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Analisi Matematica | Fisica | Geometria | Algebra Lineare | Statistica


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No, che ne so, magari poteva essere qualcosa che nella tua università si verifica in modo accentuato, però avevi fatto progetti e/o cose varie per farti giungere alla conclusione che sia una cosa che capita un po' ovunque...

Modificato da maCrobo

Il Mac è come un televisore, quando ti serve lo accendi, lo usi, te lo godi e, quando ti sei stancato, lo spegni.

Un PC Windows è come se ti fossi preso il cane: gli devi togliere le pulci, lavarlo, pettinarlo e, per ricompensa, se per una volta ti dimentichi di portarlo in bagno, te la farà in casa.

[cit.]

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No, che ne so, magari poteva essere qualcosa che nella tua università si verifica in modo accentuato, però avevi fatto progetti e/o cose varie per farti giungere alla conclusione che sia una cosa che capita un po' ovunque...

 

Probabilmente si verifica solo da me. Altro non saprei dirti.

< La "maggior parte" delle persone pensava che la Terra fosse piatta. >

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Che fortuna allora! Davvero ti invidio. Quello che dici è sicuramente un bene e ti aiuterà a proseguire senza troppi sacrifici.

non so, ho scelto quello che mi piaceva e ne son ancora convinto!!

 MBP 13" Mid '12 i5 2.5GHz, 16GB DDR3, HD4000 1GB, SSD Sam830 256GB+HD WD 500GB 

 iPhone 6 64GB  iPad Air 4G 32GB  iPod Nano 4gen. 8GB 

 EX:iPhone 4 32GB, MBP 15" Late '08 

Acer V3-572G CPU i5-4210U, RAM 8GB, HD 1000GB, GPU 840M 2 GB DDR3

LA LEGGENDA NARRA CHE MACKEEPER POSSA FAR DIVENTARE L'SSD UN DISCO MECCANICO...E UN DISCO MECCANICO UN FLOPPY ==> STATENE ALLA LARGA

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Alla fine della quinta liceo la prof di matematica ci disse di scegliere la facoltà universitaria i base a quello che in piace, non in base ai presunti posti di lavoro. Per due motivi:

- da quando uno entra in università a quando esce passa(va)no almeno 5 anni, durante i quali il mondo del lavoro cambia

- studiare una cosa che piace la fa studiare meglio e quindi si diventa generalmente più bravi e quindi facilita poi il trovare lavoro

 

Io anche per questo optai per Matematica, piuttosto che per Ingegneria (e avevo già scartato Statistica). Poi sono stato anche fortunato successivamente col lavoro.

Un mio compagno di liceo ricordo che non aveva seguito quel consiglio e si iscrisse a Ingegneria, ma dopo un anno non ce la faceva più e passò a Geologia, perché gli piaceva di più.

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Posso chiederti che lavoro fai come matematico?

Il Mac è come un televisore, quando ti serve lo accendi, lo usi, te lo godi e, quando ti sei stancato, lo spegni.

Un PC Windows è come se ti fossi preso il cane: gli devi togliere le pulci, lavarlo, pettinarlo e, per ricompensa, se per una volta ti dimentichi di portarlo in bagno, te la farà in casa.

[cit.]

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Posso chiederti che lavoro fai come matematico?

Ho passato i primi tempi a chiedermelo anch'io e tutt'ora (ormai sono 10 anni) ogni tanto me lo chiedo.

Sono in un'azienda di alcune centinaia di dipendenti, considerando tutti gli stabilimenti e aziende consociate; facciamo attrezzature per i gommisti e vendiamo un po' ovunque in giro per il mondo.

Io sono capitato fortuitamente qua proprio nel momento in cui era stato deciso di mettere in piedi il gruppo di ricerca e sviluppo e a capo ci hanno messo una abbastanza lungimirante da pensare che anche un matematico sarebbe potuto essere utile, quando gli sono capitato a tiro. Quello che mi ha chiesto da subito è stato di "portare mentalità matematica nel gruppo".

Potrei dire che faccio l'inventore, o il creativo (ma mi piace di più la prima). Faccio un po' il consulente dei colleghi, sia meccanici che informatici.

Una delel mie prime proposte fu di sostituire un calcolo complicato nello spazio a tre dimensioni in uno più semplice in uno spazio a quattro, ma la cosa non si è mai fatta, visto che quella parte di software non presentava problemi e "squadra che vince non si cambia".

