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Il Topic dei Cattolici


giovanniaffinita

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Dire che La Bussola è "obbiettivamente ragionevole" mi sembra un po' troppo :ciao:

:rofl: Non ho detto che è un quotidiano obbiettivo

Obbiettivamente trovo La Bussola un quotidiano di "stampo cattolico", ciò non toglie però

che, spesso, le considerazioni esposte siano ragionevoli.

È sempre un piacere leggere i tuoi interventi :angel:

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Non si può restare ad occhi chiusi e gridare a tutti che il sole non c'è! 

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Uno degli argomenti che più mi interessa:

Come fare il banchiere ed essere cristiano

In “Al lavoro con Dio†Ken Costa spiega come conciliare fede e lavoro

di Antonio Gaspari

ROMA, mercoledì, 9 marzo 2011 (ZENIT.org).- “Molti di noi faticano ad immaginare Dio come un creatore che lavora in maniera indefessa 24 ore al giorno. I più lo immaginano come un attore ritiratosi dalle scene e relegato ad uno spettacolo domenicale con pubblico in caloâ€.

“Per questo parlare di fede attiva nel luogo di lavoro può sembrare eccentrico. Ma se ci renderemo conto che il nostro lavoro è prezioso per Dio non faremo altro che portare la fede nel lavoroâ€.

A dire queste parole non è un sacerdote, un Vescovo, un religioso, ma un dirigente bancario di nome Ken Costa, il quale di recente ha scritto un libro dal titolo “Al lavoro con Dio†(edizioni Messaggero Padova) che sta suscitando un notevole scalpore.

Ken Costa è uno dei più importanti dirigenti bancari della nostra generazione, conosciuto per la passione, la creatività, la leadership e il pensiero strategico che porta nella sua vita professionale; egli è anche una persona di profonda fede cristiana.

Dopo aver studiato filosofia e diritto presso l’Università di Witwatersrand a Johannesburg (Sud Africa) e in seguito diritto e teologia presso l’Università di Cambridge, Ken Costa per almeno trent’anni ha svolto il ruolo di dirigente bancario nella City di Londra.

E’stato vicepresidente dell’istituto finanziario UBS Investment Bank come consulente dei clienti internazionali. Dal 2007 è presidente della banca d’affari Lazard International. È inoltre presidente di Alpha International che promuove gli “Alpha coursesâ€, corsi di base per una iniziazione alla fede cristiana.

Nel suo saggio, l’autore prova a rispondere a domande quali: “Può un cristiano realizzarsi prestando il suo servizio nel mondo del lavoro? Come possono stare fianco a fianco ideali quali denaro, successo, ambizione e potere con le virtù cristiane di amore, di giustizia, compassione e servizio?â€.

Costa racconta di leggere la Bibbia e il “Financial Times†quasi ogni giorno, e di dover sempre rispondere alla gente su come faccia a fare il banchiere ed essere cristiano.

E’ infatti opinione diffusa che Dio e gli affari non vadano d’accordo. Ma l’autore del libro spiega che “il Dio che ha creato e sostiene il mondo è anche il Dio del luogo di lavoro†e “se la fede cristiana non è rilevante nel luogo di lavoro, non è rilevante affattoâ€.

Nato in Sudafrica Ken Costa racconta che da giovane si sentì così offeso dal sistema dell’apartheid da diventare insensibile alla proposte cristiane e di aver abbracciato il pensiero comunista di Marx, come quello che avrebbe potuto liberare la gente dalla disumanità del regime razzista.

Poi, però, continuando gli studi nell’università di Cambridge, in Inghilterra, Ken Costa realizzò che “al centro della fede cristiana c’era non tanto un sistema di pensiero, quanto piuttosto una persona, Gesù Cristo, la cui vita, crocifissione e risurrezione ha causato la sola vera libertà che si possa mai trovareâ€.

Racconta Ken Costa che, una sera mentre leggeva il Vangelo di Marco, vide in Gesù “la persona più libera che sia mai vissutaâ€.

Partendo dalla lettura del Vangelo, Costa si convinse che “il capitalismo democratico, a dispetto di tutti i suoi difetti, fosse il sistema economico che meglio serviva il bene comune e che meglio rifletteva i principi neotestamentari di giustizia, di libertà individuale e di responsabile assunzione dei rischiâ€.

“L’economia di mercato – osserva – rimane un buon servo, ma un cattivo padrone: occorre operare all’interno di un più ampio contesto morale che consideri preziosi tutti gli esseri umani e preziose tutte le risorse del mondo, precisamente perché hanno valore per Dioâ€.

“Senza un architettura fondata sui valori – afferma Costa –, l’economia di mercato è debole nelle sue stesse fondamentaâ€.

Circa la presenza e lo spazio di Dio nel lavoro quotidiano, Costa spiega “la vita del cristiano sul lavoro è una tensione verso il bene. Giorno dopo giorno possiamo percepire la presenza di Dio mentre evitiamo le tenebre. Noi cerchiamo di camminare lungo questo stretto spartiacque cercando di raggiungere la luceâ€.

“Il luogo di lavoro – aggiunge poi – è l’avamposto in cui la fede viene messa alla prova e affinata dal venire quotidianamente a contatto con le ambiguità e con le tensioni dell’economia modernaâ€.

E ancora: “alcuni pensano che la fede ci renda immuni dal fare scelte sbagliate. magari fosse così. Dio ci dà le risorse spirituali per crescere attraverso la debolezza e per riprenderci quando soccombiamo alle tentazioni onnipresentiâ€.

Alla domanda sul “perché lavoriamo?â€, Costa risponde con molte ragioni che sono contenute nella Bibbia, e cioè: creare ricchezza, sostenere se stessi e la propria famiglia, sentirsi realizzati e avere un scopo, evitare di essere un peso per gli altri, essere altre persone attraverso uno sforzo di collaborazione.

L’autore afferma di essere convinto che “Dio ha a cuore il bene di tutta la società†per questo quando gli viene chiesta ragione della sua religione risponde: “il mio luogo di lavoro è il mio luogo di preghieraâ€.

“La mia scrivania – ha scritto Costa – è il mio luogo di culto. (…) Dio è il nostro vero datore di lavoro†e conclude con una frase della lettera di san Paolo ai Colossesi: “Qualunque cosa facciate, fatela di buon animo, come per il Signore e non per gli uominiâ€.

