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pepo154

Il problema degli studi di informatica

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L'informatica è ovunque.

Ok è una frase fatta ma è la verità, è in ogni campo, veramente ovunque e ogni giorno si aggiungono nuovi settori che non possono fare a meno dell'informatica.

Anche l'elettronica è ovunque (ovviamente) così come anche la chimica oppure la fisica (nei nostri sistemi di sicurezza automobilistici c'è parecchia fisica studiata insieme all'elettronica, all'informatica, ecc.).

L'elettronica però "non si usa" così come la chimica o la fisica (un fisico teorico avrebbe da obiettare) e così tantissimi altri settori.

Sono "tecnologie trasparenti".

Per l'informatica ancora non è arrivato questo momento. Non è ancora trasparente all'uso.

Lo è in parte ma non in tutte le cose. Lo è quando usiamo una lavatrice, quando usiamo una tv, quando guidiamo con i vari sistemi di bordo ma non lo è assolutamente quando programmiamo, lavoriamo, realizziamo un videogioco o un film o modelliamo in 3D ecc.

Anzi per tanti settori c'è bisogno anche di una grossa configurazione iniziale.

Questa premessa mi è indispensabile nell'entrare nel problema dell'insegnamento dell'informatica.

Il problema è a mio parere uno solo: insegnano solo un tipo di informatica, cioè l'informatica teorica.

Io invece penso che l'informatica sia da dividere principalmente in 3 grossi tronconi di insegnamento MOLTO diversi tra di loro:

- informatica teorica: l'attuale informatica insegnata nelle università italiane, proprio questa che insegnano, anzi ripulita dai vari esami "professionalizzanti" che in realtà non hanno mai funzionato. Quindi l'informatica classica, con algoritmi, con i principi di reti, architetture hw e sw, sistemi operativi, ecc.

- informatica "lavorativa" (ovviamente nome provvisorio): l'informatica che cercano MOLTI studenti e che NON TROVERANNO MAI. In qualsiasi discussione sull'informatica e di come viene insegnata c'è sempre chi disdegna (compresi i professori) questo tipo di insegnamento, come se l'informatica teorica sia più "raffinata" di "livello superiore" o quello che volete. La realtà dei fatti è che molti, moltissimi, sono interessati a questo tipo di competenze. Le università potrebbe trovare finanziamenti facili anche dalle aziende (dato che l'istruzione ha problemi di budget) perché fornirebbe studenti già preparati e magari anche parecchio bene. Con informatica lavorativa intendo percorsi di studio dove si impara ad esempio "amministrazione di reti". Ma quella vera, con NAS, SAN, reti geografiche, ecc. Le cose vere, magari spiegate da esperti del settore (e non accademici che sono stati decenni dentro le mure universitarie), non i concetti come "cos'è un nas?" e bona. No, intendo proprio "costruire una rete in ambiente tot" oppure "studiamo come Amazon gestisce le sue reti". Esempi concreti, competenze spendibili sul lavoro. Cose che sul campo magari ci vogliono anni a capire, o anche solo a vedere (dato che non sempre si riesce ad arrivare ad aziende di un certo calibro). Perché non insegnarle?

Eh no, non diciamo che uno che esce dalla prima categoria sa già queste cose. Non sa ed è giusto che non sappia queste cose. Il problema è anche che attualmente chi esce dalla prima categoria parte molto svantaggiato da chi magari non ha studiato l'informatica teorica universitaria ma si è subito "sporcato le mani" nel settore. E non sono campi dove non si studia ma si smanetta al computer, anzi, sono campi dove teoricamente da studiare ce ne è tanto e ovviamente attinge anche a piene mani dalla teoria ma giusto quello che serve per applicare la teoria alla pratica.

I campi sono teoricamente tanti, si potrebbe ovviamente tentare di fare dei macro-corsi perché troppa frammentazione costa. Ad esempio: amministrazione reti, programmazione grafica e videogiochi, programmazione hw di basso livello/sistemi embedded, filtri video o audio, e così via.

Ovviamente si potrebbe controbattere "ma esistono già nelle università". Certo, si, 1 esame, 2 su 4 concetti. Se questo è essere preparati su un argomento non ci siamo proprio.

Io intendo un percorso focalizzato su quella tal cosa su cui si impara veramente a costruire quella tal cosa.

E non è una cosa da contrapporre all'informatica teorica. L'informatico teorico è una figura che ovviamente ha senso di esistere e esisterà sempre in futuro ma non a tutti gli studenti interessa.

- informatica "usata" (scusatemi ma non trovo altre parole :D ). Con questo intendo tutti quegli ambiti dove l'informatica è lo strumento principe per fare un qualcosa. E' abbastanza sovrapponibile a qualche corso già esistente ma io intendo comunque un esperto totale sullo strumento per quell'ambito. Un esempio è il montaggio video oppure il fotoritocco oppure l'audio. Altri esempi sono applicazioni industriali fortemente dedicati. In ogni caso qualche corso esiste già e io intendo corsi simili ma centrati totalmente sullo strumento informatico dove chi esce da questo tipo di corsi sa usare al 100% strumenti del genere (strumenti che spesso sono enormi come funzioni) e possa essere usato da industrie a cui serve uno preparato (e che magari faccia da guru e insegni ad altri tutti i trucchi). Ovviamente anche questa branca penso che possa trovare tranquillamente sponsor tra le aziende e anche tra le software-house più famose (con evidente ritorno di fidelizzazione). E' per chi l'informatica piace "usarla" e non sono pochi. E' per quella categoria di persone che dicono che gli piace usare il computer ma non vogliono sapere cosa ci sta dietro (legittimo). In fondo ci sono piloti di formula 1 che dichiarano tranquillamente di non sapere troppo di motori ma gli piace guidare.