Poi scoprii che un concorrente aveva sostanzialmente brevettato il teorema che per tre punti passa una sola circonferenza, applicato ad un'attrezzatura; per superarlo occorre essere migliorativi e così ideai come poter fare lo stesso lavoro, ma con soli due punti; il calcolo tecnicamente è piuttosto semplice (trigonometria da liceo scientifico), ma fino ad allora nessuno ci aveva pensato.

Proprio in questi giorni ho disegnato con un software di geometria un calibratore, poi l'ho passato al progettista meccanico che col cad lo trasforma in un pezzo di acciaio per calibrare un nostro nuovo prodotto.

Poche settimane fa stavamo sviluppando l'idea per una modifica di un pezzo di un'altra apparecchiatura; nelle intenzioni dovrebbe portare a molti vantaggi nell'uso; ho realizzato il disegno in 3d, "inventandomi" una superficie nuova, l'ho passato al progettista meccanico che lo ha realizzato con la stampante 3D, ora lo stiamo testando, ma abbiamo già visto come farlo meglio...

Certi aspetti di algoritmi i colleghi programmatori vengono a discuterli con me.

Anche il collega che si occupa di brevetti ogni tanto mi consulta, per capire bene cosa i brevetti altrui ci proibiscono di fare e per scrivere bene i nostri brevetti.

 

Un mese fa circa, durante una riunione in cui parlava di tutt'altro, mi è venuta in mente una possibile soluzione per un problema molto sentito del nostro settore; purtroppo al momento, sembra tecnicamente impossibile, ma ci sto ancora ragionando su con un paio di colleghi.

 

C'era poi predisporre il calcolo per tarare un laser: l'ho modellizzato con una retta e da lì è nata la procedura di calibrazione che i programmatori hanno implementato.

La cosa curiosa è che in tutto questo tecnicamente non sto usando cose estreme; in quasi 10 anni onho visto un solo integrale o un'equazione differenziale. Forse il corso che effettivamente mi sta tornando più utile è quello di Geometria 1.

 

Poi faccio tante altre cose non strettamente matematiche, ma mi rendo conto che le faccio in modo diverso, rispetto a come le farei se avessi studiato altro.

Quindi la tua domanda, che io mi sono fatto un sacco di volte, fin dall'inizio, mi rendo conto con l'esperienza che un po' perde di significato.

 

Mi scuso per essere stato molto vago e fumoso, ma preferisco non scendere troppo nei dettagli; non sarebbe opportuno nei confronti dell'azienda.

 

Ho avuto compagni di studi che ora ne fanno di tutti i colori: c'è che cerca il petrolio, chi cura i tumori, chi si occupa di finanza, chi di previsioni meteo ...

 

Se interessa approfondire, da' un'occhiata qua: http://mestieri.dima.unige.it/

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No, ma io ero stato invitato da un professore a variare il mio corso di studi su una specializzazione più "matematica applicata" Oriented, ma alla fine ho scelto di rimanere in linea con le scelte iniziali per vedere cose che da solo avrei approfondito, ma possono tornarmi utili come side skills, quindi per me quello che hai scritto è molto chiaro! Grazie!

Il Mac è come un televisore, quando ti serve lo accendi, lo usi, te lo godi e, quando ti sei stancato, lo spegni.

Un PC Windows è come se ti fossi preso il cane: gli devi togliere le pulci, lavarlo, pettinarlo e, per ricompensa, se per una volta ti dimentichi di portarlo in bagno, te la farà in casa.

[cit.]

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No, ma io ero stato invitato da un professore a variare il mio corso di studi su una specializzazione più "matematica applicata" Oriented, ma alla fine ho scelto di rimanere in linea con le scelte iniziali per vedere cose che da solo avrei approfondito, ma possono tornarmi utili come side skills, quindi per me quello che hai scritto è molto chiaro! Grazie!

C'è il luogo comune che uno che studia Matematica, poi può solo insegnare o fermarsi a fare ricerca in università, un po' come per Lettere, Storia etc.

Io intuivo che non era così e volevo rompere questo luogo comune, ma non conoscevo nessun matematico che fosse al di fuori di questo schema. Ed io ho studiato matematica con l'indirizzo didattico, perché mi piacevano gli esami e mi sarebbe piaciuto molto insegnare. Poi ho trovato un master in applicazioni della matematica all'industria e mi sono buttato lì ed ora sono qui.

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Posso sapere il nome del Master e dove lo hai fatto?

