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Un po' di poesia


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Sono quella che sono - Jacques Prévert

Sono quella che sono

Sono fatta così

Se ho voglia di ridere

Rido come una matta

Amo colui che m'ama

Non è colpa mia

Se non e sempre quello

Per cui faccio follie

Sono quella che sono

Sono fatta così

Che volete ancora

Che volete da me

Son fatta per piacere

Non c'e niente da fare

Troppo alti i miei tacchi

Troppo arcuate le reni

Troppo sodi i miei seni

Troppo truccati gli occhi

E poi

Che ve ne importa a voi

Sono fatta così

Chi mi vuole son qui

Che cosa ve ne importa

Del mio proprio passato

Certo qualcuno ho amato

E qualcuno ha amato me

Come i giovani che s'amano

Sanno semplicemente amare

Amare amare...

Che vale interrogarmi

Sono qui per piacervi

E niente può cambiarmi

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Top Posters In This Topic

Comincio io...non ho talento diretto, non scrivo poesie, ma le apprezzo!

Ecco qui una delle mie favorite:

Egli desidera il tessuto del cielo

Se avessi il drappo ricamato del cielo,

Intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,

I drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte

Dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,

Stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:

Invece, essendo povero, ho soltanto sogni;

E i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;

Cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.

William Butler Yeats

(Dublino 1865-Cap Martin 1939)

He Wishes for the Cloths of Heaven

Had I the heaven’s embroidered cloths

Enwrought with golden and silver light

The blue and the dim and the dark cloths

Of night and light and the half-light,

I would spread the cloths under your feet:

But I, being poor, have only my dreams;

I have spread my dreams under your feet;

Tread softly because you tread on my dreams

William Butler Yeats

(Dublino 1865-Cap Martin 1939)

Ogni contributo sarà apprezzato...

beh yeats è yeats...

bohhh...

blog --->animo

myspace--->aldopinga

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I due girovaghi Giovanni Pascoli

Siamo soli. Bianca l'aria

vola come in un mulino.

Nella terra solitaria

siamo in due, sempre in cammino.

Soli i miei, soli i tuoi stracci

per le vie. Non altro suono

che due gridi:

—Oggi ci sono

e doman me ne vo . . .

—Stacci!

stacci! stacci!

Io di qua, battendo i denti,

tu di là, pestando i piedi:

non ti vedo, e tu mi senti;

io ti sento, e non mi vedi.

Noi gettiamo i nostri urlacci,

come cani in abbandono

fuor dell'uscio:

—Oggi ci sono

e doman me ne vo . . .

—Stacci!

stacci! stacci!

Questa terra ha certe porte,

che ci s'entra e non se n'esce.

.È il castello della morte.

S'ode qui l'erba che cresce:

crescer l'erba e i rosolacci

qui, di notte, al tempo buono:

ma nient'altro. . .

—Oggi ci sono

e doman me ne vo. .

—Stacci!

stacci! stacci!

C'incontriamo . . . Io ti derido?!

No, compagno nello stento!

No, fratello! È un vano grido

che gettiamo al freddo vento.

Nè c'è un viso che s'affacci

per dire, Eh! spazzacamino! . . .

per dire, Oh! quel vecchiettino

degli stacci

degli stacci! . . .

—stacci! stacci!

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Hermanne Hesse

A sera

A sera vanno le coppie di amanti

lentamente attraverso il campo,

donne sciolgono i loro capelli,

commercianti contano i soldi,

sul giornale della sera leggono ansiosi

i borghesi le novità,

fanciulli agitano piccoli pugni

dormono sonni profondi e lunghi.

Ognuno compie le proprie azioni

adempie al sublime dovere,

borghesi, poppanti, coppie di amanti -

eccetto me?

Certo! Neppure delle mie azioni serali

delle quali sono schiavo

lo spirito del mondo può privarsi,

anch'esse hanno un senso.

E così affondo e risalgo,

danzo nelll'intimo,

canticchio sciocchi canti di strada,

lodo Dio e me stesso,

bevo vino fantasticando

di essere un pascià,

avverto noie ai reni,

sorrido e bevo anche di più,

dico si al mio cuore

(al mattino non è possibile)

da dolori del passato

giuocando intesso una poesia,

vedo la luna e le stelle ruotare,

ne percepisco il significato

e via con loro mi sento andare

non importa dove.

