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Amaurea19

Maturità --> Università

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Ciao gente!! :ciao:

Mi è sorto un dilemma atroce e non saprei dove altro esporlo se non qui...

In tutta la vostra carriera da studenti (universitari e non), vi è mai venuto il desiderio di abbandonare gli studi?  :preoccupato: 

Perché io mi sento distrutta..mi impegno ma non ottengo mai nulla..Forse non mi impegno abbastanza?

Qual è la cosa che vi spinge o vi ha spinto a proseguire? Lo so che altrimenti non c'è lavoro, ma penso che anche se ti laurei è difficile... La cosa che spinge me è la "sete" di conoscenza..ma questa sete posso soddisfarla anche senza dover dare esami...

Visto che fai domande serie, adesso ti becchi la risposta seria  :DD  :diavoletto:

 

Personalmente no (anche se ho meditato di perdere un anno per fare il giro del mondo in moto :ghghgh: ).

Ora ti espongo un pensiero (assolutamente personale) che è costruito negli ultimi mesi, il mio primo semestre universitario.

 

Ci sono due modi per proseguire gli studi, che non necessariamente si escludono a vicenda:

1) essere "trascinati" dalla meta degli studi

2) essere "(so)spinti" da dentro di noi.

Nel primo caso, lo studente studia in vista della fine degli studi, e questo è spesso vero per percorsi lunghi (nella mia esperienza, parlo di medicina): una buona parte degli studenti ragione per "mete": arrivare al venerdì sera per divertirsi un po', arrivare al prossimo esame, alla fine del semestre, alla fine dell'anno, del triennio, ecc. fino alla laurea. Non è assolutamente un procedere "negativo" o "insalubre", è semplicemente "un modo". Immaginativamente, puoi pensare che questo studente attacchi una serie di corde, rampini, a certi obiettivi futuri, e poi si tiri su grazie a queste, avvicinandosi fino a raggiungerli.

Nel secondo caso, lo studente studia senza troppo badare al tutto quello che verrà, tenendo sì presenti le mete a breve termine, ma non il quadro complessivo: la sua concentrazione è esplicata nel presente e dal presente, e non dal futuro, come nel primo caso. Questo studente più avere le motivazioni più varie, ma tutte gli forniscono una "carica" che gli consente, immaginativamente, di procere come uno "schiacciasassi" (per quanto questa immagine pecchi in alcuni punti): tutto ciò che incontra (in termini di difficoltà) viene superato grazie a un ulteriore rafforzamento di sé, in un sorta di "slancio vitalistico" (che mi piace ricondurre più a G. Bruno che a H. Bergson o a Nietzche) che sempre supera l'ostacolo (c'è anche un po' Hegel :ghghgh: ).

 

Personalmente ritengo che il secondo modo possa rivelarsi più "potente" del primo, e in termini di difficoltà superabili, e in termini di risultati, ma entrambe hanno dei pro e dei contro, che in linea di massima sono:

- primo modo. Pro: razionalizzazione del tempo e dei traguardi, che aumenta l'efficienza. Contro: rischio di "svilire" lo studio, nel senso che può sembrare di dover ottenere solo "il pezzo di carta" con cui fare curriculum per poter lavorare;

- secondo modo. Pro: non passa mai la voglia di studiare e andare avanti. Contro: rischio di disperdersi "perdendo di vista gli obiettivi", ad es. con un'errata ripartizione del tempo per lo studio di ogni materia.

 

Uno dei fattori che possono contribuire a determinare la "spinta interiore" del secondo caso è l'ambizione. Attenzione a non fraintendere questa parola, potenzialmente molto ampliabile semanticamente. L'ambizione di cui parlo è "totale", e non caso trovo conferma nell'etimo (fonte it.wiktionary:ambizione):

«dal latino ambitio, composto da ambi inteso come "tutte le direzioni", e itum participo passato del verbo eo che vuol dire andare; quindi il desiderio di voler andare dappertutto, inteso come "voglia di ottenere nuove cose"»

E infatti ecco i due significati riportati, di cui è il primo è quello volgarmente in uso:

1. forte pulsione (e volontà) di avere successo personale, potere, di sopravanzare gli altri negli affari, carriera, ricchezza

2. desiderio di migliorare la propria condizione psico-sociale, economica e culturale, attraverso dedizione e sacrifici, allo scopo di ottenerne dei meriti e di realizzarsi a livello personale.