© Innovative Media, Inc.

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Giovanni Affinita

"L'innamoramento dura pochi mesi, l'Amore dura tutta la vita"

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Salve, m'intrufolo pure qua, spero non mi prendiate a scudisciate. :mad:

:shock:

Forse qualcuno avrà letto i miei interventi a proposito del crocifisso o dell'evoluzione di Darwin e, visto che io, da agnostico, sostengo la grande tolleranza del cristianesimo e del cattolicesimo (magari non quello del '600, ma senz'altro di quello attuale!), spero non diate motivo di ricredermi...

:)

In effetti, leggendo negli altri topic, ho letto molta intolleranza nei confronti di chi si professa cattolico o anche solo cristiano, mi chiedo come mai...

Eppure, (non fraintendetemi) se è vero che non esistono prove scientifiche dell'esistenza di Dio (ma per il credente ciò non è importante), è pur altrettanto vero che non ne esistono prove che negano la sua esistenza... e quindi uno scettico, ateo, chiamatelo come vi pare, ha il dovere (se vuole essere coerente) di essere almeno possibilista, no?

E invece no. Addirittura il cattolico viene deriso.

Un divulgatore scientifico come Piero Angela almeno ha il buon gusto di dire: "Il campo della religione è un terreno minato, ognuno ha le sue convinzioni e fa bene ad averle, e d'altra parte il tempo dell'Inquisizione - di tutte le Inquisizioni da ambo le parti - è definitivamente tramontato".

Pensate che solo per aver criticato la crociata contro i crocifissi (scusate il pastrocchio di parole) mi sono sentito dare del "seguace di Torquemada"...

Proprio io... :)

Poi sinceramente non so se ci sono iman pedofili o se è una bufala proveniente da un certo mondo politico.

A mio avviso il problema è quel muro di intransigenza che spesso viene messo nei discorsi: "ma cosa vuoi capire tu di scienza, sei pure cristiano..."

Muro che, mi rendo conto, in un modo o nell'altro è sempre esistito, tranne che nelle teocrazie.

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Benvenuto Mike :shock:

Macbook pro 16" 2,6 GHz Intel Core i7 6 core (2019) - iPhone 11 pro - Macbook pro 2,4 ghz intel 2 duo 15'' 8gb ram (Late 2008) 

Non si può restare ad occhi chiusi e gridare a tutti che il sole non c'è! 

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hai scritto delle cose molto intelligenti e interessanti! Magari tutti fossero come te! (sia credenti che atei)

MacBook Pro 2,4 GHz, 4 GB Ram, 500 GB Hd, OsX 10,6,5

Athlon 64 X2 5600 su MB Asus M3A32-MVP Deluxe - 8 GB ram - 3 TB - Arch Linux e Win Se7en

Pod Classic, 80 GB

iPhone 4, 16 Gb

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Eppure, (non fraintendetemi) se è vero che non esistono prove scientifiche dell'esistenza di Dio (ma per il credente ciò non è importante), è pur altrettanto vero che non ne esistono prove che negano la sua esistenza

Colgo l'occasione di questa frase per un paio di riflessioni.

Io trovo il fatto dell'assenza di prove scientifiche dell'esistenza di Dio non come un piccolo problema irrilevante, ma come una cosa importante e positiva.

Credo che fosse Pascal a dire qualcosa del tipo: "Dio ha lasciato nel mondo abbastanza luce per credere e abbastanza buoi per non credere". Ovvero: se potessimo avere prove scientifiche della Sua esistenza, saremmo meno liberi.

Seconda cosa: la scienza si occupa della natura, mentre qualunque cosa si intenda con la parola Dio, è sicuramente soprannaturale. Sarebbe come far studiare la resistenza di un ponte ad un archeologo.

Lo scienziato studia il come funziona la natura, la religione cerca di capire il perché (affermazione un po' troppo semplicistica e generalista). Se la scienza cerca di capire quali sono le leggi della natura, la religione si interroga su chi (o cosa) le ha decise. Ma chiunque stia seriamente di fronte a questa domanda, non può che constatare la propria inadeguatezza a trovare una risposta certa; il cristiano è avvantaggiato, perché questa risposta l'ha incontrata di Persona per Sua iniziativa. È il succo del mio avatar: lungo la storia dell'umanità (freccia orizzontale) gli uomini hanno sempre avvertito un senso di mistero ed alcuni hanno azzardato tentativi di risposte (freccioline verso l'alto), ma senza mai raggiungere la X che, quindi, un giorno ha deciso di farsi incontro all'umanità (freccia verso il basso) in una data attorno al 25 dicembre 753 anni dopo la fondazione di Roma (riferimento temporale che si usava all'epoca).

Appendice da matematico: in matematica il concetto di dimostrabilità è diverso da quello di verità, cioè esistono delle affermazioni vere non dimostrabili. Se questo è vero in matematica, il massimo della razionalità umana, figuriamoci in tutti gli altri aspetti della realtà!

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La fede non sarebbe tale se si potesse dimostrare con metodo scientifico.

E' una "sensazione" che alcuni percepiscono e altri no. Ma ci sono anche quelli che, pur percependola in sottofondo, preferiscono far finta di nulla, voltarsi dall'altra parte, attaccarsi alle sensazioni sensoriali piuttosto che a quelle spirituali.

Perchè la fede - qualsiasi fede - comporta delle rinunce e un confronto continuo con sè stessi sul piano della moralità e della condotta di vita.

D'altra parte, se così non fosse, quale merito si trarrebbe?

Noi siamo liberi di scegliere fra il bene e il male, proprio perchè Dio non vuole una moltitudine di robot. Vuole essere scelto come oggetto del nostro amore.

Se non fossimo liberi di scegliere saremmo dei fantocci. Non avremmo la possibilità di amare il nostro creatore, sarebbe una - l'unica - opzione possibile.

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esistono delle affermazioni vere non dimostrabili. Se questo è vero in matematica, il massimo della razionalità umana, figuriamoci in tutti gli altri aspetti della realtà!

E infatti nessuno lo contesta, anzi.

La frase che avevo detto sul fatto che "non ci sono prove dell'esistenza di Dio" non andava letta come un dato negativo nei confronti dei credenti (di qualunque fede), quanto più che altro come un "non ci sono prove, e allora? embeh?" riferendosi appunto ai famosi postulati matematici, o a tutti quei teoremi ancora non dimostrati, e sui quali nessuno dubita.

