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Minerva

Un po' di poesia

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Guest jbrozz

Se ci fossero silenzi d'ascoltare,

attimi infiniti in cui sussurrare,

notti d'estate ad osservare,

e turbolenti temporali a far innamorare.

Se ci fossero correnti marine

a trasportare via questa passione,

non basterebbe nemmeno un istante

a congelare il nostro amore.

Non andartene ora,

non tornerai mai più, già lo so.

E questa notte nel silenzio,

ascolto i tuoi passi allontanarsi da me.

"jbrozz"

PS. lo so, non è bella :zzz: e non è d'autore, ma è mia ;)

:oops::ciao:

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Se ci fossero silenzi d'ascoltare,

attimi infiniti in cui sussurrare,

notti d'estate ad osservare,

e turbolenti temporali a far innamorare.

Se ci fossero correnti marine

a trasportare via questa passione,

non basterebbe nemmeno un istante

a congelare il nostro amore.

Non andartene ora,

non tornerai mai più, già lo so.

E questa notte nel silenzio,

ascolto i tuoi passi allontanarsi da me.

"jbrozz"

PS. lo so, non è bella ;) e non è d'autore, ma è mia ;)

:zzz::oops:

è stupenda! :ciao:


Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante!!!

Amo gli uomini che cadono, se non altro perché sono quelli che attraversano!

Il Blog di Bimbetta: elaborazione DSM V.

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Guest jbrozz

ok, questa la scrissi a 14 anni. Si intitolo Apoteosi

Leggiadro il colore del sole mattutino,

invano nell'aria l'acro odor del pino.

Fresca la brezza giornaliera spira,

elegante e danzante mostra la sua ira.

Il ricordo sfumato dei tuoi capelli,

che agli occhi miei, appaion cosi belli.

Il sentir disperato della tua candida voce,

come l'acqua di un ruscello, alla foce.

Le tue morbide e rosse labbra, calde fiammegianti,

delicate e prezione, come diamanti.

A volte cadi nel timore di non essere bella,

non c'è gemma, ne luna, ne sole ne stella;

questa dolce amarezza, spensierata e infallibile,

nel cuore mio, ha segnato l'impossibile.

Tracci il viaggio e la meta del tuo cammino,

quasi in attesa di unica risposta, il destino.

Hai paura di vivere come di amare,

paura di sorridere e di scappare.

Pensi ad un desiderio lontano, irraggiungibile,

Non è altro che lo sfumarsi di un sogno incomprensibile.

Un sogno fantomatico, diverso, cosi io penso,

l'apoteosi della vita mia, che ora ha un senso.

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La mia sera-Giovanni Pascoli

Il giorno fu pieno di lampi;

ma ora verranno le stelle,

le tacite stelle. Nei campi

c'è un breve gre gre di ranelle.

Le tremule foglie dei pioppi

trascorre una gioia leggiera.

Nel giorno, che lampi! che scoppi!

Che pace, la sera!

Si devono aprire le stelle

nel cielo sì tenero e vivo.

Là, presso le allegre ranelle,

singhiozza monotono un rivo.

Di tutto quel cupo tumulto,

di tutta quell'aspra bufera,

non resta che un dolce singulto

nell'umida sera.

E, quella infinita tempesta,

finita in un rivo canoro.

Dei fulmini fragili restano

cirri di porpora e d'oro.

O stanco dolore, riposa!

La nube nel giorno più nera

fu quella che vedo più rosa

nell'ultima sera.

Che voli di rondini intorno!

che gridi nell'aria serena!

La fame del povero giorno

prolunga la garrula cena.

La parte, sì piccola, i nidi

nel giorno non l'ebbero intera.

Nè io...e che voli, che gridi,

mia limpida sera!

Don...Don... E mi dicono, Dormi!

mi cantano, Dormi! sussurrano,

Dormi! bisbigliano, Dormi!

l, voci di tenebra azzurra...