La prima è quella negativa, che non ritengo degno di divenire "ispirante" per noi, mentre la seconda è quella positiva. Tralasciando la questione "economica" e quella "psico-sociale" (per questa vedi Psicologia Sociale: 1 e 2), che pure ovviamente non vanno sottovalutate, trovo che l'ambizione come "desiderio di migliorare la propria condizione culturale" e "voglia di ottenere cose nuove" possa comprendere il desiderio di conoscere, di esplorare il mondo ripercorrendo i passi di chi l'ha già fatto prima di noi. Nel mio caso, ad esempio, riconosco tutti i tre fattori della seconda defizione: sarebbe ipocrita o ingenuo da parte di uno studente di medicina affermare di non aver tenuto conto delle possibilità psico-sociali ed economiche del ruolo di medico, ma di pari passo (o forse prima) va il mio interesse per i grandi interrogativi dell'uomo, che ritengo approciati più dalla fisica e dalla medicina che non filosofia o dalla religione (nel senso che vorrei stare dal lato delle domande, non da quello delle risposte). E proprio per questi miei interessi sono assai soddisfatto di quello che sto studiando, in perfetto allineamente con quello che sto cercando (molto più di quanto non lo sia la gran parte dei miei compagni, per i quali "medicina inizia al terzo anno").

Come puoi notare, così dicendo sto raggiungendo la conclusione della defizione due: «allo scopo di realizzarsi a livello personale».

 

Ora, ho riportato la mia esperienza perché spero che tu riesca a cogliere la "spinta" che mi guida e mi permette (perché me lo impone) di continuare un "percorso di studi" che andrà ben oltre la laurea e la specializzazione, continuando fino a quando e dove potrò.

 

 

Detto tutto questo, il problema è: sono fortunato io che ce l'ho, questa spinta, e sfortunati tutti gli altri, oppure si può ottenerla in qualche modo? Per quanto debba ammettere che un po' l'ho sempra avuta (ma in misura molto minore), sostengo che tramite una buona capacità di plasmare se stessi tutti possano ottenerla. Questo è un argomento piuttosto complesso, un altro di quelli che «si impara ma non si insegna», che richiede tempo per affinarsi in ogni persona. Io ci ho messo diversi mesi (dall'estate scorsa – ricorderai «l'esser sempre in vacanza» – fino a qualche giorno fa), e una prova di questo è il fatto che ho dato un esame su tre che ne avrei dovuti dare nel primo semestre (tuttavia so che li recupererò senza problemi e con ottimi risultati). Questo tempo mi è servito per meditare su alcune questioni, cosa che a scuola (superiori) non ti insegnano né ti incentivano a fare. In pratica mi è servito per "maturare", forse più di quanto non abbia avuto modo di fare al liceo (ero troppo impegnato a studiare).

Riguardo al rapporto con se stessi e alla considerazione di sé ho scoperto tempo fa che esiste tutta un sub-cultura in internet a riguardo (addirittura sconcertante: basta che cerchi su google cose come "migliorare se stessi/vivere felici/atteggiamento mentale positivo/ecc…" e trovi vagonate di roba, che in stragrandissima parte è assai rudimentale e approssimativa). Su questo argomento si incentra la Programmazione NeuroLinguistica (vedi it.wikipedia:PNL, in particolare #:Definizioni, da cui estraggo: «istruire le persone all'autoconsapevolezza e alla comunicazione efficace, e a cambiare i propri schemi di comportamento mentale ed emozionale»), di cui in rete trovi ormai di tutti e di più.

Poche settimane fa mi sono rivolto a monte, storicamente parlando, della PNL, e ho scoperto cose interessanti, anche se ho ancora parecchio da approfondire, ad es. gli scritti di Napoleon Hill, di cui ho letto l'intervista a Andrew Carnegie (*), e cui leggerò anche altro. Questa letteratura si rivolge, per usare una formula, ai "segreti del successo". Ora, a me non è che freghi poi tanti del successo, quello che mi interessa è vivere bene, pertanto un po' mi scocciano tutte queste attenzioni (molto "all'americana") al successo personale; ciò nondimeno, ho trovato davvero interessante, e ammirevole, la concezione di "successo" di Carnegie, che è assai meno gretta ed "economica" di come la intendiamo oggi. E infatti praticamente tutto quello che dice è applicabile alla vita di chiunque, e non solo agli imprenditori. Un trovato un blog che ne sta facendo una qualche specie di riassunto (e con un nome quanto meno immodesto), che se leggerai dall'inizio (non è molto lungo, in tutto), potresti trovare interessante.

Parallelamente, e successivamente, si potrebbe affrontare anche un discorso sulla Mindfulness, che di recente sta iniziando ad essere considerata anche a livello di ricerca scientifica (terapia a problemi svariati, primariamente psicologici – es. depressione).

