Pensavo di avere ormai compreso perfettamente l’universo reMarkable. Avevo iniziato con il Paper Pro, il modello più ambizioso, grande e tecnologicamente completo; ero poi tornato al reMarkable 2, scoprendo che un dispositivo più semplice e ormai non più giovanissimo poteva ancora possedere una leggerezza mentale difficilmente replicabile; infine avevo provato il Paper Pro Move, che aveva concentrato la filosofia dell’azienda in un formato piccolo, colorato e finalmente comodo da portare davvero ovunque.
Credevo, insomma, che la gamma avesse ormai trovato una forma definitiva: il Paper Pro per chi desidera il massimo spazio, il colore e la luce integrata; il Move per chi privilegia la mobilità; il reMarkable 2 come capostipite ancora amato, ma destinato inevitabilmente a invecchiare.
Poi è arrivato reMarkable Paper Pure e mi sono reso conto che mancava ancora un tassello fondamentale.

Paper Pure non è semplicemente un nuovo modello in bianco e nero e non è nemmeno, come si potrebbe pensare guardando il prezzo, un Paper Pro al quale sono stati tolti il colore e la luce. È piuttosto la risposta a una domanda che probabilmente molti possessori del reMarkable 2 si ponevano da tempo: si può modernizzare quell’esperienza senza tradirla?
Dopo averlo utilizzato, la mia risposta è sì. Paper Pure è il vero successore spirituale e materiale del reMarkable 2. Mantiene lo schermo da 10,3 pollici, il bianco e nero, l’assenza di una luce integrata e quella radicale estraneità alle distrazioni che aveva reso speciale il modello precedente, ma rinnova quasi tutto ciò che, dopo diversi anni, iniziava inevitabilmente a mostrare l’età: processore, memoria, capacità di archiviazione, contrasto, autonomia, costruzione e tecnologia del Marker.
Non cerca di competere con l’iPad e non prova neppure a imitare il Paper Pro. Fa qualcosa di più coerente con la storia di reMarkable: prende l’idea originale dell’azienda, la ripulisce ancora una volta e la rende finalmente contemporanea.
Il ritorno al bianco e nero non è una rinuncia
Dopo aver utilizzato gli schermi Canvas Color del Paper Pro e del Paper Pro Move, tornare a un dispositivo monocromatico potrebbe sembrare un passo indietro. Sul Paper Pro il colore è utile: permette di distinguere annotazioni, evidenziare passaggi, organizzare idee e leggere documenti complessi con una gerarchia visiva più ricca. Sul Move, nonostante il formato ridotto, rende più immediata la consultazione di appunti e calendari.
Eppure, utilizzando Paper Pure, non ho mai avuto la sensazione di avere tra le mani un dispositivo incompleto. Ho avuto piuttosto l’impressione di tornare a una forma di scrittura più severa, ma anche più diretta.

Il bianco e nero elimina una possibilità, certo, ma elimina anche una decisione. Non devo scegliere continuamente il colore della penna, il tono dell’evidenziatore o il modo in cui differenziare graficamente ogni elemento. Apro un quaderno, scelgo lo strumento di scrittura e comincio. Il pensiero arriva sulla pagina senza dover attraversare una piccola fase di progettazione estetica.
È la stessa ragione per cui, nonostante abbia apprezzato moltissimo Paper Pro, ho continuato a usare reMarkable 2. Ci sono momenti in cui il colore aiuta a organizzare e altri in cui rischia semplicemente di diventare un’altra variabile. Paper Pure sembra costruito per questi secondi momenti: riunioni, appunti lunghi, scalette, bozze di articoli, annotazioni sui PDF e pagine nelle quali ciò che conta non è la ricchezza grafica, ma la continuità del ragionamento.
Il suo display Canvas da 10,3 pollici, basato sulla tecnologia E Ink Carta 1300, mantiene la risoluzione di 1872 × 1404 pixel e una densità di 226 pixel per pollice. Sono valori apparentemente simili a quelli del reMarkable 2, ma il pannello offre un contrasto sensibilmente superiore. ReMarkable dichiara un miglioramento del 20% rispetto al modello precedente, e nell’uso la differenza si percepisce soprattutto nei testi sottili, nei PDF e nelle gradazioni di grigio: il nero appare più deciso, la pagina più pulita e il confine tra tratto e superficie più netto.
Paper Pure non ha una luce di lettura integrata. È una scelta che dividerà inevitabilmente il pubblico, perché Paper Pro e Move possono essere utilizzati in una stanza buia, in aereo o a letto senza ricorrere a una lampada esterna. Pure, invece, si comporta davvero come la carta: riflette la luce presente nell’ambiente e, quando l’ambiente è buio, rimane buio anche lui.
Non considero questa assenza irrilevante. Dopo essermi abituato alla luce del Paper Pro, mi è capitato più volte di cercare istintivamente il controllo della luminosità. La sera, quando voglio rileggere una bozza senza accendere la lampada, Paper Pro è indiscutibilmente più comodo.
Allo stesso tempo, la mancanza di illuminazione contribuisce alla purezza visiva del display, riduce i consumi e impedisce al dispositivo di trasformarsi in un altro rettangolo luminoso. Sotto una buona luce naturale, Paper Pure offre una pagina estremamente gradevole, antiriflesso e riposante. In pieno giorno, soprattutto vicino a una finestra o all’aperto, è probabilmente il reMarkable che sento più vicino a un vero foglio.
Il nome “Pure”, quindi, non è soltanto una formula commerciale. Descrive abbastanza bene il compromesso scelto: meno versatilità ambientale, ma una relazione più semplice e diretta con la pagina.
Un formato che, dopo aver provato tutti gli altri, continua ad avere perfettamente senso
Paper Pro, con il suo display da 11,8 pollici, è magnifico quando devo leggere documenti complessi, annotare PDF in formato A4, lavorare su una lunga scaletta o tenere contemporaneamente sotto controllo una grande quantità di informazioni. Ha lo spazio di un vero piano di lavoro.