Mi sembrano canti di culla,

che fanno ch'io torni com'era...

sentivo mia madre... poi nulla...

sul far della sera

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Charles Bukowski – "Una poesia è una città"

Una poesia è una città piena di strade e tombini

piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,

piena di banalità e roba da bere,

piena di pioggia e di tuono e di periodi

di siccità, una poesia è una città in guerra,

una poesia è una città che chiede a una pendola perché,

una poesia è una città che brucia,

una poesia è una città sotto le cannonate

le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,

una poesia è una città dove Dio cavalca nudo

per le strade come Lady Godiva,

dove i cani latrano di notte, e fanno scappare

la bandiera; una poesia è una città di poeti,

per lo più similissimi tra loro

e invidiosi e pieni di rancore...

Una poesia è questa città adesso,

cinquanta miglia dal nulla,

le 9:09 del mattino,

il gusto di liquore e delle sigarette,

né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,

questa poesia, questa città, che serra le sue porte,

barricata, quasi vuota,

luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,

i monti di roccia dura,

l'oceano come una fiamma di lavanda,

una luna priva di grandezza,

una musichetta da finestre rotte...

Una poesia è una città, una poesia è una nazione,

una poesia è il mondo...

E ora metto questo sotto vetro

perché lo veda il pazzo direttore,

e la notte è altrove

e signore grigiastre stanno in fila,

un cane segue l'altro fino all'estuario,

le trombe annunciano la forca

mentre piccoli uomini vaneggiano di cose

che non possono fare.

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Canzone

di Cesare Pavese

Le nuvole sono legate

alla terra ed al vento.

Fin che ci saran

nuvole sopra Torino

sarà bella la vita.

Sollevo la testa

e un gran gioco si svolge

lassù sotto il sole.

Masse bianche durissime

e il vento vi circola

tutto azzurro - talvolta le disfa

e ne fa grandi veli

impregnati di luce.

Sopra i tetti,

a migliaia le nuvole bianche

copron tutto, la folla,

le pietre e il frastuono.

Molte volte levandomi

ho visto le nuvole

trasparire nell'acqua

limpida di un catino.

Anche gli alberi uniscono

il cielo alla terra.

Le città sterminate

somiglian foreste

dove il cielo compare

su su, tra le vie.

Come gli alberi vivi sul Po,

nei torrenti

così vivono i mucchi

di case nel sole.

Anche gli alberi soffrono

e muoiono sotto le nubi

l'uomo sanguina e muore,

- ma canta la gioia

tra la terra ed il cielo,

la gran meraviglia

di città e di foreste.

Avrò tempo domani

a rinchiudermi e

stringere i denti.

Ora tutta la

vita son le nubi

e le piante e le vie,

perdute nel cielo.

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E s'aprono i fiori notturni,

nell'ora che penso a' miei cari.

Sono apparse in mezzo ai viburni

le farfalle crepuscolari.

Da un pezzo si tacquero i gridi:

là sola una casa bisbiglia.

Sotto l'ali dormono i nidi,

come gli occhi sotto le ciglia.

Dai calici aperti si esala

l'odore di fragole rosse.

Splende un lume là nella sala.

Nasce l'erba sopra le fosse.

Un'ape tardiva sussurra

trovando già prese le celle.

La Chioccetta per l'aia azzurra

va col suo pigolio di stelle.

Per tutta la notte s'esala

l'odore che passa col vento.

Passa il lume su per la scala;

brilla al primo piano: s'è spento . . .

È l'alba: si chiudono i petali

un poco gualciti; si cova,

dentro l'urna molle e segreta,

non so che felicità nuova.

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E s'aprono i fiori notturni,

nell'ora che penso a' miei cari.

Sono apparse in mezzo ai viburni

le farfalle crepuscolari.

Da un pezzo si tacquero i gridi:

là sola una casa bisbiglia.

Sotto l'ali dormono i nidi,

come gli occhi sotto le ciglia.