Il Mac è come un televisore, quando ti serve lo accendi, lo usi, te lo godi e, quando ti sei stancato, lo spegni.

Un PC Windows è come se ti fossi preso il cane: gli devi togliere le pulci, lavarlo, pettinarlo e, per ricompensa, se per una volta ti dimentichi di portarlo in bagno, te la farà in casa.

[cit.]

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Posso sapere il nome del Master e dove lo hai fatto?

Università Bicocca di Milano - Master in Applicazioni della Matematica all'Industria e ai servizi (MAMI). Ma le pagine internet relative sono piuttosto datate, ho l'impressione che non sia più attivo o che abbia cambiato nome o sede.

So che c'era qualcosa di analogo anche all'Università di Bologna, ma non ho informazioni precise.

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non so, ho scelto quello che mi piaceva e ne son ancora convinto!!

 

Bè. allora sei davvero molto fortunato. Sono in pochi a trovarsi davvero bene all'università.

Sai cosa credo? Penso che indipendentemente dall'interesse disciplinare (che mi auguro ci sia nel 100% dei casi prima di ogni iscrizione all'università) possono essere una serie di variabili esterne che fanno, in un certo senso, "passar la voglia". Se qualcosa a lungo andare ti entra in odio c'è poco da fare. Potrà pure piacerti quello che studi, ma non riuscirai a sopportare tutta una serie di altri fattori. Addirittura questi fattori potrebbero farti passare l'interesse.

Prendi il caso di persone che ottengono scarsi risultati (non per mancanza di volontà o poco impegno), che si trovano in un ambiente di poco gradimento o che, generalmente, non hanno visto soddisfarsi le proprie aspettative.

 

Alla fine della quinta liceo la prof di matematica ci disse di scegliere la facoltà universitaria i base a quello che in piace, non in base ai presunti posti di lavoro. Per due motivi:

- da quando uno entra in università a quando esce passa(va)no almeno 5 anni, durante i quali il mondo del lavoro cambia

- studiare una cosa che piace la fa studiare meglio e quindi si diventa generalmente più bravi e quindi facilita poi il trovare lavoro

 

Io anche per questo optai per Matematica, piuttosto che per Ingegneria (e avevo già scartato Statistica). Poi sono stato anche fortunato successivamente col lavoro.

Un mio compagno di liceo ricordo che non aveva seguito quel consiglio e si iscrisse a Ingegneria, ma dopo un anno non ce la faceva più e passò a Geologia, perché gli piaceva di più.

 

Quello lo dicono sempre. Sarà un po' per il finto moralismo che alberga negli istituti, ma, all'atto pratico, sono in pochi a razzolare esattamente come predicano. Non so se mi spiego. Siamo tutti bravi a dire: fai quello che ti piace, ma poi si finisce sempre per scegliere la soluzioni meno rischiosa. É un dato di fatto. Non lo dico con cinismo, ma con semplice realismo. Se ci fai caso ci sono tantissimi ragazzi e ragazze che non coltivano le proprie passioni tramite gli studi. Mi vengono in mente tutti quelli che sono appassionati di fumetti, pittura, arte, fotografia, moda, cinema e così via.

Insomma... chi di noi non sognerebbe realmente di fare il regista, l'attore, l'astronauta, lo stilista o così via. Ma alla fine nessuno di noi se la sente realmente di rischiare e sceglie la cosa che più gli piace tra quelle meno rischiose.

Spero di aver reso l'idea. É triste ma è così.

 

cut.

 

Se interessa approfondire, da' un'occhiata qua: http://mestieri.dima.unige.it/

 

La tua storia è molto interessante. Ti ringrazio per averla condivisa.

In effetti dalle cose che dici sembra proprio che gli strumenti principalmente utilizzati siano quelli di geometria analitica e/o algebra lineare di vario genere.

< La "maggior parte" delle persone pensava che la Terra fosse piatta. >

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Bè. allora sei davvero molto fortunato. Sono in pochi a trovarsi davvero bene all'università.

Sai cosa credo? Penso che indipendentemente dall'interesse disciplinare (che mi auguro ci sia nel 100% dei casi prima di ogni iscrizione all'università) possono essere una serie di variabili esterne che fanno, in un certo senso, "passar la voglia". Se qualcosa a lungo andare ti entra in odio c'è poco da fare. Potrà pure piacerti quello che studi, ma non riuscirai a sopportare tutta una serie di altri fattori. Addirittura questi fattori potrebbero farti passare l'interesse.