Diciamo che a grandi linee la differenza tra la terza categoria e la seconda è che nella seconda c'è chi crea lo strumento (ad esempio c'è chi programma i filtri immagine di Photoshop) mentre nella terza chi lo usa (cioè chi usa Photoshop e sa ogni minima regolazione).

Questo tipo di suddivisione è anche abbastanza graduale dal teorico puro al pratico totale. Diciamo che la seconda categoria è quella potenzialmente più richiesta. Dei miei compagni di corso quelli veramente interessati all'informatica teorica saranno il 20% ma forse anche il 10/15%. Gli altri dicono "io voglio imparare a programmare sistemi embedded" (ad esempio), si mettono quei 2/3 esami che trovano nel piano di studi, studiano altri 15 esami che non gli interessano e quei 3 esami che hanno non li soddisfano perché o sono troppo generici o in parte già sanno (d'altronde se è la loro passione qualcosa avranno già visto).

Riallacciandomi all'introduzione è l'informatica ad avere stravolto un po' tutto. D'altronde la chimica non viene "usata", non viene "programmata". Se uno studia chimica studia chimica, stop. Se uno studia elettronica studia elettronica. Sono materie che si prestano a essere molto teoriche perché nel mondo del lavoro viene usata praticamente solo teoria. La fisica o la statistica o l'economia non è un oggetto che si usa per fare un esempio. Quello che si vede in classe c'è anche "nel mondo vero", cosa assolutamente non vera nell'ambito informatico. L'informatica teorica è qualcosa di completamente diverso è molto lontano da quello che può esserci in campo lavorativo (a parte alcuni rarissimi esempi di alcune figure particolari nelle grosse aziende oppure in R&D). Questo perché l'informatica ha creato nuove cose a partire da se stessa, ha creato lavori, continua a creare strumenti, insomma continua a cambiare il mondo.


iPad 3 3G 64 Gb, iPad mini 3G 64 Gb, Mac mini + SSD OWC 120 + Thunderbolt display, iMac 27" Quad 2.66, MacBook Air 11 1,7, MacBook Pro 15 retina 256 SSD, iMac G4 17" 800.

iPhone 5 32 Gb, iPod Touch 8 Gb, iPod photo 60Gb, iPod II 10Gb 2^G, iPod Shuffle 1Gb.

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Tu vorresti un università che faccia avviamento al lavoro (in senso lato), io invece sono molto favorevole al fatto che nell'università non venga insegnato un campo specifico ma si rimanga quasi sempre sul generale. Secondo me nella vita non sai mai quello che può servirti finchè non ti serve e quindi perchè essere impreparati?

Ipotizziamo che si faccia un università in cui si insegnano anche le cose pratiche, sai meglio si me quanto cambi e si evolva rapidamente la situazione dell'informatica, della programmazione, internet...te la sentiresti tu di decidere ad esempio quali linguaggi inserire in un piano di studi avendo la certezza che fra 5 anni siano ancora attuali? Anche questo è da considerare.

Matematica e fisica ed anche statistica sono molto importanti, anche per programmare, a me è già capitato di averne bisogno per realizzare un plugin che analizzava immagini, senza queste nozioni sarebbe stata la fine.

Può anche essere che tu scelga una carriera lavorativa in cui queste nozioni non servono, ma in questo caso è un po' come precludersi delle strade a priori.

Non fraintendermi il tuo discorso è molto logico e in parte lo condivido, ma realisticamente di difficile attuazione, anche con tutta la buona volontà..

Forse delle università del genere sarebbero università finanziate da aziende, che fanno investimento per il loro interesse, non certo per quello degli studenti.

  • Love 1

Antivirus su mac? No grazie!! Utente Mac dal 10 aprile 2009.

 MacBook air 13, MacBook White 13, Canon Eos 1100D, Nexus5  . Lurker. Tartassala!! ToDo: Tentare di conquistare il mondo!!

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Sostanzialmente è quello che sento dire da sempre, dalle elementari per dire :ghghgh:

E' meglio fare delle precisazioni.

- io sono stato sempre MOLTO favorevole al percorso 3+2, l'idea iniziale di percorso 3+2, quello che faceva 3 anni di basi e 2 di "specializzazione" ma quella vera. Purtroppo è fallito totalmente e in 3 anni cercano di concludere un qualcosa e poi riprendono il cammino nei 2 anni successivi. L'università italiana rimane comunque valida e chi può fa 3 anni di base qui e fa 2 anni di "specializzazione" all'estero, ma quella vera, ad esempio un mio amico è in USA dove impara a programmare videogiochi. Questo lo renderà un super-laureato a mio parere.

- non ho parlato specificatamente di università. Ho parlato di "studi" in modo generale. Questo perché se la prima categoria è ovviamente universitaria la terza potrebbe essere fatta anche da corsi di 1 anno oppure 2 non in università. Però tutto regolamentato e controllato, non come i corsi attuali di cui non si sa se fidarsi.