A mio avviso infatti, dire che "non credo in Dio perché non ne è stata dimostrata l'esistenza" non ha senso alcuno.

Ho un caro amico, ateissimo da questo punto di vista, che tuttavia riconosce "non credo in Dio, ma la mia è solo una teoria. Magari scoprirò la verità quando morirò, oppure no; ma fino ad allora ci sta tutto".

Quel che si dice essere coerenti.

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...

D'altra parte, se così non fosse, quale merito si trarrebbe? ...

Questione delicata, nel senso che è uno dei punti di attrito con i Protestanti.

San Paolo parla più volte della giustificazione per fede (lettera ai Romani) e non per opere .

Del resto lo fa con cognizione di causa. Se avesse dovuto essere giustificato per le opere compiute prima della conversione...

ecce sto ad ostium et pulso

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Come fare il banchiere ed essere cristiano

...

Sai che è una bella questione?

Sto facendo in questi giorni un corso rivolto alla consulenza finanziaria indipendente.

Spacchettando i vari prodotti finanziari si vedono delle cose da fare accapponare la pelle.

Fra i partecipanti ci sono anche diverse persone che lavorano in banca a vari livelli. Uno di questi è davvero tormentato dalla roba messa in portafoglio ai clienti, ma gli altri sembrano meno preoccupati.

C'è pure un direttore di filiale, che partecipa più per prepararsi il dopo pensione (o la prossima riduzione del personale), il quale mi ha pure detto che so più cose io di lui :(

Parlando con lui quello che salta fuori è la pressione che subiscono (tutti, dal direttore all'impiegato di sportello) per piazzare i prodotti della banca per cui lavorano. Fra parentesi la sua banca (o meglio, il direttore della filiale nella mia città) ha rifilato a mio suocero un'obbligazione strutturata subordinata :( che mi permetterebbe pure di denunciarli.

L'unica "scappatoia" che ci vedo è un ragionamento del tipo:

se dovessi fare l'impianto idrico in casa mia ho due possibilità:

a) lo faccio io

:P pago una persona specializzata (idraulico)

Per attuare l'ipotesi "a" devo avere le conoscenze, l'attrezzatura, il tempo e le abilitazioni professionali. Tutte cose che costano tempo e denaro. Senza contare il fatto che non è detto che sia portato per fare un certo lavoro.

Se vado per l'ipotesi "b" il tempo e denaro che avrei speso in prima persona lo giro alla struttura cui mi rivolgo sotto forma di solo denaro.

Stessa cosa per la gestione del denaro: o spendo tempo e denaro in prima persona per diventare competente su questioni finanziarie, oppure mi devo affidare ad una persona specializzata in quell'ambito.

E qui torna la famosa frase: "non potete servire a Dio e Mammona"

Una corretta etica del lavoro vorrebbe il lavoro svolto al meglio. Per l'idraulico un impianto eseguito a "regola d'arte" visto che il cliente paga (in teoria) l'abilità manuale e le competenze tecniche, ma non il materiale (tranne seguire Mammona e fare figurare costi non veritieri su materiali o altro).

Ma per un dipendente di banca (o altri istituti che vendono prodotti finanziari) in palese conflitto di interesse, qual è l'etica del lavoro?

Se da una parte è lecito il discorso commissioni (paghi in cambio della struttura e delle competenze per la costruzione di una gestione finanziaria), dall'altra un dipendente dovrebbe/deve massimizzare i profitti del datore di lavoro e non del cliente. I risultati (Cirio per citare il più famoso) sono sotto gli occhi di tutti.

Riflettevo su questa cosa, senza ancora arrivare ad una conclusione definitiva.

Mi sembra che l'unica scappatoia rimanga l'ignoranza.

Fintanto che ignoro l'esistenza di prodotti migliori posso rifilare di tutto, senza fare entrare in discussione l'etica o la morale.

ecce sto ad ostium et pulso

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Mah... se il tuo "lavoro" consiste nel fregare qualcuno - ovvero arrecargli un danno consapevolmente - direi che dovresti cambiare lavoro.

Un conto è competere sul lavoro per offrire il servizio migliore, altro è nuocere al cliente che "si affida" a te (alla struttura, la banca) credendo così di essere tutelato nei suoi interessi.

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omississ...

In effetti, leggendo negli altri topic, ho letto molta intolleranza nei confronti di chi si professa cattolico o anche solo cristiano, mi chiedo come mai...

Ehi, nel tempo la Chiesa ha avuto i suoi alti e bassi, ed i bassi sono stati davvero bassi.

In Italia la cosa è poi particolarmente sentita. Vuoi per un discorso di effettiva presenza sul territorio, vuoi per un discorso di contro-indottrinamento culturale.

In generale, mentre si sta affermando una sorta di "dignitoso riserbo" nell'esprimere opinioni su altri credi religiosi, per i cristiani (con particolare enfasi verso il cattolicesimo) sembra ci sia un ritorno all'equivalenza cristiano=cretino.

Io ho una mia teoria un po' strampalata: è scritto.

"Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani." Mt 10, 16-18

Ovvero, ai tempi di Gesù non è che il nascente cristianesimo potesse avere una serie storica di nefandezze cui appellarsi per esacrarlo e condannarlo.

Che aveva combinato Gesù? Perdonato prostitute, guarito lebbrosi e catorci vari (anche il sabato ed i festivi), pranzato con pubblicani. Ma nulla in confronto ad altre cose fatte in nome di Dio negli anni successivi.

Ed a quei tempi ce ne dovevano essere diversi di "stravaganti" a predicare il ritorno del Messia. Barabba stesso potrebbe essere stato identificato come quello che avrebbe liberato Israele. E pare che tanti fossero in attesa di un Messia guerriero, non di uno che stava dalla parte delle prostitute.

Cosa c'era di così pericoloso nel messaggio di Gesù?

Questa credo sia una delle cose più peculiari della predicazione di Gesù. Cosa che ad un confronto (anche se non troppo approfondito) con altre religioni non ho trovato:

lo scardinamento totale della cultura dominante dell'epoca.

Non solo.