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  • 1 month later...

Scritta ieri sera, niente di eccezionale :ghghgh:

La sagra del vino

Venite gente, venite pure avanti

La sagra del vino ha aperto i battenti,

Scenderan torrenti del dolce chianti

e si brinderà a gran voce ai vecchi tempi.

Venite ma con il calice in mano,

ben triste è l’uomo che affoga da solo

il ricordo gioioso d’un passato lontano

o un senso della vita troppo vuoto.

Lasciate stare quella lacrima segreta

che neanche il buon Dio riesce a vedere,

insieme piangeran questa sera

il vecchio blasfemo con il vecchio prete.

Lasciate a casa ogni vostra idea,

ogni vostro pensiero o voglia di credere,

nell’amor del vino non c’è schiera

o corrente politica che non possa cedere.

Ascoltate il rintocco dei bicchieri

spinti dall’euforia di questo brindare,

come fossero campane vere

che una gran folla voglion chiamare.

Ascoltate il vociare sempre allegro

di fanciulli che corron tra le bancarelle,

con quel loro volto fiducioso e sincero

non ancora turbato da amare caramelle.

Correte, ma con la buona intenzione

quella di non guardare e non giudicare,

anche i professori non terran lezione

e nell’oblio insieme si potrà annegare.

Si potrà naufragare come quella nave

che porta lontano le speranze della vita

in un’isola sperduta in mezzo al mare

dove il tramonto si tinge d’ogni gioia proibita.

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Romeo e Giulietta

Silenzio! Quale luce irrompe da quella finestra lassù?

È l'oriente, e Giulietta è il sole.

Sorgi, vivido sole, e uccidi l'invidiosa luna,

malata già e pallida di pena

perché tu, sua ancella, di tanto la superi in bellezza.

Non essere la sua ancella, poiché la luna è invidiosa.

Il suo manto di vestale è già di un verde smorto,

e soltanto i pazzi lo indosano. Gettalo via.

È la mia donna; oh, è il mio amore!

se soltanto sapesse di esserlo.

Parla, pure non dice nulla. Come accade?

Parlano i suoi occhi; le risponderò.

No, sono troppo audace; non parla a me;

ma due stelle tra le più lucenti del cielo,

dovendo assentarsi, implorano i suoi occhi

di scintillare nelle loro sfere fino a che non ritornino.

E se davvero i suoi occhi fossero in cielo, e le stelle nel suo viso?

Lo splendore del suo volto svilirebbe allora le stelle

come fa di una torcia la luce del giorno; i suoi occhi in cielo

fluirebbero per l'aereo spazio così luminosi

che gli uccelli canterebbero, credendo finita la notte.

Guarda come posa la guancia sulla mano!

Oh, fossi un guanto su quella mano

e potessi sfiorarle la guancia!

- William Shakespeare

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Grazie a tutti per i bei contributi...oggi posterò qualcosa anche io!

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"Egli desidera il tessuto del cielo"

Se avessi il drappo ricamato del cielo,

Intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,

I drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte

Dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,

Stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:

Invece, essendo povero, ho soltanto sogni;

E i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;

Cammina leggera, perché cammini sui miei sogni.

William Butler Yeats

(Dublino 1865-Cap Martin 1939)

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Ma se la radiosa luce che una volta brillava

è ora per sempre tolta dal mio sguardo,

se niente può far sì che si rinnovi

all'erba il suo splendore e che riviva il fiore,

della sorte funesta non ci dorremo,

ma ancor più saldi in petto

godrem di quel che resta

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Ma che domanda è?

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"Non uccidete i miei cavalieri,

avete già spento la luce delle loro spade,

venduto alla polvere le loro guerre,

graffiato l'oro dei grandi mantelli.

Svaniti come miraggi

le dame di seta,

i draghi di sangue,

i castelli di nebbia.

Lasciate a me la loro salvezza;

l'età dei sogni non muore."

Franco Gambirasio

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La scrisse il mio "cuginetto" a 16 anni...30 anni fa, ormai!

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SONETTO LVI Petrarca

Io amai sempre, ed amo forte ancora,

E son per amar più di giorno in giorno,

Quel dolce loco ove piangendo torno

Spesse fïate quando Amor m’accora;

E son fermo d’amare il tempo e l’ora

Ch’ogni vil cura mi levàr d’intorno;

E più colei lo cui bel viso adorno

Di ben far co’ suoi esempi m’innamora.