 

Tutte queste possibilità convergono in una inevitabile (secondo me) conclusione: non si può pretendere di ottenere la "spinta interiore" di cui parlavo prima senza operare prima, e insieme, anche un rivalutazione, più o meno profonda, di se stessi.

  • Love 1

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Ciao gente!! :ciao:

Mi è sorto un dilemma atroce e non saprei dove altro esporlo se non qui...

In tutta la vostra carriera da studenti (universitari e non), vi è mai venuto il desiderio di abbandonare gli studi?  :preoccupato: 

Perché io mi sento distrutta..mi impegno ma non ottengo mai nulla..Forse non mi impegno abbastanza?

Qual è la cosa che vi spinge o vi ha spinto a proseguire? Lo so che altrimenti non c'è lavoro, ma penso che anche se ti laurei è difficile... La cosa che spinge me è la "sete" di conoscenza..ma questa sete posso soddisfarla anche senza dover dare esami...

 

Io, che sono dall'altra parte della barricata e che da qualche anno sono assistente (quest'anno di nuovo docente) all'università, faccio una domanda a te. Hai mai pensato che potrebbe essere un discorso di metodo di studio? Potrebbe essere questo che ti crea difficoltà? Te lo dico, perché spesso vedo che i ragazzi non sanno preparare la materia in maniera adeguata, non sanno ripetere, credono che una comprensione sommaria sia sufficiente, quando si richeide una comprensione e una preparazione precisa e approfondita. 

 

Sia chiaro che te lo chiedo anche perché mi incuriosisce capire le difficoltà che gli studenti hanno, proprio perché sto dall'altra parte. Io mi sono laureta in matematica 11 anni fa circa. Un corso di laurea per niente affollato, in cui mi sono ritrovata alla grande. La mia esperienza è diversa da quella che vivono gli studenti con cui ho a che fare, che solitamente sono studenti di ingegneria, in corsi di laurea affollati. Per non parlare del fatto che la mia laurea era quella quadriennale, con corsi annuali e non semestrali. 

 

 

Per quel che riguarda le motivazioni, devi ricordarti una cosa. È tua la vita, tue le scelte. Gli sforzi e i sacrifici non sono pochi, ma certamente porteranno frutti. Se hai difficoltà, chiedi aiuto, anche ai docenti stessi. Oppure fatti aiutare da un qualche studente che tu riconosci essere particolarmente bravo. Non c'è niente di male nel farlo. Anche se non lo fa mai nessuno, praticamente...

Modificato da paola79

La matematica è un gioco che segue alcune semplici regole giocato con segni senza senso sulla carta. (David Hilbert)

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Innanzi tutto chiedo scusa a tutta la comunità!
Avevo perso la password di questo (e un altro) forum (che poi è la stessa...!!) e mi sono assentata per lungo tempo.. sapendo di averla scritta da qualche parte a casa non ho fatto il recupero pass....poi la cosa mi è praticamente volata via dalla mente :facepalm: fin quando non ho ritrovato l'apposita agenda da me creata contenente tutte le pass/codici/etc.. Così ho pensato di vedere un po' cosa ci fosse di nuovo in questo forum... ammetto cmq di non essere mai stata attiva in nessunissimo forum...ma questo era uno di quelli che frequentavo maggiormente..è quindi per questo che chiedo scusa della mia assenza 
 
Ringrazio quelli che hanno continuato a scrivere nelle mie discussioni! :love:
 

 

Visto che fai domande serie, adesso ti becchi la risposta seria  :DD  :diavoletto:

 

Personalmente no (anche se ho meditato di perdere un anno per fare il giro del mondo in moto :ghghgh: ).

Ora ti espongo un pensiero (assolutamente personale) che è costruito negli ultimi mesi, il mio primo semestre universitario.

 

Ci sono due modi per proseguire gli studi, che non necessariamente si escludono a vicenda:

1) essere "trascinati" dalla meta degli studi

2) essere "(so)spinti" da dentro di noi.

Nel primo caso, lo studente studia in vista della fine degli studi, e questo è spesso vero per percorsi lunghi (nella mia esperienza, parlo di medicina): una buona parte degli studenti ragione per "mete": arrivare al venerdì sera per divertirsi un po', arrivare al prossimo esame, alla fine del semestre, alla fine dell'anno, del triennio, ecc. fino alla laurea. Non è assolutamente un procedere "negativo" o "insalubre", è semplicemente "un modo". Immaginativamente, puoi pensare che questo studente attacchi una serie di corde, rampini, a certi obiettivi futuri, e poi si tiri su grazie a queste, avvicinandosi fino a raggiungerli.

