, moviehouses'

rickety rows, on mountaintops in caves or with

gaunt waitresses in familiar roadside lonely pet-

ticoat upliftings & especially secret gas-station

solipsisms of johns, & hometown alleys too,

who faded out in vast sordid movies, were shifted in

dreams, woke on a sudden Manhattan, and

picked themselves up out of basements hung

over with heartless Tokay and horrors of Third

Avenue iron dreams & stumbled to unemploy-

ment offices,

who walked all night with their shoes full of blood on

the snowbank docks waiting for a door in the

East River to open to a room full of steamheat

and opium,

who created great suicidal dramas on the apartment

cliff-banks of the Hudson under the wartime

blue floodlight of the moon & their heads shall

be crowned with laurel in oblivion,

who ate the lamb stew of the imagination or digested

the crab at the muddy bottom of the rivers of

Bowery,

who wept at the romance of the streets with their

pushcarts full of onions and bad music,

who sat in boxes breathing in the darkness under the

bridge, and rose up to build harpsichords in

their lofts,

who coughed on the sixth floor of Harlem crowned

with flame under the tubercular sky surrounded

by orange crates of theology,

who scribbled all night rocking and rolling over lofty

incantations which in the yellow morning were

stanzas of gibberish,

who cooked rotten animals lung heart feet tail borsht

& tortillas dreaming of the pure vegetable

kingdom,

who plunged themselves under meat trucks looking for

an egg,

who threw their watches off the roof to cast their ballot

for Eternity outside of Time, & alarm clocks

fell on their heads every day for the next decade,

who cut their wrists three times successively unsuccess-

fully, gave up and were forced to open antique

stores where they thought they were growing

old and cried,

who were burned alive in their innocent flannel suits

on Madison Avenue amid blasts of leaden verse

& the tanked-up clatter of the iron regiments

of fashion & the nitroglycerine shrieks of the

fairies of advertising & the mustard gas of sinis-

ter intelligent editors, or were run down by the

drunken taxicabs of Absolute Reality,

who jumped off the Brooklyn Bridge this actually hap-

pened and walked away unknown and forgotten

into the ghostly daze of Chinatown soup alley

ways & firetrucks, not even one free beer,

who sang out of their windows in despair, fell out of

the subway window, jumped in the filthy Pas-

saic, leaped on negroes, cried all over the street,

danced on broken wineglasses barefoot smashed

phonograph records of nostalgic European

1930s German jazz finished the whiskey and

threw up groaning into the bloody toilet, moans

in their ears and the blast of colossal steam

whistles,

who barreled down the highways of the past journeying

to each other's hotrod-Golgotha jail-solitude

watch or Birmingham jazz incarnation,

who drove crosscountry seventytwo hours to find out

if I had a vision or you had a vision or he had

a vision to find out Eternity,

who journeyed to Denver, who died in Denver, who

came back to Denver & waited in vain, who

watched over Denver & brooded & loned in

Denver and finally went away to find out the

Time, & now Denver is lonesome for her heroes,

who fell on their knees in hopeless cathedrals praying

for each other's salvation and light and breasts,

until the soul illuminated its hair for a second,

who crashed through their minds in jail waiting for

impossible criminals with golden heads and the

charm of reality in their hearts who sang sweet

blues to Alcatraz,

who retired to Mexico to cultivate a habit, or Rocky

Mount to tender Buddha or Tangiers to boys

or Southern Pacific to the black locomotive or

Harvard to Narcissus to Woodlawn to the

daisychain or grave,

who demanded sanity trials accusing the radio of hyp

notism & were left with their insanity & their

hands & a hung jury,

who threw potato salad at CCNY lecturers on Dadaism

and subsequently presented themselves on the

granite steps of the madhouse with shaven heads

and harlequin speech of suicide, demanding in-

stantaneous lobotomy,

and who were given instead the concrete void of insulin

Metrazol electricity hydrotherapy psycho-

therapy occupational therapy pingpong &

amnesia,

who in humorless protest overturned only one symbolic

pingpong table, resting briefly in catatonia,

returning years later truly bald except for a wig of

blood, and tears and fingers, to the visible mad

man doom of the wards of the madtowns of the

East,

Pilgrim State's Rockland's and Greystone's foetid

halls, bickering with the echoes of the soul, rock-

ing and rolling in the midnight solitude-bench

dolmen-realms of love, dream of life a night-

mare, bodies turned to stone as heavy as the