- non vedo nulla di così deplorevole dal desiderio di essere avviati al lavoro. Quando si accenna questa cosa subito si viene attaccati "ma tu osi specializzarti in qualcosa? :shock: Non ti rendi conto? :shock: " ecc.

C'è chi desidera essere avviato al mondo lavorativo, ebbene sì, c'è chi invece desidera fare il ricercatore, ebbene sì. E' bene secondo me iniziare a dividere un attimo le 2 categorie nel mondo informatico.

- la seconda categoria di per se potrebbe essere molto più teorica di quello che pensi. E' la categoria ideale che desidero. Dovrebbe essere molto più settoriale, con anche buone basi ma funzionali a quello che serve al settore scelto. E' inutile attualmente pasticciare con mille campi come si fa in informatica e alla fine non se ne esce nemmeno preparati in mezzo. Alla fine le uniche materie fatte un pochino bene sono come al solito quelle di base... Allora io dico: teniamole e amplifichiamole (non parlo mica di eliminare la prima categoria) e poi creiamo altre tronconi molto più settoriali.

- tutto cambia, è inutile. C'è questa cosa che effettivamente se uno di base sa molto allora si può spostare agilmente in qualsiasi settore. E' vero ma non è totalmente vero. Non è vero perché negli anni TUTTO CAMBIA quindi l'università non potrà mai fornire le basi per tutto, fornirà le basi per qualche anno. E' il classico pensiero che si ha del tipo "prendo la laurea e finisco di studiare".

- è interesse dell'azienda, ovvio, molto ovvio. Non vedo anche qui nulla di deplorevole, anzi decisamente vantaggioso. NESSUN studente verrebbe obbligato a scegliere una o l'altra categoria. Se sceglie una categoria "professionale" allora significa che gli interessa quella tal cosa e interessa anche all'azienda. Nulla di male, d'altronde se si fa ciò che piace è l'ideale. Non è perché c'è di mezzo un'azienda allora per forza deve essere il male.

- perché di difficile attuazione? In USA praticamente ci sono scuole (e non per forza università) che sono solo professionalizzanti, ovviamente a carissimo prezzo. Lì soffrono del problema opposto: mancanza di basi. Io penso che con la nostra esperienza universitaria si potrebbe fare qualcosa di veramente ottimo e ben strutturato.


iPad 3 3G 64 Gb, iPad mini 3G 64 Gb, Mac mini + SSD OWC 120 + Thunderbolt display, iMac 27" Quad 2.66, MacBook Air 11 1,7, MacBook Pro 15 retina 256 SSD, iMac G4 17" 800.

iPhone 5 32 Gb, iPod Touch 8 Gb, iPod photo 60Gb, iPod II 10Gb 2^G, iPod Shuffle 1Gb.

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Premetto che non insegno informatica. Che sono sfavorevole al 3+2. Che ho sempre visto il laureato (ingegnere informatico, ingegnere e basta) italiano ricercato in tutto il mondo. Quindi i punti di forza del laureato italiano ci sono e sono bene elencati nel secondo intervento. Vi sono sicuramente dei punti di debolezza, che forse vanno ricercati negli interventi di chi ha aperto il topic. Il punto è che c'è una mentalità da parte delle aziende ed anche degli studenti un po' miope. Questa vorrebbe il laureato pronto e operativo per l'inserimento in una azienda. Io voglio che abbia le basi (naturalmente sommate con tutta l'esperienza) per essere competitivo anche tra trent'anni. Quindi l'idea che l'università o il politecnico riceva finanziamenti da aziende (cosa che accade) e che lavori su progetti con quelle aziende va bene solo per stage. E ce ne sono tanti. Non va bene per la preparazione istituzionale. Questo naturalmente nella mia visione personale.

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Come temevo il mio intervento non è stato capito.

Mettiamola sotto un'altra luce.

La fisica prima era all'interno di filosofia, oppure tutte le scienze prima erano sotto "scienze". Ora prendete un qualsiasi chimico e ditegli "guarda tu per fare chimica dovrai studiarti prima tutto lo scibile sulle scienze, qualsiasi scienza, dalla fisica alla matematica alla astronomia e nel frattempo avrai anche qualche cosa di chimica". Capite che non ha senso. Eppure prima era così, non esisteva chimica ma solo "scienze".

Così come l'elettronica. Non esisteva elettronica, esisteva all'interno di qualche branca universitaria che ora non so, ipotizzo fisica. Quando l'elettronica è diventa "troppo grossa" ha iniziato a prendere un'autonomia tutta sua.

Così come informatica. Prima informatica era sotto elettronica e poi si è staccata. Chissà quanti avranno gridato allo scandalo dicendo "non si imparano le basi di elettronica" e così anche quando elettronica si è divisa da fisica (?).

Invece man mano che la scienza va avanti le conoscenze aumentano a tal punto da generare vere e proprie branche autonome che sicuramente comunque attingono dalla scienza attorno.

Per questo dico che fare "informatica" non va bene. Va bene per chi vuole avere un qualcosa di generale ma più si va avanti più è indispensabile iniziare a scegliere una specializzazione perché l'informatica ora è troppo grande. Non solo lei è troppo grande ma genera a sua volta nuove specializzazioni.