Un altro punto fondamentale (in realtà IL punto) è il cambio totale di riferimento (diciamo il passaggio da sistema geocentrico a sistema eliocentrico). Cosa che, per esempio, i Romani hanno mal tollerato per diversi anni. Cosa che viene mal tollerata da tanti in senso lato.

Anche oggi come allora il cristiano si trova nella situazione:

“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato: vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!†Lc 7, 32

In altri termini la requisitoria classica è: non sei coerente con quanto dovresti applicare, ma se fai quello che dice il tuo amichetto immaginario sei un rompiscatole.

Quasi a confermare quanto già detto a Pilato: "Il mio regno non è di questo mondo"

E di questa cosa il "mondo" se ne accorge.

ecce sto ad ostium et pulso

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Ehi, nel tempo la Chiesa ha avuto i suoi alti e bassi, ed i bassi sono stati davvero bassi.

In Italia la cosa è poi particolarmente sentita. Vuoi per un discorso di effettiva presenza sul territorio, vuoi per un discorso di contro-indottrinamento culturale.

In generale, mentre si sta affermando una sorta di "dignitoso riserbo" nell'esprimere opinioni su altri credi religiosi, per i cristiani (con particolare enfasi verso il cattolicesimo) sembra ci sia un ritorno all'equivalenza cristiano=cretino.

Io ho una mia teoria un po' strampalata: è scritto.

"Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani." Mt 10, 16-18

Ovvero, ai tempi di Gesù non è che il nascente cristianesimo potesse avere una serie storica di nefandezze cui appellarsi per esacrarlo e condannarlo.

Che aveva combinato Gesù? Perdonato prostitute, guarito lebbrosi e catorci vari (anche il sabato ed i festivi), pranzato con pubblicani. Ma nulla in confronto ad altre cose fatte in nome di Dio negli anni successivi.

Ed a quei tempi ce ne dovevano essere diversi di "stravaganti" a predicare il ritorno del Messia. Barabba stesso potrebbe essere stato identificato come quello che avrebbe liberato Israele. E pare che tanti fossero in attesa di un Messia guerriero, non di uno che stava dalla parte delle prostitute.

Cosa c'era di così pericoloso nel messaggio di Gesù?

Questa credo sia una delle cose più peculiari della predicazione di Gesù. Cosa che ad un confronto (anche se non troppo approfondito) con altre religioni non ho trovato:

lo scardinamento totale della cultura dominante dell'epoca.

Non solo.

Un altro punto fondamentale (in realtà IL punto) è il cambio totale di riferimento (diciamo il passaggio da sistema geocentrico a sistema eliocentrico). Cosa che, per esempio, i Romani hanno mal tollerato per diversi anni. Cosa che viene mal tollerata da tanti in senso lato.

Anche oggi come allora il cristiano si trova nella situazione:

“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato: vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!†Lc 7, 32

In altri termini la requisitoria classica è: non sei coerente con quanto dovresti applicare, ma se fai quello che dice il tuo amichetto immaginario sei un rompiscatole.

Quasi a confermare quanto già detto a Pilato: "Il mio regno non è di questo mondo"

E di questa cosa il "mondo" se ne accorge.

:)

Giovanni Affinita

"L'innamoramento dura pochi mesi, l'Amore dura tutta la vita"

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Dio a Madrid

La Giornata mondiale della gioventù secondo lo scrittore peruviano premio Nobel per la letteratura

Tutti, credenti e non credenti, dobbiamo rallegrarci di quanto è accaduto nella capitale spagnola

Pubblichiamo la traduzione del commento alla Giornata mondiale della gioventù di Madrid scritto dal premio Nobel per la letteratura 2010 e apparso su «El País» di domenica 28 agosto.

Bello spettacolo quello di Madrid invasa da centinaia di migliaia di giovani venuti dai cinque continenti per assistere alla Giornata mondiale della gioventù, presieduta da Benedetto XVI, che per diversi giorni ha trasformato la capitale spagnola in una affollata Torre di Babele. Tutte le razze, lingue, culture, tradizioni si sono mescolate in una gigantesca festa di ragazze e ragazzi adolescenti, studenti, giovani professionisti venuti da ogni angolo della terra per cantare, ballare, pregare e proclamare la loro adesione alla Chiesa cattolica e la loro «dipendenza» dal Papa (Somos adictos a Benedicto, «Siamo dipendenti da Benedetto», è stato uno degli slogan più ricorrenti).

A parte quel migliaio di persone che, all’aeroporto di Cuatro Vientos, sono svenute per il caldo spietato e hanno avuto bisogno di assistenza medica, non ci sono stati incidenti e neppure grossi problemi. Tutto è trascorso in pace, in allegria, in un clima di simpatia generale. I madrileni hanno affrontato con spirito sportivo i contrattempi provocati dalle gigantesche folle che hanno paralizzato Cibeles, la Gran Via, Alcalá, la Puerta del Sol, la Plaza de España e la Plaza de Oriente, e le piccole manifestazioni contro il Papa da parte di laici, anarchici, atei e cattolici ribelli hanno provocato incidenti di poco conto, alcuni addirittura grotteschi, come quando un gruppo di esagitati ha lanciato preservativi ad alcune ragazze giovanissime che, animate da quello che Rubén Darío chiamava «un bianco terrore di Belzebù», recitavano il rosario a occhi chiusi.

Ci sono due letture possibili di questo evento che «El País» ha definito «il più grande raduno di cattolici nella storia della Spagna».

La prima vede in esso un festival, più di superficie che di spessore religioso, dove i giovani di mezzo mondo hanno colto l’occasione per viaggiare, fare del turismo, divertirsi, conoscere gente nuova, vivere qualche avventura: l’esperienza intensa ma passeggera di una vacanza estiva. La seconda lo interpreta come una netta smentita delle previsioni di un arretramento del cattolicesimo nel mondo di oggi, come la prova che la Chiesa di Cristo conserva la sua forza e la sua vitalità, che la barca di san Pietro attraversa, senza correre pericoli, le tempeste che volevano farla affondare.