moon,

with mother finally ******, and the last fantastic book

flung out of the tenement window, and the last

door closed at 4. A.M. and the last telephone

slammed at the wall in reply and the last fur-

nished room emptied down to the last piece of

mental furniture, a yellow paper rose twisted

on a wire hanger in the closet, and even that

imaginary, nothing but a hopeful little bit of

hallucination

ah, Carl, while you are not safe I am not safe, and

now you're really in the total animal soup of

time

and who therefore ran through the icy streets obsessed

with a sudden flash of the alchemy of the use

of the ellipse the catalog the meter & the vibrat-

ing plane,

who dreamt and made incarnate gaps in Time & Space

through images juxtaposed, and trapped the

archangel of the soul between 2 visual images

and joined the elemental verbs and set the noun

and dash of consciousness together jumping

with sensation of Pater Omnipotens Aeterna

Deus

to recreate the syntax and measure of poor human

prose and stand before you speechless and intel-

ligent and shaking with shame, rejected yet con-

fessing out the soul to conform to the rhythm

of thought in his naked and endless head,

the madman bum and angel beat in Time, unknown,

yet putting down here what might be left to say

in time come after death,

and rose reincarnate in the ghostly clothes of jazz in

the goldhorn shadow of the band and blew the

suffering of America's naked mind for love into

an eli eli lamma lamma sabacthani saxophone

cry that shivered the cities down to the last radio

with the absolute heart of the poem of life butchered

out of their own bodies good to eat a thousand

years.

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ALLEN GINSBERG

URLO (trad)

I

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche,

trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa,

hipsters1 dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto2 celeste con la din-amo stellata nel macchinario della notte,

che in miseria e stracci e occhi ínfossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua fredda fluttuando sulle cime delle città contemplando jazz,

che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated3 e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette4

che passavano per le università con freddi occhi radiosi allucinati di Arkansas e tragedie blakiane fra gli eruditi della guerra,

che venivano espulsi dalle accademie come pazzi & per aver pubblicato odi oscene sulle finestre del teschio5

che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate, bruciando denaro nella spazzatura e ascoltando il Terrore attraverso il muro,

che erano arrestati nelle loro barbe pubiche ritornando da Laredo6 con una cintura di marijuana per New York,

che mangiavano fuoco7 in alberghi vernice8 o bevevano trementina nello Paradise Alley9, morte, o notte dopo notte si purgatoratizzavano il torso

con sogni, droghe, incubi di risveglio, alcool e uccello e sbronze10 a non finire,

incomparabili strade cieche di nebbia tremante e folgore mentale in balzi verso i poli di Canada & Paterson11, illuminando tutto il mondo immobile del Tempo in mezzo,

solidità Peyota12 di corridoi, albe cimiteri alberi verdi retro cortili, sbronze di vino sopra i tetti, rioni di botteghe in gioiose corse drogate neon balenio di semafori, vibrazioni di sole e luna e alberi nei rombanti crepuscoli invernali di Brooklyn, fracasso di pattumiere e dolce regale luce della mente,

che si incatenavano ai subways13 in corse interminabili dal Battery14 al santo Bronx15 pieni di simpamina finché lo strepito di ruote e bambini li faceva scendere tremanti a bocca pesta e scassati stremati nella mente svuotata di fantasia nella luce desolata dello Zoo16,

che affondavano tutta la notte nella luce sottomarina di Bickford17 fluttuavano fuori e passavano un pomeriggio di birra svanita nel desolato Fugazzi18 ascoltando lo spacco del destino al jukebox all'idrogeno,

che parlavano settanta ore di seguito dal parco alla stanza al bar a Bellevut19 al museo al ponte di Brooklyn,

schiera perduta di conversatoci platonici precipiti dai gradini d'ingresso dalle scale di sicurezza dai davanzali dall'Empire State20 giú dalla luna,

farfugliando strillando vomitando sussurrando fatti e ricordi e aneddoti e sensazioni ottiche e shocks di ospedali e carceri e guerre,

intieri intelletti rigurgitati in un richiamo totale per sette giorni e notti con occhi brillanti, carne da Sinagoga sbattuta per terra,

che svanivano nel nulla Zen New Jersey21 lasciando una scia di ambigue cartoline del Municipio di Atlantic City22,

straziati da sudori Orientali e scricchiolii d'ossa Tangerini e emicranie Cinesi nel rientro dalla streppa in una squallida stanza mobiliata di Newark23,