Oramai l'ambito reti per fare un esempio è enorme così come l'ambito grafica. È inutile che chi vuole buttarsi sull'ambito reti per dire debba impararsi principi di grafica 3D e viceversa. È una perdita di tempo. Ovviamente è indispensabile che si impari bene architetture.

L'informatica generica è troppo datata, andava bene negli anni '70 e '80 quando c'erano quattro mainframe da programmare e infatti i programmi didattici sono rimasti molto simili.


iPad 3 3G 64 Gb, iPad mini 3G 64 Gb, Mac mini + SSD OWC 120 + Thunderbolt display, iMac 27" Quad 2.66, MacBook Air 11 1,7, MacBook Pro 15 retina 256 SSD, iMac G4 17" 800.

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Sul fatto che sia un campo talmente vasto che si debba specializzare sono parzialmente d'accordo. Da me si faceva Ing.Informatica Industriale, Ing.Informatica Sistemi informativi, Ing.Informatica Meccatronica e Ing.Informatica Biomedica. Però solamente dal secondo anno della triennale. Io ho fatto biomedica e c'erano 7-8 esami diversi dagli altri (in tutti e 2 gli anni, secondo e terzo). Poi alla specialistica..puff..non ci sono più i fondi non si fa più biomedica ne meccatronica..se vuoi puoi andare a milano..recuperando ovviamente una decina di esami..

Quindi forse da questo punto di vista le "buone intenzioni" c'erano pure, ma è mancata la parte finanziaria. C'è anche da dire che fare lezione in 10-12 persone in università è una cosa assurda..

Cmq ho capito quale è il tuo pensiero, il problema resta come suddividere i vari corsi di informatica.


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Si, e forse uno dei problemi è che in Italia per "mettere a posto" tanti docenti si sono moltiplicate le sedi universitarie. Tutto questo con una gestione sbagliata (da galera) dei fondi. Meglio sarebbe avere poche università, con più servizi per gli studenti fuori sede e un'organizzazione dei corsi completamente diversa. E forse si potrebbe parlare in termini pratici delle cose ci cui state dicendo voi. Ma andate a dirlo a quell'ammasso di baroni che hanno nelle mani le nostre università.

Non so se ho compreso la ratio del tuo intervento, ma sono certo che con una università che non ha i finanziamenti per portare avanti dei corsi perché è troppo spezzettata per le ragioni di cui sopra, qualunque discorso di buon senso sia impossibile.

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Premetto che non insegno informatica. Che sono sfavorevole al 3+2. Che ho sempre visto il laureato (ingegnere informatico, ingegnere e basta) italiano ricercato in tutto il mondo. Quindi i punti di forza del laureato italiano ci sono e sono bene elencati nel secondo intervento. Vi sono sicuramente dei punti di debolezza, che forse vanno ricercati negli interventi di chi ha aperto il topic. Il punto è che c'è una mentalità da parte delle aziende ed anche degli studenti un po' miope. Questa vorrebbe il laureato pronto e operativo per l'inserimento in una azienda. Io voglio che abbia le basi (naturalmente sommate con tutta l'esperienza) per essere competitivo anche tra trent'anni. Quindi l'idea che l'università o il politecnico riceva finanziamenti da aziende (cosa che accade) e che lavori su progetti con quelle aziende va bene solo per stage. E ce ne sono tanti. Non va bene per la preparazione istituzionale. Questo naturalmente nella mia visione personale.

Pensare di essere competitivi tra trent'anni, anche con un' ottima base universitaria, è secondo me irreale.

Conosco ing. meccanici, con 65 anni, che si rifiutano di adattarsi a quella che è la realtà odierna fatta di CAD, progettazione 3D e software PDM, disegnando ancora con il tecnigrafo e poi facendo "ricopiare" il lavoro al computer.

Io mi tengo molto aggiornato, cercando di accumulare certificazioni, ma non penso che quando avrò 65 anni sarò comunque paragonabile ad un ragazzo, magari anche non laureato.

Ho assistito personalmente a colloqui di lavoro di laureati che, anche se preparati dal punto di vista teorico, erano molto carenti "lato pratico"; niente di male, il problema nasce dalle richieste di uno stipendio da ingegnere, e dall'ulteriore investimento che l'azienda deve fare per formare "sul campo" il nuovo dipendente.

Il ragionamento, che ho visto fare alla dirigenza, è: "Perché assumere un ingegnere, e pagarlo come tale, se devo istruirlo come un perito informatico di 20 anni? La differenza dove sta, che uno conosce come è nato il protocollo TCP/IP e l'altro no?".

Io, da canto mio, ho cercato di sottolineare che spesso la differenza sta nell'elasticità mentale, e nell'approccio che una persona che ha terminato 5 anni di università può, non deve, possedere.

Per quanto riguarda lo stage, a mio tempo ci partecipai, e mi ricordo che mi misero a fare le fotocopie.

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L'informatica è ovunque.

Ok è una frase fatta ma è la verità, è in ogni campo, veramente ovunque e ogni giorno si aggiungono nuovi settori che non possono fare a meno dell'informatica.

Anche l'elettronica è ovunque (ovviamente) così come anche la chimica oppure la fisica (nei nostri sistemi di sicurezza automobilistici c'è parecchia fisica studiata insieme all'elettronica, all'informatica, ecc.).