Una di queste tempeste ha come scenario la Spagna, dove Roma e il Governo di Rodríguez Zapatero si sono scontrati spesso negli ultimi anni e mantengono relazioni tese. Non è casuale infatti che Benedetto XVI si sia recato in questo Paese già diverse volte, tre di esse durante il suo pontificato. Perché a quanto pare la «cattolica Spagna» non lo è più tanto come in passato. Le statistiche sono abbastanza esplicite. A luglio dello scorso anno circa l’ottanta per cento degli spagnoli si dichiarava cattolico; un anno dopo, solo il settanta. Fra i giovani il cinquantuno per cento dice di esserlo, ma solo il dodici assicura di praticare la propria religione in modo costante mentre il resto lo fa sporadicamente o per motivi sociali (in occasione di matrimoni, battesimi e così via). Le critiche dei giovani credenti — praticanti e non — alla Chiesa s’incentrano soprattutto sull’opposizione di quest’ultima all’uso degli anticoncezionali e della pillola del giorno dopo, all’ordinazione delle donne, all’aborto, all’omosessualità.

La mia impressione è che queste cifre non siano state manipolate, che riflettano una realtà che — con percentuali più alte o meno alte — trascende l’ambito spagnolo ed è indicativa di quanto sta accadendo al cattolicesimo nel resto del mondo. Ebbene, dal mio punto di vista questa graduale diminuzione del numero dei fedeli della Chiesa cattolica, invece di essere un sintomo della sua inevitabile rovina ed estinzione, è piuttosto fermento della vitalità e dell’energia che quel che resta di essa — ossia decine di milioni di persone — ha dimostrato, soprattutto durante i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.

Ė difficile immaginare personalità più diverse di quelle degli ultimi due Papi. Il primo era un leader carismatico, un agitatore di folle, uno straordinario oratore, un Pontefice nel quale l’emozione, la passione, i sentimenti prevalevano sulla pura ragione.

Quello attuale è un uomo di idee, un intellettuale, i cui ambiti naturali sono la biblioteca, l’aula universitaria, la sala di conferenze. La sua timidezza di fronte alle moltitudini affiora inevitabilmente nel modo in cui si rivolge alle masse, come a giustificarsi, quasi si vergognasse. Ma questa fragilità è ingannevole poiché si tratta probabilmente del Papa più colto e intelligente che la Chiesa ha avuto da molto tempo a questa parte, uno dei rari Pontefici le cui encicliche o i cui libri possono essere letti anche da un agnostico come me senza sbadigliare (la sua breve autobiografia incanta e i suoi due volumi su Gesù sono molto più che suggestivi). Il suo itinerario è abbastanza curioso. In gioventù è stato un sostenitore della modernizzazione della Chiesa e ha dato un contributo allo spirito riformatore del concilio Vaticano II convocato da Giovanni XXIII.

Poi però si è mosso verso le posizione conservatrici di Giovanni Paolo II, alle quali è rimasto fedele fino a oggi. Forse il motivo è stata l’intuizione, o la convinzione, che, se avesse continuato a fare le concessioni che gli chiedevano i fedeli, i pastori e i teologi progressisti, la Chiesa avrebbe finito con il disintegrarsi dal di dentro, per divenire una comunità caotica, disorientata, a causa delle lotte intestine e delle dispute settarie. Il sogno dei cattolici progressisti di fare della Chiesa un’istituzione democratica è proprio questo, e niente più: un sogno. Nessuna Chiesa potrebbe esserlo senza rinunciare a se stessa e scomparire. In ogni caso, a prescindere dal contesto teologico, tenendo conto unicamente della sua dimensione sociale e politica, la verità è che, sebbene stia perdendo fedeli e le sue fila si stiano riducendo, oggigiorno il cattolicesimo è più unito, attivo e combattivo rispetto agli anni in cui sembrava sul punto di lacerarsi e dividersi per le lotte ideologiche interne.

Questo è un bene o un male per la cultura della libertà? Se lo Stato è laico e mantiene la sua indipendenza rispetto a tutte le Chiese, che — è chiaro — deve rispettare e alle quali deve permettere di agire liberamente, è un bene, perché una società democratica non può combattere efficacemente i propri nemici — a iniziare dalla corruzione — se le sue istituzioni non sono saldamente sostenute da valori etici, se al suo interno non fiorisce una ricca vita spirituale come antidoto permanente contro le forze distruttrici, dissocianti e anarchiche che sono solite guidare la condotta individuale quando l’essere umano si sente libero da ogni responsabilità.

Per molto tempo si è creduto che con il progresso delle conoscenze e della cultura democratica, la religione, questa forma elevata di superstizione, sarebbe scomparsa e che la scienza e la cultura l’avrebbero ampiamente sostituita. Ora sappiamo che questa era un’altra superstizione che la realtà ha pian piano fatto a pezzi.

E sappiamo anche che la cultura, soprattutto ora, è incapace di svolgere quella funzione che i liberi pensatori del diciannovesimo secolo, con tanta generosità e altrettanta ingenuità, le attribuivano. Perché, nel nostro tempo, la cultura ha smesso di essere una risposta seria e profonda ai grandi interrogativi dell’essere umano sulla vita, la morte, il destino, la storia, come ha cercato di esserlo in passato, ed è divenuta, da un lato, un divertimento leggero e senza conseguenze, e, dall’altro, una cabala di esperti incomprensibili e arroganti, rinchiusi in fortini di gerghi inintelligibili, distanti anni luce dai comuni mortali.

La cultura non ha potuto sostituire la religione e non potrà farlo, se non per piccole minoranze, marginali rispetto al grande pubblico. La maggior parte degli esseri umani trova le risposte — o quanto meno la sensazione che esista un ordine superiore del quale fanno parte e che dà senso e quiete alla loro esistenza — solo attraverso una trascendenza che né la filosofia, né la letteratura, né la scienza sono riuscite a giustificare razionalmente.

E, per quanto tanti brillantissimi intellettuali cerchino di convincerci che l’ateismo sia l’unica conseguenza logica e razionale della conoscenza e dell’esperienza accumulate dalla storia della civiltà, l’idea dell’estinzione definitiva continuerà a risultare intollerabile per l’essere umano comune, che continuerà a trovare nella fede quella speranza di una sopravvivenza oltre la morte alla quale non ha mai potuto rinunciare. Purché non prenda il potere politico e quest’ultimo sappia preservare la sua indipendenza e neutralità rispetto a essa, la religione non solo è lecita, ma anche indispensabile in una società democratica.

Credenti e non credenti, tutti dobbiamo rallegrarci di quanto è accaduto a Madrid in quei giorni in cui Dio sembrava esistere e il cattolicesimo sembrava essere la religione unica e vera, e tutti come ragazzi buoni abbiamo camminato, presi per mano dal Santo Padre, verso il regno dei cieli.