che giravano e giravano a mezzanotte tra i binari morti chiedendosi dove andare, e andavano, senza lasciare cuori spezzati,

che accendevano sigarette in carri merci carri merci carri merci strepitanti nella neve verso fattorie solitarie nella notte dei nonni,

che studiavano Plotino Poe Sangiovanni della Croce telepatia e cabala del bop24 perché il cosmos vibrava istintivamente ai loro piedi nel Kansas,

che stavano soli per le strade dello Idaho in cerca di visionari angeli indiani che erano visionari angeli indiani,

che credevano di essere soltanto matti quando Baltimore luccicava in un'estasi soprannaturale,

che sobbalzavano in limousine col Cinese dell'Oklahoma sotto l'impulso di inverno mezzanotte luce stradale provincia pioggia,

che indugiavano affamati e soli a Houston25 in cerca di jazz o sesso o minestra, e seguivano il brillante Spagnolo per chiacchierare sull'America e l'Eternità, causa persa, e così si imbarcavano per l'Africa,

che scomparivano nei vulcani del Messico non lasciando che l'ombra dei jeans26 e la lava e ceneri di poesia sparse nella Chicago caminetto27,

che riapparivano sulla West Coast indagando sul F.B.I. barbuti e in calzoncini con grandi occhi pacifisti sexy nella pelle scura distribuendo volantini incomprensibili,

che si bucavano le BRaccia con sigarette protestando contro la nebbia di tabacco narcotico del Capitalismo,

che diffondevano manifesti Supercomunisti in Union Square28 piangendo e spogliandosi mentre le sirene di Los Alamos29 li zittivano col loro grido, e gridavano giú per Wall30 e anche il ferry di Staten Island31 gridava,

che crollavano piangendo in palestre bianche nudi o tremanti davanti al macchinario di altri scheletri,

che mordevano i poliziotti nel collo e strillavano di felicità nelle camionette per non aver commesso altro delitto che la loro intossicazione e pederastia pazza32 tra amici,

che urlavano in ginocchio nel subway e venivano trascinati dal tetto sventolando genitali e manoscritti,

che si lasciavano inculare da motociclisti beati, e strillavano di gioia,

che si scambiavano pompini con quei serafini umani, i marinai, carezze di amore Atlantico e Caribbeo,

che scopavano la mattina la sera in giardini di rose e sull'erba di parchi pubblici e cimiteri spargendo il loro seme liberamente su chiunque venisse,

che gli veniva un singhiozzo interminabile cercando di ridacchiare ma finivano con un singhiozzo dietro un tramezzo dei Bagni Turchi quando l'angelo biondo & nudo veniva a trafiggerli con una spada,

che perdevano i loro ragazzi d'amore per le tre vecchie streghe del fato la strega guercia del dollaro eterosessuale33 la strega guercia che strizza l'occhio dal grembo34 e la strega guercia che sta li piantata sul culo a spezzare i fili d'oro intellettuali del telaio artigianale,

che copulavano estatici e insaziati con una bottiglia di birra un amante un pacchetto di sigarette una candela e cadevano dal letto, e continuavano sul pavimento e giú per il corridoio e finivano svenuti contro il muro con una visione di fica suprema e sperma eludendo l'ultima sbora della coscienza,

che addolcivano le fiche di milioni di ragazze tremanti al tramonto, e avevano gli occhi rossi la mattina ma pronti ad addolcire la fica dell'alba, natiche lampeggianti sotto i granai e nude nel lago,

che andavano a puttane nel Colorado in miriadi di macchine notturne rubate, N.C.35, eroe segreto di queste poesie, mandrillo e Adone di Denver - gioia alla memoria delle sue innumerevoli scopate di ragazze in terreni abbandonati & retrocortili di ristoranti per camionisti36, in poltrone traballanti di vecchi cinema, su cime di montagna in caverne o con cameriere secche in strade familiari sottane solitarie alzate & solipsismi particolarmente segreti nei cessi dei distributori di benzina, & magari nei vicoli intorno a casa,

che dissolvevano37 in grandi cinema luridi, si spostavano in sogno, si svegliavano su una Manhattan improvvisa, e si tiravano su da incubi di cantine ubriachi di Tokay spietato e da orrori di sogni di ferro della Terza Strada38 & inciampavano verso l'Uffício Assistenza,

che camminavano tutta la notte con le scarpe piene di sangue su moli coperti di neve aspettando che una porta sullo East River si aprisse su una stanza piena di vapore caldo e di oppio,