Dai calici aperti si esala

l'odore di fragole rosse.

Splende un lume là nella sala.

Nasce l'erba sopra le fosse.

Un'ape tardiva sussurra

trovando già prese le celle.

La Chioccetta per l'aia azzurra

va col suo pigolio di stelle.

Per tutta la notte s'esala

l'odore che passa col vento.

Passa il lume su per la scala;

brilla al primo piano: s'è spento . . .

È l'alba: si chiudono i petali

un poco gualciti; si cova,

dentro l'urna molle e segreta,

non so che felicità nuova.

:fiorellino:E' molto bella, di chi è?

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è di Pascoli.....il gelsomino notturno....;)

...adoro il gelsomino.....:love:

Anche io adoro il gelsomino ed è anche molto buono il gelato al gelsomino!!

Pascoli è uno dei poeti che amo!! Infatti mi ricordava un pò il suo stile!!

Grazie per questa bella poesia!!:ciao:

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Giovanni Pascoli – "La canzone della granata"

Ricordi quando eri saggina,

coi penduli grani che il vento

scoteva, come una manina

di bimbo il sonaglio d'argento?

Cadeva la brina; la pioggia

cadeva: passavano uccelli

gemendo: tu gracile e roggia

tinnivi coi cento ramelli.

Ed oggi non più come ieri

tu senti la pioggia e la brina,

ma sgrigioli come quand'eri

saggina.

Restavi negletta nei solchi

quand'ogni pannocchia fu colta:

te, colsero, quando i bifolchi

v'ararono ancora una volta.

Un vecchio ti prese, recise,

legò; ti privò della bella

semenza tua rossa; e ti mise

nell'angolo, ad essere ancella.

E in casa tu resti, in un canto,

negletta qui come laggiù;

ma niuno è di casa pur quanto

sei tu.

Se t'odia colui che la trama

distende negli alti solai,

l'arguta gallina pur t'ama,

cui porti la preda che fai.

E t'ama anche senza, ché ai costi

ti sbalza, ed i grani t'invola,

residui del tempo che fosti

saggina, nei campi già sola.

Ma più, gracilando t'aspetta

con ciò che in tua vasta rapina

le strascichi dalla già netta

cucina.

Tu lasci che t'odiino, lasci

che t'amino: muta, il tuo giorno,

nell'angolo, resti, coi fasci

di stecchi che attendono il forno.

Nell'angolo il giorno tu resti,

pensosa del canto del gallo;

se al bimbo tu già non ti presti,

che viene, e ti vuole cavallo.

Riporti, con lui che ti frena,

le paglie ch'hai tolte, e ben più;

e gioia or n'ha esso; ma pena

poi tu.

Sei l'umile ancella; ma reggi

la casa: tu sgridi a buon'ora,

mentre impazïente passeggi,

gl'ignavi che dormono ancora.

E quando tu muovi dal canto,

la rondine è ancora nel nido;

e quando comincia il suo canto,

già ode per casa il tuo strido.

E l'alba il suo cielo rischiara,

ma prima lo spruzza e imperlina,

così come tu la tua cara

casina.

Sei l'umile ancella, ma regni

su l'umile casa pulita.

Minacci, rimproveri; insegni

ch'è bella, se pura, la vita.

Insegni, con l'acre tua cura

rodendo la pietra e la creta,

che sempre, per essere pura,

si logora l'anima lieta.

Insegni, tu sacra ad un rogo

non tardo, non bello, che più

di ciò che tu mondi, ti logori

tu!

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La mia sera-Giovanni Pascoli

Il giorno fu pieno di lampi;

ma ora verranno le stelle,

le tacite stelle. Nei campi

c'è un breve gre gre di ranelle.

Le tremule foglie dei pioppi

trascorre una gioia leggiera.

Nel giorno, che lampi! che scoppi!

Che pace, la sera!