Mario Vargas Llosa

Giovanni Affinita

"L'innamoramento dura pochi mesi, l'Amore dura tutta la vita"

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Tanto per la cronaca: scegliere di credere in Dio e scegliere il bene non sono necessariamente la stessa cosa. Così come scegliere di essere atei e scegliere il male sono due cose profondamente diverse.

Quella secondo la quale gli atei non hanno principi morali e non fanno rinunce sulla base di quei principi è un'idea diffusa ma sbagliata.

Siete cattolici, non arrogatevi il diritto di fare affermazioni di questo tipo:

"Perchè la fede - qualsiasi fede - comporta delle rinunce e un confronto continuo con sè stessi sul piano della moralità e della condotta di vita.

D'altra parte, se così non fosse, quale merito si trarrebbe?

Noi siamo liberi di scegliere fra il bene e il male, proprio perchè Dio non vuole una moltitudine di robot. Vuole essere scelto come oggetto del nostro amore.

Se non fossimo liberi di scegliere saremmo dei fantocci. Non avremmo la possibilità di amare il nostro creatore, sarebbe una - l'unica - opzione possibile"

Il confronto continuo non è dato dalla fede, ma dalla morale e dall'etica.

La sola differenza è che i cattolici scelgono la morale che qualcun altro ha formulato, mentre io mi sono costruito la mia.

Per quanto mi riguarda, è molto più difficile interrogarmi sulle cose capendone i vari aspetti e poi decidere cosa sia giusto e cosa sbagliato secondo me ed agire di conseguenza (giusto e sbagliato raramente coincidono con "più comodo"), che non delegare ad altri (un anziano vestito di bianco che nega l'utilità dell'uso del preservativo o dei vecchi libri o che so io) queste scelte.

E capisco la funzione della religione. A pochi metri da me c'è una cappella con un quaderno sul quale delle persone scrivono a dio.

Qualcuno un giorno disse che un amico che dà false consolazioni è un falso amico.

Ma io, su questo punto, ancora non ho definitivamente deciso.

In definitiva, piantatela di credere di avere il Bene in tasca o di essere gli unici ad interrogarsi sulla vita e sul modo di attraversarla.

Sbagliate.

E, detto per la cronaca, se amate tanto la libertà di scelta, non si capisce come non vogliate (in generale, magari i presenti hanno opinioni diverse) la libertà agli altri di decidere del proprio destino, ad esempio per quanto riguarda l'eutanasia. O perché continuiate ad inquadrarvi, a Madrid e altrove. Non la vedo, tutta questa libertà.

μολών Λαβέ

Scrivere è bene, pensare è meglio. Intelligenza è bene, pazienza è meglio.

In the Beginning, the Universe was created. This has made a lot of people very angry and has been widely regarded as a bad move.

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Un altro punto fondamentale (in realtà IL punto) è il cambio totale di riferimento (diciamo il passaggio da sistema geocentrico a sistema eliocentrico). Cosa che, per esempio, i Romani hanno mal tollerato per diversi anni. Cosa che viene mal tollerata da tanti in senso lato.

No, aspetta, stai scherzando, vero?

Dimmi che stai scherzando, perché sono quasi sicuro che Galileo e Copernico difficilmente potrebbero anche solo pensare di lasciarti dire una cosa del genere.

Il cristianesimo era in antagonismo con il rinascimento, con gli omini che citavano a palla "homo sum, nihil humano a me alieno puto" (o quello che era), l'antropocentrismo et cetera risalgono giusto a più di una dozzina di secoli dopo Gesù.

E non c'entrano proprio nulla. Tanto che quel clima fu stroncato dalla controriforma della tanto amata Santa Madre Chiesa.

Sono nozioni da seconda liceo.

μολών Λαβέ

Scrivere è bene, pensare è meglio. Intelligenza è bene, pazienza è meglio.

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.....

Per quanto mi riguarda, è molto più difficile interrogarmi sulle cose capendone i vari aspetti e poi decidere cosa sia giusto e cosa sbagliato secondo me ed agire di conseguenza (giusto e sbagliato raramente coincidono con "più comodo"), che non delegare ad altri (un anziano vestito di bianco che nega l'utilità dell'uso del preservativo o dei vecchi libri o che so io) queste scelte.

......

È proprio questo il punto, è più difficile interrogarsi e capire. Scegliere di essere Cattolico implica necessariamente questa forma, un'adesione della ragione alla fede, non una cieca obbedienza per precetto, senza comprenderne le ragioni (mi riferisco alla dottrina sociale soprattutto). Il non appartenere ad un credo religioso non esclude che ci sia una ricerca sincera del Bene e del Vero, anzi "guai" se non ci fosse questa ricerca.

Non è che sia così comodo leggere le varie encicliche (e non i titoli di giornali) e i vari pronunciamenti in merito alla dottrina sociale della chiesa, tutt'altro. Se la pigrizia prende il sopravvento e "decido" di non documentarmi, mi precludo la possibilità di capire il perchè ci sono queste posizioni da parte della Chiesa Cattolica, che posso anche non condividere (e quindi scelgo di non essere Cattolico) ma solo dopo aver approfondito.

In quest'ottica, capisco quando affermi che il credente, che deleghi ad altri determinate scelte, segue la via più comoda.

A mio avviso comunque il più comodo (la strada più facile) spesso produce danni. Devo dimagrire perchè la mia salute è a rischio; ho due possibilità,

1 Mi alzo la mattina un'ora prima del solito, faccio una passeggiata veloce (giusto per iniziare) comincio a controllare la mia dieta senza neanche troppe rinunce e piano piano, con pazienza e sacrificio, mi esercito ad una vita leggermente più sana ed equilibrata. Non vedrò subito i risultati ma, se sarò perseverante, ci saranno, sia fisici che psichici.

2 Prendo una pastiglia al giorno e non devo rinunciare a nulla

La prima opzione è ovviamente la più faticosa ma credo che sia l'unica soluzione, non mi fido a tal punto della medicina da delegarle la mia salute psico-fisica, quando posso semplicemente rimboccarmi le maniche, ponendomi un obiettivo da raggiungere. A tal proposito mi vengono in mente le pubblicità che facevano dei vari attrezzi per possedere un corpo scultoreo e lo slogan "non dovrai più far fatica" accompagnato da immagini accattivanti, già 20 anni fa! Se manca la costanza e la perseveranza nella fatica......