Nel secondo caso, lo studente studia senza troppo badare al tutto quello che verrà, tenendo sì presenti le mete a breve termine, ma non il quadro complessivo: la sua concentrazione è esplicata nel presente e dal presente, e non dal futuro, come nel primo caso. Questo studente più avere le motivazioni più varie, ma tutte gli forniscono una "carica" che gli consente, immaginativamente, di procere come uno "schiacciasassi" (per quanto questa immagine pecchi in alcuni punti): tutto ciò che incontra (in termini di difficoltà) viene superato grazie a un ulteriore rafforzamento di sé, in un sorta di "slancio vitalistico" (che mi piace ricondurre più a G. Bruno che a H. Bergson o a Nietzche) che sempre supera l'ostacolo (c'è anche un po' Hegel :ghghgh: ).

 

Personalmente ritengo che il secondo modo possa rivelarsi più "potente" del primo, e in termini di difficoltà superabili, e in termini di risultati, ma entrambe hanno dei pro e dei contro, che in linea di massima sono:

- primo modo. Pro: razionalizzazione del tempo e dei traguardi, che aumenta l'efficienza. Contro: rischio di "svilire" lo studio, nel senso che può sembrare di dover ottenere solo "il pezzo di carta" con cui fare curriculum per poter lavorare;

- secondo modo. Pro: non passa mai la voglia di studiare e andare avanti. Contro: rischio di disperdersi "perdendo di vista gli obiettivi", ad es. con un'errata ripartizione del tempo per lo studio di ogni materia.

 

Uno dei fattori che possono contribuire a determinare la "spinta interiore" del secondo caso è l'ambizione. Attenzione a non fraintendere questa parola, potenzialmente molto ampliabile semanticamente. L'ambizione di cui parlo è "totale", e non caso trovo conferma nell'etimo (fonte it.wiktionary:ambizione):

«dal latino ambitio, composto da ambi inteso come "tutte le direzioni", e itum participo passato del verbo eo che vuol dire andare; quindi il desiderio di voler andare dappertutto, inteso come "voglia di ottenere nuove cose"»

E infatti ecco i due significati riportati, di cui è il primo è quello volgarmente in uso:

1. forte pulsione (e volontà) di avere successo personale, potere, di sopravanzare gli altri negli affari, carriera, ricchezza

2. desiderio di migliorare la propria condizione psico-sociale, economica e culturale, attraverso dedizione e sacrifici, allo scopo di ottenerne dei meriti e di realizzarsi a livello personale.

La prima è quella negativa, che non ritengo degno di divenire "ispirante" per noi, mentre la seconda è quella positiva. Tralasciando la questione "economica" e quella "psico-sociale" (per questa vedi Psicologia Sociale: 1 e 2), che pure ovviamente non vanno sottovalutate, trovo che l'ambizione come "desiderio di migliorare la propria condizione culturale" e "voglia di ottenere cose nuove" possa comprendere il desiderio di conoscere, di esplorare il mondo ripercorrendo i passi di chi l'ha già fatto prima di noi. Nel mio caso, ad esempio, riconosco tutti i tre fattori della seconda defizione: sarebbe ipocrita o ingenuo da parte di uno studente di medicina affermare di non aver tenuto conto delle possibilità psico-sociali ed economiche del ruolo di medico, ma di pari passo (o forse prima) va il mio interesse per i grandi interrogativi dell'uomo, che ritengo approciati più dalla fisica e dalla medicina che non filosofia o dalla religione (nel senso che vorrei stare dal lato delle domande, non da quello delle risposte). E proprio per questi miei interessi sono assai soddisfatto di quello che sto studiando, in perfetto allineamente con quello che sto cercando (molto più di quanto non lo sia la gran parte dei miei compagni, per i quali "medicina inizia al terzo anno").

Come puoi notare, così dicendo sto raggiungendo la conclusione della defizione due: «allo scopo di realizzarsi a livello personale».

 

Ora, ho riportato la mia esperienza perché spero che tu riesca a cogliere la "spinta" che mi guida e mi permette (perché me lo impone) di continuare un "percorso di studi" che andrà ben oltre la laurea e la specializzazione, continuando fino a quando e dove potrò.