L'elettronica però "non si usa" così come la chimica o la fisica (un fisico teorico avrebbe da obiettare) e così tantissimi altri settori.

Sono "tecnologie trasparenti".

Per l'informatica ancora non è arrivato questo momento. Non è ancora trasparente all'uso.

Lo è in parte ma non in tutte le cose. Lo è quando usiamo una lavatrice, quando usiamo una tv, quando guidiamo con i vari sistemi di bordo ma non lo è assolutamente quando programmiamo, lavoriamo, realizziamo un videogioco o un film o modelliamo in 3D ecc.

Anzi per tanti settori c'è bisogno anche di una grossa configurazione iniziale.

Questa premessa mi è indispensabile nell'entrare nel problema dell'insegnamento dell'informatica.

Il problema è a mio parere uno solo: insegnano solo un tipo di informatica, cioè l'informatica teorica.

Io invece penso che l'informatica sia da dividere principalmente in 3 grossi tronconi di insegnamento MOLTO diversi tra di loro:

- informatica teorica: l'attuale informatica insegnata nelle università italiane, proprio questa che insegnano, anzi ripulita dai vari esami "professionalizzanti" che in realtà non hanno mai funzionato. Quindi l'informatica classica, con algoritmi, con i principi di reti, architetture hw e sw, sistemi operativi, ecc.

- informatica "lavorativa" (ovviamente nome provvisorio): l'informatica che cercano MOLTI studenti e che NON TROVERANNO MAI. In qualsiasi discussione sull'informatica e di come viene insegnata c'è sempre chi disdegna (compresi i professori) questo tipo di insegnamento, come se l'informatica teorica sia più "raffinata" di "livello superiore" o quello che volete. La realtà dei fatti è che molti, moltissimi, sono interessati a questo tipo di competenze. Le università potrebbe trovare finanziamenti facili anche dalle aziende (dato che l'istruzione ha problemi di budget) perché fornirebbe studenti già preparati e magari anche parecchio bene. Con informatica lavorativa intendo percorsi di studio dove si impara ad esempio "amministrazione di reti". Ma quella vera, con NAS, SAN, reti geografiche, ecc. Le cose vere, magari spiegate da esperti del settore (e non accademici che sono stati decenni dentro le mure universitarie), non i concetti come "cos'è un nas?" e bona. No, intendo proprio "costruire una rete in ambiente tot" oppure "studiamo come Amazon gestisce le sue reti". Esempi concreti, competenze spendibili sul lavoro. Cose che sul campo magari ci vogliono anni a capire, o anche solo a vedere (dato che non sempre si riesce ad arrivare ad aziende di un certo calibro). Perché non insegnarle?

Eh no, non diciamo che uno che esce dalla prima categoria sa già queste cose. Non sa ed è giusto che non sappia queste cose. Il problema è anche che attualmente chi esce dalla prima categoria parte molto svantaggiato da chi magari non ha studiato l'informatica teorica universitaria ma si è subito "sporcato le mani" nel settore. E non sono campi dove non si studia ma si smanetta al computer, anzi, sono campi dove teoricamente da studiare ce ne è tanto e ovviamente attinge anche a piene mani dalla teoria ma giusto quello che serve per applicare la teoria alla pratica.

I campi sono teoricamente tanti, si potrebbe ovviamente tentare di fare dei macro-corsi perché troppa frammentazione costa. Ad esempio: amministrazione reti, programmazione grafica e videogiochi, programmazione hw di basso livello/sistemi embedded, filtri video o audio, e così via.

Ovviamente si potrebbe controbattere "ma esistono già nelle università". Certo, si, 1 esame, 2 su 4 concetti. Se questo è essere preparati su un argomento non ci siamo proprio.

Io intendo un percorso focalizzato su quella tal cosa su cui si impara veramente a costruire quella tal cosa.

E non è una cosa da contrapporre all'informatica teorica. L'informatico teorico è una figura che ovviamente ha senso di esistere e esisterà sempre in futuro ma non a tutti gli studenti interessa.

- informatica "usata" (scusatemi ma non trovo altre parole biggrin.gif ). Con questo intendo tutti quegli ambiti dove l'informatica è lo strumento principe per fare un qualcosa. E' abbastanza sovrapponibile a qualche corso già esistente ma io intendo comunque un esperto totale sullo strumento per quell'ambito. Un esempio è il montaggio video oppure il fotoritocco oppure l'audio. Altri esempi sono applicazioni industriali fortemente dedicati. In ogni caso qualche corso esiste già e io intendo corsi simili ma centrati totalmente sullo strumento informatico dove chi esce da questo tipo di corsi sa usare al 100% strumenti del genere (strumenti che spesso sono enormi come funzioni) e possa essere usato da industrie a cui serve uno preparato (e che magari faccia da guru e insegni ad altri tutti i trucchi). Ovviamente anche questa branca penso che possa trovare tranquillamente sponsor tra le aziende e anche tra le software-house più famose (con evidente ritorno di fidelizzazione). E' per chi l'informatica piace "usarla" e non sono pochi. E' per quella categoria di persone che dicono che gli piace usare il computer ma non vogliono sapere cosa ci sta dietro (legittimo). In fondo ci sono piloti di formula 1 che dichiarano tranquillamente di non sapere troppo di motori ma gli piace guidare.