E credimi, si può andare per 40 anni alla S.Messa ma con la stessa disposizione d'animo di quando ci si reca al cinema, considerarsi cattolico e credere che chi non frequenti la chiesa sia un cattivone che andrà all'inferno... questo vuol dire non aver fatto una ricerca personale ed aver vissuto una vita di superstizione. E questo è proprio l'opposto del Cattolicesimo. E se i credenti che conosci sono di questo tipo capisco anche la tua "allergia" alla religione....EDIT .... ma non sono credenti e quindi le persone da te osservate sono una scelta di comodo per non interrogarti seriamente, a mio parere.

Macbook pro 16" 2,6 GHz Intel Core i7 6 core (2019) - iPhone 11 pro - Macbook pro 2,4 ghz intel 2 duo 15'' 8gb ram (Late 2008) 

Non si può restare ad occhi chiusi e gridare a tutti che il sole non c'è! 

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Dopo mesi di assenza mi riaffaccio a IM. Devo ringraziarti per questo.

Il cristianesimo era in antagonismo con il rinascimento, ...

Questo non fa che rafforzare quanto ho detto. Il rinascimento è stato un periodo estremamente "carnale".

Sono nozioni da seconda liceo.

Mi dispiace, non ho fatto il liceo.

Quando parlo di "geocentrico" ed "eliocentrico" intendo cose diametralmente opposte a quelle in uso ad una buona parte della popolazione e del mondo scientifico.

Consideralo uno svarione semantico di uno stolto, sul quale non vale la pena di discutere. :fiorellino:

ecce sto ad ostium et pulso

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Ho capito che il senso era quello traslato di "antropocentrico".

Ma l'antropocentrismo è un fenomeno tipicamente rinascimentale.

Un intero periodo culturale pieno di uomini intenti a fare la pubblicità della l'oreal: perché io valgo.

Prima pensavano a dio più che agli uomini, la vita era un mezzo per giungere al paradiso piena di mortificazioni et cetera.

Poi si svegliarono un po' fuori.

Il sole che distraeva gli uomini dalla terra era proprio il dio cattolico.

Per quanto riguarda la ricerca: non mi sembra che la chiesa cattolica sia il "milieu" più aperto rispetto a posizioni autonome o critiche, frutto frequente di ricerca personale: è notizia recente che, per non infastidire il papa, proprio a madrid era stata vietata l'affissione di manifesti dell'associazione "Cattolici per l'uso del preservativo". Per quanto riguarda le motivazioni culturali delle scelte delle gerarchie ecclesiastiche (e, a cascata, spesso acriticamente, di un gran numero di cattolici), alcune di queste sono dettate semplicemente dall'ignoranza.

Ho studiato filosofia al liceo, mi interessava molto, ma non credo di saperne abbastanza da, per dire, scrivere un saggio sul modo corretto di legger Hegel.

Il Papa ha studiato teologia, non c'è un motivo al mondo per il quale debba ritenersi titolato a parlare di questioni mediche e scientifiche (come non sono titolati a farlo un buon numero di senatori cattolici che, eletti da cattolici, obbediscono acriticamente ali ordini romani) di questioni che riguardano, per esempio, la medicina.

E sì, sicuramente non ho conosciuto molti cattolici particolarmente illuminati.

Infine: studio medicina. Con l'eccezione dei futuri dermatologi, probabilmente tutti i miei compagni di classe ci sarà il giorno che salveranno almeno una vita.

Alcuni di loro studiano medicina perché è la più grande aspirazione della loro vita da quando, in età da scuola elementare, videro un bambino che portava i segni della polio durante un viaggio in africa. Altri ammettono senza problemi che, ad attrarli, sono altri fattori, per qualcuno economici.

Il mio giudizio sul loro salvare delle vite non è influenzato dalla motivazione, il mio giudizio su di loro come persone si basa anche su questa.

Un medico che va in africa perché ha delle conoscenze che lì possono salvare degli esseri umani ed uno che ci va perché Dio ha comandato di aiutare il prossimo, per quanto mi riguarda, vanno giudicati diversamente. Non nel loro salvare vite: se l'azione è meritevole, la motivazione non conta. Ma perché qualcuno faccia qualcosa influenza la mia motivazione su di lui.

Uno dei più grandi attestati di stima che abbia ricevuto è pertito da un amico israeliano di forte fede ebraica.

Lui sa perfettamente che io sono ateo, un giorno, mentre ne parlavamo, mi ha detto "in ebraico c'è un detto che suona così: la persona prima della Torah".

Chi uno sia, per me, viene prima delle convinzioni religiose che ama coltivare o esibire. Fede, etica e morale sono cose ben distinte. Essere cattolici ed essere buoni sono due fattori differenti. Come essere atei ed essere dei debosciati.

μολών Λαβέ

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Testimonianze come questa mi fanno sempre rabbrividire.

http://cogitoetvolo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1556&Itemid=130

Noi adulti che molto spesso ci sentiamo più bravi e sapienti degli altri e specialmente dei giovani; ma quanta SAPIENZA, BONTA' e SANTITA' c'è in queste parole dette da una 14enne!

Un'esempio chiarissimo che se si ha Dio nel cuore, si ha tutto. Se al contrario, il nostro cuore è pieno di concetti astratti, filosofie e formule scientifiche, Dio non vi trova posto.

Come questa ragazza, impariamo ad usare meno il cervello e di più il cuore.

Che il Signore vi dia pace

Fra Dario

«Io ora so che la mia storia può finire solo in due modi: o, grazie a un miracolo, con la completa guarigione, che io chiedo al Signore perché ho tanti progetti da realizzare. E li vorrei realizzare proprio io. Oppure incontro al Signore, che è una bellissima cosa. Sono entrambi due bei finali. L'importante è che, come dice la beata Chiara Luce, sia fatta la volontà di Dio»

«Se trovi la forza per pensare: eh va be', vado in ospedale, faccio una chemio e poi torno a casa, è tutta un'altra cosa. Certo anch'io quando sto male mi chiedo: perché è successo proprio a me? Poi però quando sto meglio dico: "Massì, dai, è passato". Ci rido anche sopra...».