che creavano grandi drammi suicidi in appartamenti a picco sullo Hudson sotto azzurri fasci antiaerei di luce lunare & le loro teste saranno incoronate di alloro nell'oblio,

che mangiavano stufato d'agnello dell'immaginazione o ingoiavano rospi nel fondo fangoso dei fiumi di Bowery39,

che piangevano sulle strade romantiche coi carretti pieni di cipolle e musica scassata40,

che sedevano in casse respirando al buio sotto il ponte, e si alzavano per fare clavicembali nelle loro soffitte,

che tossivano al sesto piano di Harlem41 incoronati di fiamme sotto il cielo tubercolare circondati da teologia in cassette da frutta42,

che scarabocchiavano tutta la notte in un rock and roll su incantesimi da soffitta destinati a diventare nella mattina giallastra strofe di assurdo,

che cuocevano animali marci polmoni cuori code zampe borsht43 & tortillas44 sognando il puro reame vegetale,

che si buttavano sotto furgoni di carne in cerca di un uovo,

che buttavano orologi dal tetto per gettare il loro voto all'Eternità fuori del Tempo, & per un decennio dopo le sveglie cadevano ogni giorno sul loro capo,

che si tagliavano i polsi tre volte di seguito senza seguito, rinunciavano ed erano costretti ad aprire negozi di antiquariato dove credevano di invecchiare e piangevano,

che venivano arsi vivi nei loro innocenti vestiti di flanella sulla Madison Avenue45 tra esplosioni di versi di piombo e il frastuono artificiale dei ferrei reggimenti della moda & gli strilli alla nitroglicerina dei finocchi della pubblicità & l'iprite di sinistri redattori intelligenti, o venivano investiti dai taxi ubriachi della Realtà Assoluta,

che si buttavano dal ponte di Brooklyn questo è successo davvero e se ne andavano sconosciuti e dimenticati tra la foschia spettrale di Chinatown minestra vicoli & autopompe46, neanche una birra gratis,

che cantavano disperati dalle finestre, cadevano dal finestrino del subway, si buttavano nello sporco Passaic47, saltavano su negri, piangevano lungo tutta la strada, ballavano scalzi su bicchieri rotti spaccavano nostalgici dischi Europei di jazz tedesco del '3048 finivano il whisky e vomitavano rantolando nel cesso insanguinato, nelle loro orecchie gemiti e l'esplosione di colossali sirene,

che rotolavano giú per le autostrade del passato andando l'un l'altro verso l'hotrod-Golgotha49 di veglia solitudine-prigione o l'incarnazione del jazz di Birmingham50,

che guidavano est-ovest settantadue ore per sapere se io avevo una visione o tu avevi una visione o lui aveva una visione per scoprire l'Eternità,

che andavano a Denver51, che morivano a Denver, che ritornavano a Denver & aspettavano invano, che vegliavano a Denver & meditavano senza compagni a Denver e infine se ne andavano per scoprire il Tempo, & ora Denver ha nostalgia dei suoi eroi,

che cadevano in ginocchio in cattedrali senza speranze pregando per l'un l'altro salvezza e luce e seni, finché l'anima si illuminava i capelli per un attimo,

che si sfondavano il cervello in prigione aspettando criminali impossibili dalla testa bionda e il fascino della realtà nei loro cuori che cantavano dolci blues a Alcatraz52,

che si ritiravano in Messico per conservarsi alla droga, o a Rocky Mount per il tenero Buddha o a Tangeri a ragazzini o alla Southern Pacific53 per la locomotiva nera o a Harvard54 o a Narciso o a Woodlawn55 alle orge56 o la fossa, che chiedevano prove di infermità mentale accusando la radio di ipnotismo & venivano lasciati con la loro pazzia & le loro mani & una giuria incerta,

che al CCNY57 buttavano patate in insalata ai conferenzieri sul Dadaismo58 e poi si presentavano sui gradini di pietra del manicomio con teste rapate e discorsi arlecchineschi di suicidio, chiedendo un'immediata lobotomia59,

e invece venivano sottoposti al vuoto concreto o insulina metrasol elettricità idroterapia psicoterapia terapia educativa ping pong e amnesia60,

che in malinconica protesta rovesciavano un unico simbolico tavolo da ping pong, riposando un poco in catatonia61,

ritornando anni dopo proprio calvi eccetto una parrucca di sangue, e lacrime e dita, al visibile destino da pazzo delle corsie delle città-manicomio dell'Est,