Si devono aprire le stelle

nel cielo sì tenero e vivo.

Là, presso le allegre ranelle,

singhiozza monotono un rivo.

Di tutto quel cupo tumulto,

di tutta quell'aspra bufera,

non resta che un dolce singulto

nell'umida sera.

E, quella infinita tempesta,

finita in un rivo canoro.

Dei fulmini fragili restano

cirri di porpora e d'oro.

O stanco dolore, riposa!

La nube nel giorno più nera

fu quella che vedo più rosa

nell'ultima sera.

Che voli di rondini intorno!

che gridi nell'aria serena!

La fame del povero giorno

prolunga la garrula cena.

La parte, sì piccola, i nidi

nel giorno non l'ebbero intera.

Nè io...e che voli, che gridi,

mia limpida sera!

Don...Don... E mi dicono, Dormi!

mi cantano, Dormi! sussurrano,

Dormi! bisbigliano, Dormi!

l, voci di tenebra azzurra...

Mi sembrano canti di culla,

che fanno ch'io torni com'era...

sentivo mia madre... poi nulla...

sul far della sera

una delle mie preferite :)

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Emily Brontë – Come risplende luminosa

Come risplende luminosa! Quieta

io giaccio al riparo della sua luce;

mentre cielo e terra sussurrano:

Ridestati, domani, sogna questa notte

Si, vieni, Fantasia, mio amore fatato!

Sfiori il tuo bacio la mia fronte ardente;

chinati sul mio letto solitario

portatrice di pace, portatrice di gioia.

Il mondo si allontana; addio, mondo oscuro!

Cupo mondo, nasconditi sino al mattino;

il cuore, che tu non puoi tutto soggiogare,

dovrà resistere, se indugi ancora!

Non dividerò, no non dividerò il tuo amore;

per il tuo odio avrò solo un sorriso;

le tue pene feriscono, dilaniano i tuoi torti,

ma le tue menzogne, no, non possono ingannare!

Contemplo la luce delle stelle

alte su di me, in quel placido mare,

vorrei sperare che ogni pena

nota al creato, in te si racchiuda!

Tale sarà il mio sogno in questa notte;

sognerò che il cielo delle sfere gloriose

ruoti lungo il suo corso di luce

in una gioia infinita, nel corso di anni eterni;

sognerò che non vi sia un mondo, lassù,

lontano quanto l'occhio può spaziare,

in cui la saggezza rida dell'amore,

o la virtù si prosterni all'infamia;

in cui, torturata dai colpi del fato,

la vittima dilaniata sia costretta al sorriso;

a opporre la pazienza al suo odio,

covando in cuore l'aspra ribellione.

In cui il piacere conduca sempre al male,

e invano ammonisca l'inerme ragione;

e la verità sia debole e forte l'inganno;

e la gioia la via più certa al dolore;

e la pace, letargia della pena;

la speranza, fenomeno dell'anima;

e la vita, fatica vuota e breve;

e morte, la tiranna di tutto!

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"Ode al vento occidentale" -Percy Bysshe Shelley

Fiato d'Autunno, o Ponente selvaggio

ch'urgi le foglie, come ombre fuggenti

da un mago, all'invisibil tuo passaggio,

gialle, rosso-malate, pestilenti

turbe, e ciascuna alla sua buia cella

invernal trai le aligere sementi,

ove la fredda terra le suggella,

come la tomba i corpi; fin che appena

l'azzurra tua primaveril sorella

soffia la tromba, fa la terra amena

d'odori, e i germi al suon de' dolci modi

a pascer l'aria come greggi mena:

spirto selvaggio, che per tutto godi

in serbare e distrugger, m'odi, m'odi!