Diciamo che a grandi linee la differenza tra la terza categoria e la seconda è che nella seconda c'è chi crea lo strumento (ad esempio c'è chi programma i filtri immagine di Photoshop) mentre nella terza chi lo usa (cioè chi usa Photoshop e sa ogni minima regolazione).

Questo tipo di suddivisione è anche abbastanza graduale dal teorico puro al pratico totale. Diciamo che la seconda categoria è quella potenzialmente più richiesta. Dei miei compagni di corso quelli veramente interessati all'informatica teorica saranno il 20% ma forse anche il 10/15%. Gli altri dicono "io voglio imparare a programmare sistemi embedded" (ad esempio), si mettono quei 2/3 esami che trovano nel piano di studi, studiano altri 15 esami che non gli interessano e quei 3 esami che hanno non li soddisfano perché o sono troppo generici o in parte già sanno (d'altronde se è la loro passione qualcosa avranno già visto).

Riallacciandomi all'introduzione è l'informatica ad avere stravolto un po' tutto. D'altronde la chimica non viene "usata", non viene "programmata". Se uno studia chimica studia chimica, stop. Se uno studia elettronica studia elettronica. Sono materie che si prestano a essere molto teoriche perché nel mondo del lavoro viene usata praticamente solo teoria. La fisica o la statistica o l'economia non è un oggetto che si usa per fare un esempio. Quello che si vede in classe c'è anche "nel mondo vero", cosa assolutamente non vera nell'ambito informatico. L'informatica teorica è qualcosa di completamente diverso è molto lontano da quello che può esserci in campo lavorativo (a parte alcuni rarissimi esempi di alcune figure particolari nelle grosse aziende oppure in R&D). Questo perché l'informatica ha creato nuove cose a partire da se stessa, ha creato lavori, continua a creare strumenti, insomma continua a cambiare il mondo.

Sono parzialmente d'accordo (scusate se rispondo a questo post senza leggere tutta la discussione). Io sono ancora studente alle superiori, certo una delle materie è informatica, ma la considero uno scherzo per come è insegnata.

Mi interesserebbe molto, una volta approdato all'università (SE ci arrivo) abbinare alle basi teoriche della formazione specifica, mi allevierebbe il peso di studiare da solo *. Sarebbe bello poter fare pratica, vista la difficoltà di accedere al tirocinio.

Dico ovviamente INSIEME alle basi teoriche, non come corso separato. Quanti neolaureati sanno fare qualcosa di banalmente semplice come configurare un server ftp? Quanti, parlando di san, conoscono il significato di LUN?

Conosco una persona che lavora per una multinazionale con le mani in pasta un po' in tutto (Servizi, housing, hardware {server x86/proprietari, mainframe, supercomputer} e software) che si era iscritta all'università, ma ne è scappata dopo una o due settimane. Conosce ovviamente, per il suo lavoro, diversi linguaggi di scripting, ma dubito che abbia mai scritto un programma C per qualcosa di semplice come calcolare i numeri primi o calcolare il fattoriale di un numero, a differenza dei laureati.

Eppure lamenta che la maggior parte delle persone che gli arrivano non hanno mai toccato UNIX, se l'hanno fatto (con linux) non sanno usare cose come LVM, ecc, perché ne fanno un uso "home" e non sanno gestire niente, per via dell'eccessiva teoria, probabilmente anche mal compresa.

Ho sentito anche voci, c'è chi si lamenta che le persone che sfornano oggi le università sono abituate ad usare molte astrazioni perdendo il contatto con il funzionamento del computer. Sanno programmare in java, ma non sanno modificare un byte, non sanno effetuare una bitwise operation. Pare che una nota azienda, multinazionale anche questa, produttrice di smartphone, non sia ancora riuscita a conformarsi al set di caratteri GSM7 perché secondo il capo sviluppatore "un char è un byte e non si può fare" e molti sviluppatori non conoscono più la differenza tra una variabile ed un puntatore.

Terza ed ultima, questa ha un nome. La National Security Agency vorrebbe assumere hacker/esperti in sicurezza, da affiancare al gran numero di crittografi. Mi pare si parlasse di 10 mila posti vacanti. L'NSA vuole ovviamente che i dipendenti possano scrivere shellcode, avere logica per trovare una vulnerabilità, magari fare reverse engineering, saper completare compiti di natura forsense come, per esempio, analizzare un dump della memoria di un computer, analizzare malware con codice offuscato nei modi più fantasiosi. Si lamentano ovviamente, che le università non insegnano nulla di tutto questo, secondo loro hanno paura ad insegnare agli studenti qualcosa che può essere usato per compiere azioni illegali, o non lo sanno spiegare. Sono votate a creare programmatori per soddisfare la domanda delle software house, a scrivere molto codice, magari anche senza riguardo alla sicurezza. Non insegnano, secondo loro, le basi sul funzionamento dei computer, la programmazione a basso livello (assembly) ed i fondamenti di sicurezza informatica. Sono costretti, una volta assunto un laureato, a perdere soldi e tempo per formarlo internamente.

*mi allevierebbe il peso di studiare da solo perché ovvimente, se uno ha la VOLONTA' di imparare qualcosa, esiste la documentazione ufficiale, corsi delle aziende, certificazioni, libri su qualsiasi argomento... per i quali serve comunque una base, che ovviamente spetta all'università fornirti

Modificato da kimj1

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Beh non è così dappertutto... sto seguendo un corso su iTunes U dell'Università di Trento per imparare le basi della programmazione per Android.. e lo trovo abbastanza utile!