Ma chi pensò veder mai tutti insieme

Per assalirmi ’l cor or quindi or quinci

Questi dolci nemici ch’i’ tanto amo?

Amor, con quanto sforzo oggi mi vinci!

E, se non ch’al desio cresce la speme,

I’ cadrei morto ove più viver bramo.

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  • 3 weeks later...

NON GRIDATE PIU'

da IL DOLORE - da I RICORDI

Cessate d'uccidere i morti,

Non gridate più, non gridate

Se li volete ancora udire,

Se sperate di non perire.

Hanno l'impercettibile sussurro,

Non fanno più rumore

Del crescere dell'erba,

Lieta dove non passa l'uomo.

1942/1946

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non è una poesia ma la volevo riportare lo stesso :)

"Che differenza c'è fra poesia e prosa?"

"La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ci mette un bel pò"

CHarles Bukowkski - Storie di ordinaria follia -

"Trovare armonia, godere della bellezza sapendo che la vita è tutto il contrario di tutto: grandi gioie, grandi dolori, grandi sofferenze ma anche grande esaltazione..e alla fine sono nessuno,niente...o sono tutto

L'unico vero Maestro non è in nessuna foresta, non è in nessuna capanna, in nessuna caverna di ghiaccio nell' Himalaya...è dentro di noi" T. Terzani

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  • 3 weeks later...

Dal Cantico dei cantici:

Lodi alla bellezza della sposa

Come sei bella, amica mia, come sei bella!

Gli occhi tuoi sono colombe,

dietro il tuo velo.

Le tue chiome sono un gregge di capre,

che scendono dalle pendici del Gàlaad.

I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,

che risalgono dal bagno;

tutte procedono appaiate,

e nessuna è senza compagna.

Come un nastro di porpora le tue labbra

e la tua bocca è soffusa di grazia;

come spicchio di melagrana la tua gota

attraverso il tuo velo.

Come la torre di Davide il tuo collo,

costruita a guisa di fortezza.

Mille scudi vi sono appesi,

tutte armature di prodi.

I tuoi seni sono come due cerbiatti,

gemelli di una gazzella,

che pascolano fra i gigli.

Prima che spiri la brezza del giorno

e si allunghino le ombre,

me ne andrò al monte della mirra

e alla collina dell`incenso.

Tutta bella tu sei, amica mia,

in te nessuna macchia.

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Altro brano, dallo stesso di cui sopra:

Compiacenza dello sposo

Tu sei bella, amica mia, come Tirza,

leggiadra come Gerusalemme,

terribile come schiere a vessilli spiegati.

Distogli da me i tuoi occhi:

il loro sguardo mi turba.

Le tue chiome sono come un gregge di capre

che scendono dal Gàlaad.

I tuoi denti come un gregge di pecore

che risalgono dal bagno.

Tutte procedono appaiate

e nessuna è senza compagna.

Come spicchio di melagrana la tua gota,

attraverso il tuo velo.

Sessanta sono le regine,

ottanta le altre spose,

le fanciulle senza numero.

Ma unica è la mia colomba la mia perfetta,

ella è l`unica di sua madre,

la preferita della sua genitrice.

L`hanno vista le giovani e l`hanno detta beata,

le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi.

"Chi è costei che sorge come l`aurora,

bella come la luna, fulgida come il sole,

terribile come schiere a vessilli spiegati?".

Nel giardino dei noci io sono sceso,

per vedere il verdeggiare della valle,

per vedere se la vite metteva germogli,

se fiorivano i melograni.

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partecipo al topic curioso dei vostri post futuri :ghghgh:

Arsenij Tarkovskij

Primi incontri

Ogni istante dei nostri incontri

lo festeggiavamo come un’epifania,

soli a questo mondo. Tu eri

più ardita e lieve di un’ala di uccello,

scendevi come una vertigine

saltando gli scalini, e mi conducevi

oltre l’umido lillà nei tuoi possedimenti

al di là dello specchio.

Quando giunse la notte mi fu fatta

la grazia, le porte dell’iconostasi

Furono aperte, e nell’oscurità in cui luceva

e lenta si chinava la nudità

nel destarmi: “Tu sia benedettaâ€,

dissi, conscio di quanto irriverente fosse

la mia benedizione: tu dormivi,

e il lillà si tendeva dal tavolo

a sfiorarti con l’azzurro della galassia le palpebre,

e sfiorate dall’azzurro le palpebre

stavano quiete, e la mano era calda.