Prendi il caso di persone che ottengono scarsi risultati (non per mancanza di volontà o poco impegno), che si trovano in un ambiente di poco gradimento o che, generalmente, non hanno visto soddisfarsi le proprie aspettative.

 

 

Quello lo dicono sempre. Sarà un po' per il finto moralismo che alberga negli istituti, ma, all'atto pratico, sono in pochi a razzolare esattamente come predicano. Non so se mi spiego. Siamo tutti bravi a dire: fai quello che ti piace, ma poi si finisce sempre per scegliere la soluzioni meno rischiosa. É un dato di fatto. Non lo dico con cinismo, ma con semplice realismo. Se ci fai caso ci sono tantissimi ragazzi e ragazze che non coltivano le proprie passioni tramite gli studi. Mi vengono in mente tutti quelli che sono appassionati di fumetti, pittura, arte, fotografia, moda, cinema e così via.

Insomma... chi di noi non sognerebbe realmente di fare il regista, l'attore, l'astronauta, lo stilista o così via. Ma alla fine nessuno di noi se la sente realmente di rischiare e sceglie la cosa che più gli piace tra quelle meno rischiose.

Spero di aver reso l'idea. É triste ma è così.

Riguardo la prima parte, non so quanto sia triste piuttosto che realistico.

Mi spiego meglio citando un amico che parlando a ragazzi maturandi, quindi di fronte alla scelta importante del dopo esame (lavoro? università? ...), raccomandava tre criteri, di cui tenere conto:

  • quello che piace fare: le passioni di cui si sta parlando
  • le inevitabili circostanze: io sono alto 1,69; non so quanto sarebbe stato realistico per me puntare il mio futuro professionale sulla pallavolo
  • quello di cui c'è bisogno nel mondo: se nel mondo c'è più bisogno di ingegneri che di astronauti, occorre tenerne conto.

Criteri non deterministici, ma il fatto di doverne tenere conto non la vedo come una cosa triste, ma semplicemente realistica.

Nel mondo quanti sono gli appassionati di musica, quanti sanno suonare bene uno strumento? non credo che nel mondo del lavoro ci sia spazio per tutti quanti, quindi la maggior parte di loro continuerà a coltivare questa passione come hobby o come secondo lavoro e spero che metta la stessa passione anche nel (primo) lavoro.

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La tua storia è molto interessante. Ti ringrazio per averla condivisa.

In effetti dalle cose che dici sembra proprio che gli strumenti principalmente utilizzati siano quelli di geometria analitica e/o algebra lineare di vario genere.

Il software che ultimamente uso sempre di più è GeoGebra (a proposito di geometria analitica), seguito da Excel e MatLab è solo in terza posizione. Mi ero anche interessato di Wolfram Mathematica, ma poi la cosa non è andata avanti.

Cioè, un software open source gratuito, pensato per la didattica, mi è più utile di software professionali.

Questo esemplifica quello che dicevo qualche post fa, il mio contributo personale non è tanto dovuto alle mie competenze tecniche, quanto piuttosto alla mia "visione" (passatemi il termine) delle cose che facciamo: ho un punto di vista circa unico nell'azienda che insieme con gli altri ci aiuta a portare avanti i nostri progetti.

Poi ogni tanto (l'ultima volta stamattina) arriva un collega ingegnere che propone un'idea semplice, quasi banale che risolve un problema che mi fa dire "avrei voluto pensarla io!", ma invece è stato lui; ora la porterò avanti io, ma la paternità rimarrà sua (e meno male che non sono troppo invidioso  :gira:).

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GeoGebra... Due miei amici ci hanno fatto la tesi triennale ed hanno creato un bel po' di librerie, tanto che furono contattati da quei tipi di Cambridge (mi pare che partì da lì l'idea di GeoGebra) per parlarne direttamente... Fecero anche una presentazione ufficiale a Budapest. In realtà, il figlio del prof. Relatore aveva messo su anche un sito (o blog?) riguardo GeoGebra... Chissà che tu non stia usando alcune delle loro librerie, il tutto è stato svolto due anni fa.

Il Mac è come un televisore, quando ti serve lo accendi, lo usi, te lo godi e, quando ti sei stancato, lo spegni.

Un PC Windows è come se ti fossi preso il cane: gli devi togliere le pulci, lavarlo, pettinarlo e, per ricompensa, se per una volta ti dimentichi di portarlo in bagno, te la farà in casa.

[cit.]