Macbook pro 2011 - i7 2,2 ghz - 8 Gb ram - Ssd Samsung 830 256gb HD 500gb 7200rpm - Schermo hd antiglare

Seguimi qui www.kemlive.it

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Senza contare che molti professori stanno chiusi nell'università e quindi per forza di cose non "provano sul campo". I pochi professori che ho trovato che lavoravano fuori e insegnavano contemporaneamente sono stati i migliori.

Poi c'è anche da dire che quello che dici possono anche essere cose molto difficili. Se contiamo che in università ci entra chiunque è ovvio che il livello minimo di sufficienza si abbassa.

kimj1 mi sa che leggiamo lo stesso blog :ghghgh:


iPad 3 3G 64 Gb, iPad mini 3G 64 Gb, Mac mini + SSD OWC 120 + Thunderbolt display, iMac 27" Quad 2.66, MacBook Air 11 1,7, MacBook Pro 15 retina 256 SSD, iMac G4 17" 800.

iPhone 5 32 Gb, iPod Touch 8 Gb, iPod photo 60Gb, iPod II 10Gb 2^G, iPod Shuffle 1Gb.

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I pochi professori che ho trovato che lavoravano fuori e insegnavano contemporaneamente sono stati i migliori.

Concordo, stessa esperienza. Un ottimo professore di Ingegneria del software e intelligenza artificiale.


Antivirus su mac? No grazie!! Utente Mac dal 10 aprile 2009.

 MacBook air 13, MacBook White 13, Canon Eos 1100D, Nexus5  . Lurker. Tartassala!! ToDo: Tentare di conquistare il mondo!!

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Anche perché ti continuano a fare esempi su loro esperienze ed è un grande aiuto nell'apprendimento.


iPad 3 3G 64 Gb, iPad mini 3G 64 Gb, Mac mini + SSD OWC 120 + Thunderbolt display, iMac 27" Quad 2.66, MacBook Air 11 1,7, MacBook Pro 15 retina 256 SSD, iMac G4 17" 800.

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Anche perché ti continuano a fare esempi su loro esperienze ed è un grande aiuto nell'apprendimento.

edit: deciso

Modificato da kimj1

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...voi che fareste?

Posso solo consigliarti di spegnere il forno/lavatrice quando lo accendi...

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Ciao a tutti!

Ho letto tutte le varie opinioni riguardanti l'informatica e il suo insegnamento.

Io sono uno studente del 3°anno di Informatica e per me il problema non è cosa viene insegnato ma come viene insegnato. Come avete detto voi, ci sono dei professori eccezionali, anche nella mia università, ma altri andrebbero eliminati in seduta stante.

Non vi nascondo che io sono il classico "secchione" ma una cosa che non sopporto è la facilità di prendere voti alti ad alcuni esami.

Infatti oggi l'obiettivo è diventato quello di aumentare il numero di laureati (perchè eravamo indietro rispetto alla media europea circa 10anni fa) e non di aumentare le loro competenze. E questa è la cosa che odio di più dell'università italiana.

Io amo l'università teorica e credo che il mio futuro sia fare il ricercatore (anche se in Italia ormai è una professione praticamente preclusa) ma come hanno detto alcuni di voi, sono d'accordo nel dire che dovrebbe esistere un'informatica un pò più pratica (anche se io non la

seguirei nemmeno per sogno). Secondo me molti sottovalutano l'informatica teorica perchè nella maggioranza dei corsi che ho frequentato non era importante la teoria ma imparare a fare degli esercizi... Naturalmente se un laureato, durante i suoi studi, si è limitato ad imparare a svolgere questi compitini, quando andrà nel mondo del lavoro incontrerà serie difficoltà... (E questo non vale solo per le materie caratterizzanti ma anche per quelle associate)

Io credo che l'Informatica che viene insegnata (escludendo quei professori che effettivamente non sanno insegnare) è tutto sommato buona ma è l'approccio degli studenti che è sbagliato. Io, quando seguo un corso, non studio per superare l'esame ma studio per aumentare/migliorare le mie competenze che è una cosa estramemente diversa.

Modificato da piccolb

MacBook Air 13'' 128GB 8GB RAM mid 2012 - iPhone 4s 16GB White

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Beh l'ultimo messaggio di piccolb è da quotare in toto.

Un po' tutti almeno una volta abbiamo studiato per superare l'esame su materie poco interessanti :DD mentre su altre più interessanti ci si è appassionati di più.

Tuttavia spesso l'approccio è quello come fai notare ma a volte sono anche gli stessi professori a "preparare" su esercizi preimpostati sempre uguali.

Per la questione dei voti non mi sembra che sia facile prendere voti alti, anzi, rispetto ad altre facoltà io vedo che ad informatica (sia sotto la facoltà di scienze che sotto ingegneria) siamo quelli con i voti più bassi di media. E le statistiche degli atenei lo confermano. Insomma i classici umanistici vanno avanti di 30 continuamente.

Non sono esperto ma probabilmente questa cosa svantaggia in caso di borse di studio o graduatorie dove guardano il voto, o magari tengono conto della cosa, ma insomma facessero una graduatoria generale e gli ingegneri, matematici, scienziati o facoltà simili non figurerebbero mai.