 

 

Detto tutto questo, il problema è: sono fortunato io che ce l'ho, questa spinta, e sfortunati tutti gli altri, oppure si può ottenerla in qualche modo? Per quanto debba ammettere che un po' l'ho sempra avuta (ma in misura molto minore), sostengo che tramite una buona capacità di plasmare se stessi tutti possano ottenerla. Questo è un argomento piuttosto complesso, un altro di quelli che «si impara ma non si insegna», che richiede tempo per affinarsi in ogni persona. Io ci ho messo diversi mesi (dall'estate scorsa – ricorderai «l'esser sempre in vacanza» – fino a qualche giorno fa), e una prova di questo è il fatto che ho dato un esame su tre che ne avrei dovuti dare nel primo semestre (tuttavia so che li recupererò senza problemi e con ottimi risultati). Questo tempo mi è servito per meditare su alcune questioni, cosa che a scuola (superiori) non ti insegnano né ti incentivano a fare. In pratica mi è servito per "maturare", forse più di quanto non abbia avuto modo di fare al liceo (ero troppo impegnato a studiare).

Riguardo al rapporto con se stessi e alla considerazione di sé ho scoperto tempo fa che esiste tutta un sub-cultura in internet a riguardo (addirittura sconcertante: basta che cerchi su google cose come "migliorare se stessi/vivere felici/atteggiamento mentale positivo/ecc…" e trovi vagonate di roba, che in stragrandissima parte è assai rudimentale e approssimativa). Su questo argomento si incentra la Programmazione NeuroLinguistica (vedi it.wikipedia:PNL, in particolare #:Definizioni, da cui estraggo: «istruire le persone all'autoconsapevolezza e alla comunicazione efficace, e a cambiare i propri schemi di comportamento mentale ed emozionale»), di cui in rete trovi ormai di tutti e di più.

Poche settimane fa mi sono rivolto a monte, storicamente parlando, della PNL, e ho scoperto cose interessanti, anche se ho ancora parecchio da approfondire, ad es. gli scritti di Napoleon Hill, di cui ho letto l'intervista a Andrew Carnegie (*), e cui leggerò anche altro. Questa letteratura si rivolge, per usare una formula, ai "segreti del successo". Ora, a me non è che freghi poi tanti del successo, quello che mi interessa è vivere bene, pertanto un po' mi scocciano tutte queste attenzioni (molto "all'americana") al successo personale; ciò nondimeno, ho trovato davvero interessante, e ammirevole, la concezione di "successo" di Carnegie, che è assai meno gretta ed "economica" di come la intendiamo oggi. E infatti praticamente tutto quello che dice è applicabile alla vita di chiunque, e non solo agli imprenditori. Un trovato un blog che ne sta facendo una qualche specie di riassunto (e con un nome quanto meno immodesto), che se leggerai dall'inizio (non è molto lungo, in tutto), potresti trovare interessante.

Parallelamente, e successivamente, si potrebbe affrontare anche un discorso sulla Mindfulness, che di recente sta iniziando ad essere considerata anche a livello di ricerca scientifica (terapia a problemi svariati, primariamente psicologici – es. depressione).

 

Tutte queste possibilità convergono in una inevitabile (secondo me) conclusione: non si può pretendere di ottenere la "spinta interiore" di cui parlavo prima senza operare prima, e insieme, anche un rivalutazione, più o meno profonda, di se stessi.

Grazie mille per la risposta seria alla mia domanda seria :DD
Io appartengo, come te, alla seconda categoria di metodo di studio («essere "(so)spinti" da dentro di noi») ..o almeno credo.. solo che ho dei problemi al livello "psicologico" (tra virgolette perché sto indagando sulla loro natura e dire "problemi psicologici" è eccessivo..!) e la cosa mi risulta molto difficile... ho provato a far parte della prima categoria, ma mi risulta complicata
 
Mi hai fatto riflettere molto quando hai parlato di ambizione .. questa è una parola che uso davvero molto poco ..
Come ho già scritto, sto "indagando" per conoscermi meglio :baby:  già da molto tempo, cosa che hai definito anche come rivalutazione, termine che mi piace molto.. In questa mia indagine l'ambizione, intesa come voglia di ottenere/imparare, è stata... come dire... mascherata, in un certo senso, dalla mia autostima.. la fa da padrona pur essendo molto scarsa.. credo che questa riflessione mi sarà utile e per questo ti ringrazio ancora!
 
Ho apprezzato molto le tue parole e a tal proposito volevo chiederti: tu cosa hai studiato? Sembri aver frequentato qualche scuola di filosofia o comunque qualche università umanistica...sbaglio?
 