Nel cristallo pulsavano i fiumi,

fumigavano i monti, rilucevano i mari,

mentre assopita sul trono

tenevi in mano la sfera di cristallo,

e –Dio mio!- tu eri mia.

Ti destasti e cangiasti

il vocabolario quotidiano degli umani,

e i discorsi s’empirono veramente

di senso, e la parola tu svelò

il proprio nuovo significato: zar.

Alla luce tutto si trasfigurò, perfino

gli oggetti più semplici – il catino, la brocca – quando,

come a guardia, stava tra noi

l’acqua ghiacciata, a strati.

Fummo condotti chissà dove.

Si aprivano al nostro sguardo, come miraggi,

città sorte per incantesimo,

la menta si stendeva da sé sotto i piedi,

e gli uccelli c’erano compagni di strada,

e i pesci risalivano il fiume,

e il cielo si schiudeva al nostro sguardo…

Quando il destino ci seguiva passo passo,

come un pazzo con il rasoio in mano.

Arsenij Tarkovskij

è stata anche ripresa dal figlio, noto regista, in un suo film

http://it.youtube.com/watch?v=4nzqp7ZUQuw

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pasolini mi ha sempre impressionato molto

Ballata delle madri

Mi domando che madri avete avuto.

Se ora vi vedessero al lavoro

in un mondo a loro sconosciuto,

presi in un giro mai compiuto

d'esperienze così diverse dalle loro,

che sguardo avrebbero negli occhi?

Se fossero lì, mentre voi scrivete

il vostro pezzo, conformisti e barocchi,

o lo passate, a redattori rotti

a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

Madri vili, con nel viso il timore

antico, quello che come un male

deforma i lineamenti in un biancore

che li annebbia, li allontana dal cuore,

li chiude nel vecchio rifiuto morale.

Madri vili, poverine, preoccupate

che i figli conoscano la viltà

per chiedere un posto, per essere pratici,

per non offendere anime privilegiate,

per difendersi da ogni pietà.

Madri mediocri, che hanno imparato

con umiltà di bambine, di noi,

un unico, nudo significato,

con anime in cui il mondo è dannato

a non dare né dolore né gioia.

Madri mediocri, che non hanno avuto

per voi mai una parola d'amore,

se non d'un amore sordidamente muto

di bestia, e in esso v'hanno cresciuto,

impotenti ai reali richiami del cuore.

Madri servili, abituate da secoli

a chinare senza amore la testa,

a trasmettere al loro feto

l'antico, vergognoso segreto

d'accontentarsi dei resti della festa.

Madri servili, che vi hanno insegnato

come il servo può essere felice

odiando chi è, come lui, legato,

come può essere, tradendo, beato,

e sicuro, facendo ciò che non dice.

Madri feroci, intente a difendere

quel poco che, borghesi, possiedono,

la normalità e lo stipendio,

quasi con rabbia di chi si vendichi

o sia stretto da un assurdo assedio.

Madri feroci, che vi hanno detto:

Sopravvivete! Pensate a voi!

Non provate mai pietà o rispetto

per nessuno, covate nel petto

la vostra integrità di avvoltoi!

Ecco, vili, mediocri, servi,

feroci, le vostre povere madri!

Che non hanno vergogna a sapervi

- nel vostro odio - addirittura superbi,

se non è questa che una valle di lacrime.

E' così che vi appartiene questo mondo:

fatti fratelli nelle opposte passioni,

o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo

a essere diversi: a rispondere

del selvaggio dolore di esser uomini.

P. P. Pasolini

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Bellissime, entrambe...Scelsi, tanto di cappello!

Come primi contributi, direi che parti alla grande...

:fiorellino:

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Nel campo mezzo grigio e mezzo nero

resta un aratro senza buoi che pare

dimenticato, tra il vapor leggero.

E cadenzato dalla gora viene

lo sciabordare delle lavandare

con tonfi spessi e lunghe cantilene:

Il vento soffia e nevica la frasca,

e tu non torni ancora al tuo paese!

quando partisti, come son rimasta!

come l’aratro in mezzo alla maggese

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