Poi c'è l'esame "più facile" e quello più difficile e quindi da una parte mediamente si prendono voti alti e dall'altra molto più bassi ma penso sia normale.

Più che altro non è il prendere il voto alto, è come è fatta la valutazione.

Premesso che inspiegabilmente ci sono materie dove i voti sono per forza bassi (e non si capisce il perché) a volte dipende da che professore si capita all'orale, se è un assistente o cosa, o anche in che appello (a volte fanno appelli "condono" per far passare la gente accumulata). Mi è capitato anche di vedere personalmente 2 compiti con gli stessi errori e valutazioni totalmente diverse (tipo da una parte 28 e dall'altra 20). Insomma quello che definisco io "voti a caso" piuttosto che "voti troppo alti".

Per il resto ho incontrato qualche informatico "teorico" e li stimo profondamente. Sono più matematici piuttosto di "smanettoni" tipici. Per questo io spero in una maggior "divisione" tra le due categorie. E' innegabile che chi vuole andare a programmare videogiochi è più interessato ai motori grafici, alla programmazione C e alla fisica ma intesa come "strumento" per fare determinati calcoli mentre chi è interessato magari ad algoritmi o a macchine a stati finiti è interessato magari più alla matematica e via dicendo.


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Io avevo fatto un corso "informatica teorica" ed è stato molto interessante... avevamo fatto molti teoremi, problemi semidecidibili, macchina di Turing..


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In informatica sotto scienze è il focus principale.

Per fare altri esempi: mancano esami di economia e impresa seri.

Non l'esamino di economia che parla di come fare un bilancio (quello che ho visto io) ma qualche esame che parla su come sono organizzate le aziende, su come si apre una nuova attività, su come si stende un project plan e un piano aziendale, eccetera.

Direi che nell'era delle "startup" (che ultimamente vanno molto di moda in Italia) è quantomeno indispensabile.

E non lo dico solo io, in parecchie interviste gli stessi professori universitari e molti finanziatori si lamentavano che i ragazzi non sapessero minimamente come funzionano queste cose. Insomma arrivano con l'idea ma nient'altro.

Lo stesso Jobs nella sua biografia quando si trattò di fondare Apple ha incontrato una persona (non ricordo il nome) che gli insegnò tutte queste cose.

Modificato da pepo154

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@@pepo154 Ciao, in effetti a me piace molto la matematica e l'informatica per me è una sua scenza applicata. Alcuni non capiscono l'importanza della matematica nell'informatica ma per è essenziale. Riguardo al voto degli esami, più che voti alti, secondo me il problema è che c'è un abisso tra quello che ha preso un 30 e quello che ha preso un 18, il che è sbagliato. Alcuni 18 si regalano, a volte anche alcuni 30 quando il professore da i voti a caso..... Inoltre la cosa penosa è che alcune volte cambiano il professore che tiene il corso da un anno a quello successivo. Frequenti il corso il primo anno e ti sbatti per arrivare a 30, l'anno dopo fanno l'esame a crocette.... =(

Per quanto riguarda l'economia forse non avrei scelto informatica se ci fossero stati esami di economia. In un'informatica più applicata hanno senso ma in una più teorica no... Io sono un informatico teorico ma non che non sappia smanettare sia ben chiaro (C, C++, java li conosco molto bene) anche se preferisco lo studio allo "smanettare"

Modificato da piccolb

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Io invece trovo che, almeno per quanto rigurada ing. inf., il livello didattico non sia altissimo. Spiegandomi meglio: credo che in corsi di laurea come informatica ( Gestione sistemi e networking) ho soltanto 1 esame di gestione reti; cose da non credere quasi. Al contrario ho decine di esami di materie piu separate dall'informatica, vedi segnali, sistemi dinamici, elettrotecniche, controllori e via dicendo. Ovviamente il range di un laureato in ingegenria è molto piu ampio rispetto ad un laureato in informatica pura, ma l'errore principale secondo me è prorprio qui, qujesta separazione netta e disorganizzata... All'estero al contrario ad esempio, lasciano scegliere tra decine di corsi molto piu interessanti e inerenti vedi creazione compilatori, graphic design e via dicendo...


www.casalemaremma.it

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Guarda proprio per questo motivo io anni e anni fa oramai passai da ing a inf. Tuttavia ing. ha il suo senso, solo che si esce veramente poco informatici e molto ingegneri, insomma si sa molto più di elettronica, fisica o altro che di informatica, tanto vale fare ing elettronica dove si studia approfonditamente l'elettronica. Cioè ing informatica l'ho vista come la meno "settoriale" delle altre ingegnerie, in tutti gli altri rami si facevano molte più materie di settore.

Tuttavia in informatica si fa solo informatica e matematica. Come informatica ci siamo, ce ne sono di materie, tuttavia mi aspettavo la possibilità di scegliere un ramo e dedicarsi a quello, almeno nella specialista, ma nulla, a parte qualche esame diverso sono tutti abbastanza simili.


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A quel punto io investirei 5 anni a farmi esperienza sul campo. Quello che conta veramente nel mondo IT e' l'esperienza che hai in termini di anni/aziende/cose fatte/cose che sai fare. Il resto viene da se.

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