«Ce l'ho fatta una volta ad affrontare le chemio, posso farcela anche la seconda. Forza, ripartiamo da capo».

(...) La malattia non è stata un modo per allontanarsi dal Signore, ma per avvicinarsi a Lui...».

(...) Dio non mi ha mai abbandonata. Ero talmente disturbata dal dolore che non riuscivo a sentirlo vicino, ma in realtà penso che lui mi stesse stringendo fortissimo. (...)

«Nelle nostre preghiere, nelle nostre litanie, chiediamo sempre qualcosa per noi o per gli altri. Mai che ci si limiti a dire grazie, senza chiedere nulla in cambio»

P.S. Grazie per questo thread. :fiorellino:

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 iPod Nano 16 Gb

 iPhone 5 64Gb

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Ho capito che il senso era quello traslato di "antropocentrico".

Ma l'antropocentrismo è un fenomeno tipicamente rinascimentale.

Un intero periodo culturale pieno di uomini intenti a fare la pubblicità della l'oreal: perché io valgo.

Prima pensavano a dio più che agli uomini, la vita era un mezzo per giungere al paradiso piena di mortificazioni et cetera.

Poi si svegliarono un po' fuori.

Il sole che distraeva gli uomini dalla terra era proprio il dio cattolico.

Per quanto riguarda la ricerca: non mi sembra che la chiesa cattolica sia il "milieu" più aperto rispetto a posizioni autonome o critiche, frutto frequente di ricerca personale: è notizia recente che, per non infastidire il papa, proprio a madrid era stata vietata l'affissione di manifesti dell'associazione "Cattolici per l'uso del preservativo". Per quanto riguarda le motivazioni culturali delle scelte delle gerarchie ecclesiastiche (e, a cascata, spesso acriticamente, di un gran numero di cattolici), alcune di queste sono dettate semplicemente dall'ignoranza.

Ho studiato filosofia al liceo, mi interessava molto, ma non credo di saperne abbastanza da, per dire, scrivere un saggio sul modo corretto di legger Hegel.

Il Papa ha studiato teologia, non c'è un motivo al mondo per il quale debba ritenersi titolato a parlare di questioni mediche e scientifiche (come non sono titolati a farlo un buon numero di senatori cattolici che, eletti da cattolici, obbediscono acriticamente ali ordini romani) di questioni che riguardano, per esempio, la medicina.

E sì, sicuramente non ho conosciuto molti cattolici particolarmente illuminati.

Infine: studio medicina. Con l'eccezione dei futuri dermatologi, probabilmente tutti i miei compagni di classe ci sarà il giorno che salveranno almeno una vita.

Alcuni di loro studiano medicina perché è la più grande aspirazione della loro vita da quando, in età da scuola elementare, videro un bambino che portava i segni della polio durante un viaggio in africa. Altri ammettono senza problemi che, ad attrarli, sono altri fattori, per qualcuno economici.

Il mio giudizio sul loro salvare delle vite non è influenzato dalla motivazione, il mio giudizio su di loro come persone si basa anche su questa.

Un medico che va in africa perché ha delle conoscenze che lì possono salvare degli esseri umani ed uno che ci va perché Dio ha comandato di aiutare il prossimo, per quanto mi riguarda, vanno giudicati diversamente. Non nel loro salvare vite: se l'azione è meritevole, la motivazione non conta. Ma perché qualcuno faccia qualcosa influenza la mia motivazione su di lui.

Uno dei più grandi attestati di stima che abbia ricevuto è pertito da un amico israeliano di forte fede ebraica.

Lui sa perfettamente che io sono ateo, un giorno, mentre ne parlavamo, mi ha detto "in ebraico c'è un detto che suona così: la persona prima della Torah".

Chi uno sia, per me, viene prima delle convinzioni religiose che ama coltivare o esibire. Fede, etica e morale sono cose ben distinte. Essere cattolici ed essere buoni sono due fattori differenti. Come essere atei ed essere dei debosciati.

Volevo esprimere il mio pensiero su alcuni aspetti che hai toccato (senza nessuna polemica, questo vuole essere solo un confronto):

il Vangelo dice: “la verità vi farà liberiâ€(Gv 8, 31-47), è un frase che per i cristiani ha un certo significato, la vera libertà viene da dentro e non dalle circostanze esterne. Io mi sento libera perché scelgo liberamente di credere e aderisco alla fede con la ragione non con una cecità interiore che mi obbliga a fare quello che la “gerarchia cattolica†insegna come se fossi un fantoccio. Fede e ragione vanno di pari passo e si completano a vicenda ed essere veri cristiani è aderire liberamente alla Fede con la propria ragione, purtroppo non è questo il luogo in cui ci si può dilungare più di tanto su queste argomentazioni ti proporrei di leggere l’Enciclica Fides et Ratio, così avrai anche un’altro punto di vista sulla libertà del cristiano.

Lord K, dici che studi medicina di conseguenza ti vorrei fare una domanda che vuole essere anche una provocazione (se vuoi puoi anche non rispondere), la domanda è la seguente: credi che il malato-persona, che in futuro dovrai curare sia solo carne, o meglio una parte di carne, cioè fegato, reni, cuore, ecc.. a seconda della specializzazione che avrai, oppure ha anche una parte psichica e una spirituale? Ho notato che alcuni medici hanno questa problematica, cioè quella di fermarsi al corpo e non vedere oltre. Credo che la persona, essere umano, è ben più complicato e completo che pensarlo solo come carne materiale, si può curare solo la carne e tralasciare il resto? Anche questo punto è parecchio complicato da esprimere in due righe ti propongo di leggere alcuni articoli che trovi qui i quali rispecchiano a pieno il mio pensiero.

Ultimo aspetto: la fede, l’etica e la morale, secondo il mio punto di vista, non sono cose distinte tra loro ma fattori importantissimi della vita quotidiana i quali dovrebbero essere tenuti insieme per fare si che il nostro comportamento sia retto verso noi stessi e verso gli altri. “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Questa è la legge e i profeti†(Vangelo secondo Matteo 7,12; 22, 39 - Vangelo secondo Luca 6,31) Non basterebbe forse questo per vivere in un mondo più umano? Io credo di si, anche se non è certo facile metterlo in pratica.

«Ama e fa’ ciò che vuoi» Sant'Agostino d'Ippona

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