 

Io, che sono dall'altra parte della barricata e che da qualche anno sono assistente (quest'anno di nuovo docente) all'università, faccio una domanda a te. Hai mai pensato che potrebbe essere un discorso di metodo di studio? Potrebbe essere questo che ti crea difficoltà? Te lo dico, perché spesso vedo che i ragazzi non sanno preparare la materia in maniera adeguata, non sanno ripetere, credono che una comprensione sommaria sia sufficiente, quando si richeide una comprensione e una preparazione precisa e approfondita. 

 

Sia chiaro che te lo chiedo anche perché mi incuriosisce capire le difficoltà che gli studenti hanno, proprio perché sto dall'altra parte. Io mi sono laureta in matematica 11 anni fa circa. Un corso di laurea per niente affollato, in cui mi sono ritrovata alla grande. La mia esperienza è diversa da quella che vivono gli studenti con cui ho a che fare, che solitamente sono studenti di ingegneria, in corsi di laurea affollati. Per non parlare del fatto che la mia laurea era quella quadriennale, con corsi annuali e non semestrali. 

 

 

Per quel che riguarda le motivazioni, devi ricordarti una cosa. È tua la vita, tue le scelte. Gli sforzi e i sacrifici non sono pochi, ma certamente porteranno frutti. Se hai difficoltà, chiedi aiuto, anche ai docenti stessi. Oppure fatti aiutare da un qualche studente che tu riconosci essere particolarmente bravo. Non c'è niente di male nel farlo. Anche se non lo fa mai nessuno, praticamente...

Il parere di una persona che è dall'altra parte....  :letteradamore:

non mi aspettavo proprio di ritrovarmelo in un forum.. è molto gentile! (non credo che riuscirò a darvi del tu! >.< ) 

La domanda me la sono posta moltissime volte e infatti ho spesso studiato insieme ad altre persone per confrontarmi, ho capito (bene o male) dove sbaglio e ho cercato di migliorare! Le cose ora vanno meglio, anche se ci sono sempre attacchi di depressione, ma penso siano normali agli studenti, no?  :ghghgh:  L'importante è continuare a seguire la propria strada e non abbattersi troppo, la vita è una!

La ringrazio molto per le parole di incoraggiamento che mi ha dato, sono sincera: certe volte penso che i professori siano nati per fare del male agli studenti....e ho spesso paura a chiedere loro delle spiegazioni...So ovviamente che non è così  :oops:  ma è più forte di me...fino ad ora non sono mai andata oltre alle domande durante la lezione.. Ho chiesto aiuto a studenti più bravi di me, che sono miei amici, e non ho avuto problemi nel farlo, ma posso capire chi, magari, ha degli amici con una media inferiore e non ha il coraggio di chiedere aiuto a qualcun altro..poi tra gli studenti c'è anche chi aiuta nel modo sbagliato per evitare che la persona in questione migliori...purtroppo so che ci sono persone così e ancora non capisco cosa ci guadagnano nell'agire in quel modo...

Quindi io posso dire di essere fortunata! Vado ancora troppo piano per i miei gusti, ma cerco sempre di migliorare :)

Modificato da Amaurea

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Avevo perso la password di questo (e un altro) forum (che poi è la stessa...!!) e mi sono assentata per lungo tempo.. sapendo di averla scritta da qualche parte a casa non ho fatto il recupero pass....poi la cosa mi è praticamente volata via dalla mente :facepalm: fin quando non ho ritrovato l'apposita agenda da me creata contenente tutte le pass/codici/etc.. Così ho pensato di vedere un po' cosa ci fosse di nuovo in questo forum... ammetto cmq di non essere mai stata attiva in nessunissimo forum...ma questo era uno di quelli che frequentavo maggiormente..è quindi per questo che chiedo scusa della mia assenza 
 
Ringrazio quelli che hanno continuato a scrivere nelle mie discussioni! :love:
 

 

Grazie mille per la risposta seria alla mia domanda seria :DD
Io appartengo, come te, alla seconda categoria di metodo di studio («essere "(so)spinti" da dentro di noi») ..o almeno credo.. solo che ho dei problemi al livello "psicologico" (tra virgolette perché sto indagando sulla loro natura e dire "problemi psicologici" è eccessivo..!) e la cosa mi risulta molto difficile... ho provato a far parte della prima categoria, ma mi risulta complicata
 
Mi hai fatto riflettere molto quando hai parlato di ambizione .. questa è una parola che uso davvero molto poco ..
Come ho già scritto, sto "indagando" per conoscermi meglio :baby:  già da molto tempo, cosa che hai definito anche come rivalutazione, termine che mi piace molto.. In questa mia indagine l'ambizione, intesa come voglia di ottenere/imparare, è stata... come dire... mascherata, in un certo senso, dalla mia autostima.. la fa da padrona pur essendo molto scarsa.. credo che questa riflessione mi sarà utile e per questo ti ringrazio ancora!
 