fetidi corridoi di Pilgrim State Rockland e Greystone62, litigando con gli echi dell'anima, rockrollando nella mezzanotte solitudine63-panca dolmen64- reami dell'amore, sogno della vita un incubo, corpi ridotti pietra pesanti come la luna,

con mamma finalmente...65, e l'ultimo libro fantastico scaraventato dalla finestra, e l'ultima porta chiusa alle 4 del mattino e l'ultimo telefono sbattuto in risposta contro il muro e l'ultima stanza ammobiliata svuotata fino all'ultimo pezzo di mobilia mentale, una rosa di carta gialla attorcigliata su una gruccia di fil di ferro nell'armadio, e perfino essa immaginaria, nient'altro che un pezzetto di speranza nell'allucinazione -

ah, Carl, mentre tu non sei al sicuro io non sono al sicuro, e ora sei davvero nel totale brodo animale66 del tempo -

e che dunque correvano per le strade gelate ossessionati da un lampo improvviso dell'alchimia dell'uso dell'ellisse il catalogo il metro & i piani vibranti,

che sognavano e facevano abissi incarnati nel Tempo & lo Spazio mediante immagini contrapposte, e intrappolavano l'arcangelo dell'anima tra 2 immagini visive e univano i verbi elementari e sistemavano insieme il sostantivo e il trattino della coscienza sobbalzando alla sensazione del Pater Omnipotens Aeterni Deus per ricreare la sintassi e la misura della povera prosa umana e fermarvici di fronte muti e intelligenti e tremanti di vergogna, ripudiati ma con anima confessa per conformarsi al ritmo del pensiero nella sua testa nuda e infinita,

il pazzo vagabondo e angelo battuto67 nel Tempo, sconosciuto, ma dicendo qui ciò che si potrebbe lasciar da dire nel tempo dopo la morte,

e si alzavano reincarnati nei vestiti spettrali del jazz all'ombra tromba d'oro della banda e suonavano la sofferenza per amore della nuda mente d'America in un urlo di sassofono elai elai lamma lamma sabacthani che faceva tremare le città fino all'ultima radio

col cuore assoluto della poesia della vita macellato dai loro corpi buono da mangiare per mille anni.

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Il re degli elfi - Goethe:)

La trovo stupenda!

Chi cavalca così tardi per la notte e il vento?

È il padre con il suo figlioletto;

se l'è stretto forte in braccio,

lo regge sicuro, lo tiene al caldo.

"Figlio, perché hai paura e il volto ti celi?"

"Non vedi, padre, il re degli Elfi?

Il re degli Elfi con la corona e lo strascico?"

"Figlio, è una lingua di nebbia, nient'altro"

"Caro bambino, su, vieni con me!

Vedrai i bei giochi che farò con te;

tanti fiori ha la riva, di vari colori,

mia madre ha tante vesti d'oro"

"Padre mio, padre mio, la promessa non senti,

che mi sussurra il re degli Elfi?"

"Stai buono, stai buono, è il vento, bambino mio,

tra le foglie secche, con il suo fruscio"

"Bel fanciullo, vuoi venire con me?

Le mie figlie avranno cura di te.

Le mie figlie di notte guidano la danza

ti cullano, ballano, ti cantano la ninna-nanna"

"Padre mio, padre mio, in quel luogo tetro non vedi

laggiù le figlie del re degli Elfi?"

"Figlio mio, figlio mio, ogni cosa distinguo;

i vecchi salci hanno un chiarore grigio"

"Ti amo, mi attrae la tua bella persona,

e se tu non vuoi, ricorro alla forza"

"Padre mio, padre mio, mi afferra in questo istante!

Il re degli Elfi mi ha fatto del male!".

Preso da orrore il padre veloce cavalca,

il bimbo che geme, stringe fra le sue braccia,

raggiunge il palazzo con stento e con sforzo,

nelle sue braccia il bambino era morto.


Bisogna avere sempre una mente aperta, ma non così aperta che il cervello caschi per terra.

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secondo me non legge nessuno a parte chi le posta...

ne metto una mia:

della mia ombra che chiede di andarsene

non me ne importa nulla

dei bruchi invisibili che inghiottono il mio basilico

non me ne importa nulla

del nulla che chiede di me

non me ne importa...

tu ricordi il nulla?

io lo ricordo come tutto il mondo che c'era

dietro le spalle di mia madre.

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