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Bè. allora sei davvero molto fortunato. Sono in pochi a trovarsi davvero bene all'università.

Sai cosa credo? Penso che indipendentemente dall'interesse disciplinare (che mi auguro ci sia nel 100% dei casi prima di ogni iscrizione all'università) possono essere una serie di variabili esterne che fanno, in un certo senso, "passar la voglia". Se qualcosa a lungo andare ti entra in odio c'è poco da fare. Potrà pure piacerti quello che studi, ma non riuscirai a sopportare tutta una serie di altri fattori. Addirittura questi fattori potrebbero farti passare l'interesse.

Prendi il caso di persone che ottengono scarsi risultati (non per mancanza di volontà o poco impegno), che si trovano in un ambiente di poco gradimento o che, generalmente, non hanno visto soddisfarsi le proprie aspettative.

ci sono stati quei periodi no in cui volevo mollare tutto (ma lì, non è una scusa, era il docente....ci trovavamo tutti male, poi è andato via e tutti abbiam superato l'esame) ma sinceramente ogni giorno è sempre come il primo, entusiasmo di apprendere, mettere in pratica tutto e soprattutto cresce sempre di più la passione verso quel corso di laurea che spero un giorno mi dia lavoro

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 EX:iPhone 4 32GB, MBP 15" Late '08 

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LA LEGGENDA NARRA CHE MACKEEPER POSSA FAR DIVENTARE L'SSD UN DISCO MECCANICO...E UN DISCO MECCANICO UN FLOPPY ==> STATENE ALLA LARGA

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GeoGebra... Due miei amici ci hanno fatto la tesi triennale ed hanno creato un bel po' di librerie, tanto che furono contattati da quei tipi di Cambridge (mi pare che partì da lì l'idea di GeoGebra) per parlarne direttamente... Fecero anche una presentazione ufficiale a Budapest. In realtà, il figlio del prof. Relatore aveva messo su anche un sito (o blog?) riguardo GeoGebra... Chissà che tu non stia usando alcune delle loro librerie, il tutto è stato svolto due anni fa.

Io sto usando esclusivamente le funzioni interne di GeoGebra, e neanche delle più strane ed esoteriche. Quindi sto usando le loro librerie soltanto se queste sono state integrate nel software.

Raramente creo io delle funzioni, ma si tratta di casi isolati e molto specifici, anche se ogni tanto sento la mancanza di certe funzioni, ma al momento mi sto limitando a segnalarne l'assenza e l'esigenza agli sviluppatori.

Per esempio, manca una funzione che permetta di costruire un cono obliquo, si può costruire solo retto. Questa funzione potrei anche provare a costruirmela da me, non è banale, con gli strumenti messi a disposizione di GeoGebra.

Altre funzioni invece non sono realizzabili dall'utente, ma occorre lavorare di programmazione, per creare nuovi oggetti; per esempio ogni tanto mi servirebbe una piramide infinita, al momento mi limito ad usare una piramide con una lunghissima altezza.

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  • 2 months later...
  • 3 weeks later...
  • 1 year later...

Arrivo in ritardo di anni... ma i post mi hanno incuriosito molto.

Attualmente sono laureato alla triennale di fisica e ho da poco iniziato la tesi di laurea magistrale in astrofisica e cosmologia. 

 

Nei momenti di difficoltà ho pensato spesso ai soliti discorsi del tipo "ma chi me lo ha fatto fare?", "mi sto spaccando la testa e non troverò mai lavoro", ecc. ecc.

Sono discorsi che in molti si fanno ma alla fine della fiera la domande più importanti sono 2:

 

 -  Sei felice di quello che stai facendo?

 -  Cosa ti aspetti dal tuo futuro?

 

Odio (davvero, odio) i discorsi del tipo "ma che lavoro farai ?" perché sono spesso (non sempre) posti da chi crede cosa sia meglio per te e per la tua vita.

E' ovvio che se avessi pensato al lavoro dopo gli studi avrei cambiato università. E' ovvio che ho poche possibilità, ovvero ricercatore, insegnate o sperare di finire in qualche azienda a fare cose per quali non ho studiato. Ma questo non mi interessa, e il perché è molto semplice: la voglia di studiare e lavorare con le cose che ho studiato è molto più grande della volontà di avere un lavoro stabile e ben pagato. Per questo sono felice delle miei scelte e di quello che sono. E per questo non mi interessa chi pensa di sapere cosa sia meglio per me.

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