Ho apprezzato molto le tue parole e a tal proposito volevo chiederti: tu cosa hai studiato? Sembri aver frequentato qualche scuola di filosofia o comunque qualche università umanistica...sbaglio?
 

 

Il parere di una persona che è dall'altra parte....  :letteradamore:

non mi aspettavo proprio di ritrovarmelo in un forum.. è molto gentile! (non credo che riuscirò a darvi del tu! >.< ) 

La domanda me la sono posta moltissime volte e infatti ho spesso studiato insieme ad altre persone per confrontarmi, ho capito (bene o male) dove sbaglio e ho cercato di migliorare! Le cose ora vanno meglio, anche se ci sono sempre attacchi di depressione, ma penso siano normali agli studenti, no?  :ghghgh:  L'importante è continuare a seguire la propria strada e non abbattersi troppo, la vita è una!

La ringrazio molto per le parole di incoraggiamento che mi ha dato, sono sincera: certe volte penso che i professori siano nati per fare del male agli studenti....e ho spesso paura a chiedere loro delle spiegazioni...So ovviamente che non è così  :oops:  ma è più forte di me...fino ad ora non sono mai andata oltre alle domande durante la lezione.. Ho chiesto aiuto a studenti più bravi di me, che sono miei amici, e non ho avuto problemi nel farlo, ma posso capire chi, magari, ha degli amici con una media inferiore e non ha il coraggio di chiedere aiuto a qualcun altro..poi tra gli studenti c'è anche chi aiuta nel modo sbagliato per evitare che la persona in questione migliori...purtroppo so che ci sono persone così e ancora non capisco cosa ci guadagnano nell'agire in quel modo...

Quindi io posso dire di essere fortunata! Vado ancora troppo piano per i miei gusti, ma cerco sempre di migliorare :)

Ho studiato in un liceo scientifico in una sezione PNI (potenziamento matematica-fisica).

 

Riguardo alla 'paura di fare domande' - che vedo diffusissima anche ben oltre le età e gli ambienti scolatici e accademici - ritengo che si superi con la ridefinizione/rivaltuazione di cui già detto. Il mio ego è diventato abbastanza grande da predendere bensì di essere tanto grande quanto quello di tutto gli altri, dato che prima di essere professori, studenti, medici, disoccupati, ingegneri e premi Nobel siamo essere umani, tutti parigrado, tutti parimerito, tutti eguali.

Questo ovviamente non giustifica mancanze di rispetto; rispetto che comunque deriva non da una pretesa gerachica, ma da semplica buona educazione, da un rispetto "orizzantale" tra pari (che quindi è dovuto anche a noi stessi).

Questa questione della 'paura di fare domande', che è sostanzialmente un'implicito auto-riconoscimento di stessi come inferiori al nostro interlocutore, è un problema anche socialmente rilevante, basti pensare a quando qualcuno va a trattare con una banca, o un avvocato, un giudice, gli esattori, ecc. il fatto di non sentirsi alla pari può causa e causa ingiustizie notevoli. Esempio classico è "avrei voluto obiettare, ma se ha detto così avrà avuto suoi motivi", cioè classica sovrastima non tanto della compenteza quanto proprio del potere della controparte.

 

Anche queste tutte cose che non ti insegnano a scuola o all'università, ma che quando inizi una vita "adulta" volente o nolente dovrai imparare (o meglio… molti non si scrollano di dosso questo modo di pensare per tutta la vita. Inutile dire che continuano a prenderlo in quel posto…)

 

Goditi questi momenti in cui la vita ti concede ancora di "peccare in sicurezza/decisione", ma sappi che non dureranno per sempre.

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Avevo perso la password di questo (e un altro) forum (che poi è la stessa...!!) e mi sono assentata per lungo tempo.. sapendo di averla scritta da qualche parte a casa non ho fatto il recupero pass....poi la cosa mi è praticamente volata via dalla mente :facepalm: fin quando non ho ritrovato l'apposita agenda da me creata contenente tutte le pass/codici/etc.. Così ho pensato di vedere un po' cosa ci fosse di nuovo in questo forum... ammetto cmq di non essere mai stata attiva in nessunissimo forum...ma questo era uno di quelli che frequentavo maggiormente..è quindi per questo che chiedo scusa della mia assenza 

 

Ringrazio quelli che hanno continuato a scrivere nelle mie discussioni! :love:

 

 

Grazie mille per la risposta seria alla mia domanda seria :DD

Io appartengo, come te, alla seconda categoria di metodo di studio («essere "(so)spinti" da dentro di noi») ..o almeno credo.. solo che ho dei problemi al livello "psicologico" (tra virgolette perché sto indagando sulla loro natura e dire "problemi psicologici" è eccessivo..!) e la cosa mi risulta molto difficile... ho provato a far parte della prima categoria, ma mi risulta complicata

 

Mi hai fatto riflettere molto quando hai parlato di ambizione .. questa è una parola che uso davvero molto poco ..