II

Tu, fiume dove nuotan nubi a schiere,

che Cielo e Mare han scosso come fronda

dai rami lor conserti, messaggere

di piogge e lampi: effusi son sull'onda

tua d'aria azzurra, qual fulgente crine

irto sul capo d'Evia furibonda,

al pien colmo del cielo dal confine

d'orizzonte, i capei della Bufera

che s'approssima; o pianto sulla fine

dell'Anno, a cui questa postrema sera

volta d'ampio sepolcro sia, che annodi

coi congesti vapor dell'atmosfera

fin che da quel pregno aer pioggia esplodi

nera, con fuoco e con gragnola, oh, m'odi!

III

Tu che il turchin Mediterraneo senti

per te destarsi, ove in sua calma estiva

si culla al suon di vitree correnti,

nel sen di Baia, alla pumicea riva

d'un'isola; ed antiche regge e torri

nella luce dell'onde ch'è più viva

vedeva in sonno ei tremolar, d'azzurri

muschi e fiori ineffabili coperte;

o tu per cui l'Atlantico, ove corri,

si fende in gorghi, mentre giù l'inerte

selva del mare di limosi biodi

per lo spavento il suo color converte

d'un tratto, a udir le note tue melodi,

e trema e si dischioma, m'odi, oh, m'odi!

IV

Oh, foss'io foglia dal tuo soffio mossa,

volassi io teco, nube senza fondo;

flutto, fremessi sotto la tua possa!

Parte avess'io nell'impeto, secondo

in libertà, o indomito, a te solo!

Foss'io compagno al tuo vagar sul mondo

come da bimbo, allor quando il tuo volo

vincer pareva agevole salita!

Non mai così pregato avrei nel duolo,

levando a te la voce mia smarrita!

Alzami, foglia, nube, onda leggera!

Sanguino sulle spine della vita!

Curva dall'ore gravi e prigioniera

è un'anima tua pari, indoma, altiera.

V

Fammi tua cetra al par del bosco, o Vento!

Che fa, se cadon pur le foglie mie?

Forte, autunnal, mesto e pur dolce accento

da noi trarran le tue fiere armonie.

Che il mio spirito sia nel tuo converso;

o gagliardo, sii me! Per tutte vie

reca mie morte idee sull'universo

come le foglie, a vite suscitare

nuove! E con la magia di questo verso,

faville d'inestinto focolare,

le mie parole fra le genti trai!

Tromba di profezia sii da destare

la terra, ne' miei labbri. Ché s'è omai

Verno, tardar può Primavera assai?

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"Se io potrò impedire" -Emily Dickinson

Se io potrò impedire

A un cuore di spezzarsi,

Non avrò vissuto invano.

Se allevierò il dolore di una vita,

O guarirò una pena,

O aiuterò un pettirosso caduto

A rientrare nel nido,

Non avrò vissuto invano.

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"Rifletto"-Emily Dickinson

Rifletto: il mondo è breve

e l'angoscia – assoluta –

molti soffrono.

E con questo?

Rifletto: potremmo morire,

la vitalità più intensa

non può impedire il decadimento.

E con questo?

Rifletto: un giorno in cielo

in qualche modo sarà tutto uguale,

qualche nuova equazione sarà data.

E con questo?

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"Le cose che ho imparato nella vita"

di Paulo Coelho

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

-Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.

E per questo, bisognerà che tu la perdoni.

-Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per

distruggerla.

-Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.

-Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo

responsabili di noi stessi.

-Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti,o essi controlleranno te.

-Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era

necessario fare, affrontandone le conseguenze.

-Che la pazienza richiede molta pratica.

-Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come

dimostrarlo.

-Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando

cadrai,è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.

-Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che

non ti ami con tutto se stesso.

-Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono

sciocchezze:sarebbe una tragedia se lo credesse.

-Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior

parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.

-Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non

si ferma, aspettando che tu lo ripari.

-Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di

incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo

come essere riconoscenti per quel regalo.

-Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante

volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è

stata aperta per noi.

-La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un

portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti

che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.

-È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche

vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.

-Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un

giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.

-Non cercare le apparenze, possono ingannare.

-Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.

-Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso

per far sembrare brillante una giornataccia.

-Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.

-Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che

vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!

-Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai

solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.

-Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a

sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano,

speranza sufficiente a renderti felice.

-Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente

anche loro si sentono così.

-Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni

cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.

-L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.

-Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene

nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e tuoi

dolori.

-Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.

Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride

e ognuno intorno a te piange.

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IL PRINCIPE - Hermann Hesse

Volevamo costruire assieme

una casa bella e tutta nostra

alta come un castello

per guardare oltre i fiumi e i prati

su boschi silenti.

Tutto volevamo disimparare

ciò che era piccolo e brutto,

volevamo decorare con canti di gioia

vicinanze e lontananze,

le corone di felicità nei capelli.

Ora ho costruito un castello

su un'estrema e silenziosa altura;

la mia nostalgia sta là e guarda

fin alla noia, ed il giorno si fa grigio

- principessa, dove sei rimasta?

Ora affido a tutti i venti

i miei canti arditi.

Loro devono cercarti e trovarti

e svelarti il dolore

di cui soffre il mio cuore.

Devono anche raccontarti

di una seducente infinita felicità,

devono baciarti e tormentarti

e devono rubarti il sonno -

principessa, quando tornerai?

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"A colei che è troppo gaia" Charles Baudelaire

Bello il tuo capo, il gestire, l'aspetto,

Come un bel paesaggio; sul tuo volto

Il riso giuoca come fresco vento

In un limpido cielo. Il malinconico

Passante che tu sfiori è abbacinato

Dalla salute che, come luce,

Ti sprizza dalle braccia e dalle spalle.

I sonanti colori di cui spargi

Le tue tolette, ispirano ai poeti

L'immagine di un balletto di fiori.

Sono l'emblema, queste pazze vesti,

Del variopinto tuo spirito: folle

Di cui son folle, t'odio quanto t'amo!

Qualche volta, in un bel giardino, dove

Trascinavo la mia atonia, ho sentito

Il sole lacerarmi il petto, come

Un'ironia; la primavera e il verde

A tal punto umiliarono il mio cuore,

Che su di un fiore punii l'insolenza

Della natura. E così, una notte,

Appena suona l'ora del piacere,

Verso i tesori della tua persona

Vorrei strisciare, da vile, in silenzio,

Per castigarti la gioiosa carne,

Per schiacciare il tuo seno perdonato,

E infliggere al tuo fianco stupefatto

Una profonda, una larga ferita:

Vertiginosa dolcezza! Attraverso

Le nuove labbra, più splendenti e belle,

Infonderti, sorella, il mio veleno!

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Totò - 'A speranza

Ogne semmana faccio na schedina:

mma levo 'a vocca chella ciento lire,

e corro quanno è 'o sabbato a mmatina

'o Totocalcio pe mm' 'a ji a ghiucà.

Cuccato quanno è a notte, dinto 'o lietto,

faccio castielle 'e n'aria a centenare;

piglio 'a schedina 'a dinto 'a culunnetta,

'a voto, 'a giro, e mm' 'a torn' 'a stipà

Io campo bbuono tutta na semmana,

sultanto 'o lluneri stongo abbacchiato,

ma 'o sabbato cu 'a ciento lire mmano

io torno n'ata vota a gghi a ghiucà.

Nun piglio niente, 'o ssaccio... e che mme 'mporta?

io campo solamente cu 'a speranza.

Cu chi mm'aggia piglià si chesta è 'a sciorta,

chisto è 'o destino mio... che nce aggia fà?

'A quanno aggio truvato stu sistema

io songo milionario tutto ll'anno.

'A ggente mme pò ddi: - Ma tu si scemo?

Ma allora tu nun ghiuoche pe piglià? -

Si avesse già pigliato 'e meliune

a st'ora 'e mo starrie già disperato.

Invece io sto cu 'a capa dinto 'a luna,

tengo sempe 'a speranza d' 'e ppiglià.

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