Come ho già scritto, sto "indagando" per conoscermi meglio :baby:  già da molto tempo, cosa che hai definito anche come rivalutazione, termine che mi piace molto.. In questa mia indagine l'ambizione, intesa come voglia di ottenere/imparare, è stata... come dire... mascherata, in un certo senso, dalla mia autostima.. la fa da padrona pur essendo molto scarsa.. credo che questa riflessione mi sarà utile e per questo ti ringrazio ancora!

 

Ho apprezzato molto le tue parole e a tal proposito volevo chiederti: tu cosa hai studiato? Sembri aver frequentato qualche scuola di filosofia o comunque qualche università umanistica...sbaglio?

 

 

Il parere di una persona che è dall'altra parte....  :letteradamore:

non mi aspettavo proprio di ritrovarmelo in un forum.. è molto gentile! (non credo che riuscirò a darvi del tu! >.< ) 

La domanda me la sono posta moltissime volte e infatti ho spesso studiato insieme ad altre persone per confrontarmi, ho capito (bene o male) dove sbaglio e ho cercato di migliorare! Le cose ora vanno meglio, anche se ci sono sempre attacchi di depressione, ma penso siano normali agli studenti, no?  :ghghgh:  L'importante è continuare a seguire la propria strada e non abbattersi troppo, la vita è una!

La ringrazio molto per le parole di incoraggiamento che mi ha dato, sono sincera: certe volte penso che i professori siano nati per fare del male agli studenti....e ho spesso paura a chiedere loro delle spiegazioni...So ovviamente che non è così  :oops:  ma è più forte di me...fino ad ora non sono mai andata oltre alle domande durante la lezione.. Ho chiesto aiuto a studenti più bravi di me, che sono miei amici, e non ho avuto problemi nel farlo, ma posso capire chi, magari, ha degli amici con una media inferiore e non ha il coraggio di chiedere aiuto a qualcun altro..poi tra gli studenti c'è anche chi aiuta nel modo sbagliato per evitare che la persona in questione migliori...purtroppo so che ci sono persone così e ancora non capisco cosa ci guadagnano nell'agire in quel modo...

Quindi io posso dire di essere fortunata! Vado ancora troppo piano per i miei gusti, ma cerco sempre di migliorare :)

Ho studiato in un liceo scientifico in una sezione PNI (potenziamento matematica-fisica).

 

Riguardo alla 'paura di fare domande' - che vedo diffusissima anche ben oltre le età e gli ambienti scolatici e accademici - ritengo che si superi con la ridefinizione/rivaltuazione di cui già detto. Il mio ego è diventato abbastanza grande da predendere bensì di essere tanto grande quanto quello di tutto gli altri, dato che prima di essere professori, studenti, medici, disoccupati, ingegneri e premi Nobel siamo essere umani, tutti parigrado, tutti parimerito, tutti eguali.

Questo ovviamente non giustifica mancanze di rispetto; rispetto che comunque deriva non da una pretesa gerachica, ma da semplica buona educazione, da un rispetto "orizzantale" tra pari (che quindi è dovuto anche a noi stessi).

Questa questione della 'paura di fare domande', che è sostanzialmente un'implicito auto-riconoscimento di stessi come inferiori al nostro interlocutore, è un problema anche socialmente rilevante, basti pensare a quando qualcuno va a trattare con una banca, o un avvocato, un giudice, gli esattori, ecc. il fatto di non sentirsi alla pari può causa e causa ingiustizie notevoli. Esempio classico è "avrei voluto obiettare, ma se ha detto così avrà avuto suoi motivi", cioè classica sovrastima non tanto della compenteza quanto proprio del potere della controparte.

 

Anche queste tutte cose che non ti insegnano a scuola o all'università, ma che quando inizi una vita "adulta" volente o nolente dovrai imparare (o meglio… molti non si scrollano di dosso questo modo di pensare per tutta la vita. Inutile dire che continuano a prenderlo in quel posto…)

 

Goditi questi momenti in cui la vita ti concede ancora di "peccare in sicurezza/decisione", ma sappi che non dureranno per sempre.

Lo spero...!

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