Paper Pro Move, all’estremo opposto, è il dispositivo che tiro fuori più facilmente in metropolitana, in una sala d’attesa o durante uno spostamento breve. Il suo schermo da 7,3 pollici non offre la stessa libertà, ma la portabilità è eccezionale.
Paper Pure si colloca esattamente nel mezzo, e questo equilibrio rappresenta probabilmente il suo vantaggio più importante. Lo schermo da 10,3 pollici è abbastanza ampio da permettere una scrittura naturale, leggere PDF senza ingrandire continuamente la pagina e prendere appunti con un’impaginazione libera, ma il dispositivo rimane sufficientemente compatto da entrare senza problemi in una borsa da lavoro.
Misura 228,1 × 187,1 millimetri, ha uno spessore di 6 millimetri e pesa circa 360 grammi. È dunque più spesso del sottilissimo reMarkable 2, fermo a 4,7 millimetri, ma è anche più leggero: il precedente modello pesa circa 403,5 grammi. Rispetto al Paper Pro, che arriva a 525 grammi, la differenza è ancora più evidente.
I numeri, però, raccontano solo una parte dell’esperienza. Paper Pure appare più raccolto e meglio bilanciato del reMarkable 2. La forma è meno allungata, il peso sembra distribuito in modo più uniforme e il dispositivo è comodo tanto su una scrivania quanto appoggiato sulle ginocchia.
Dopo averlo portato con me per diversi giorni, ho capito che il 10,3 pollici continua a essere il formato più versatile della famiglia. Il Move è più facile da trasportare, ma richiede qualche compromesso nella lettura e nell’organizzazione della pagina; il Paper Pro è più generoso, ma la sua presenza nello zaino si sente. Pure è quello che si porta senza pensarci troppo e che, una volta aperto, non fa rimpiangere immediatamente uno schermo più grande.
Il design cambia, ma non tradisce l’identità reMarkable
Il reMarkable 2 era un oggetto quasi scultoreo. Il profilo sottilissimo, il bordo metallico laterale e la freddezza dei materiali gli davano l’aspetto di un prodotto che voleva dimostrare, anche fisicamente, quanto fosse possibile avvicinarsi a un foglio.
Paper Pure ha un’estetica leggermente meno austera e più funzionale. La parte posteriore utilizza una lega polimerica, composta in larga parte da materiale riciclato, mentre il fronte è dominato dal vetro testurizzato Gorilla Glass 3. Quattro piccoli elementi antiscivolo sul retro rendono il dispositivo più stabile quando viene appoggiato su un tavolo.
Rispetto al reMarkable 2, Paper Pure perde forse un po’ di quella sensazione monolitica e quasi impossibile che si provava prendendo in mano un oggetto spesso appena 4,7 millimetri. In cambio, appare più pragmatico, più facile da riparare e, almeno nella mia esperienza, meno delicato da maneggiare.

Il pulsante di accensione rimane facilmente accessibile, la porta USB-C è collocata sul bordo e il Marker si aggancia magneticamente al lato. Il risultato non è rivoluzionario, ma è coerente: Paper Pure sembra ancora inequivocabilmente un reMarkable, soltanto meno interessato a essere un esercizio di design estremo e più concentrato sulla longevità.
È il tipo di oggetto che posso posare sul tavolo durante una riunione senza che occupi visivamente lo spazio, ma che continua a suscitare curiosità. E questa è sempre stata una delle qualità meno raccontate dei reMarkable: sono strumenti discreti, ma non anonimi.
La scrittura: familiare, ma non identica
Il punto decisivo di qualsiasi reMarkable rimane sempre lo stesso: il momento in cui la punta tocca lo schermo.
Paper Pure utilizza una tecnologia attiva per il Marker, più vicina a quella introdotta sui modelli Paper Pro che al sistema passivo del reMarkable 2. La penna si aggancia magneticamente al bordo e si ricarica senza fili mentre rimane collegata al dispositivo. Il Marker standard è incluso, insieme a sei punte di ricambio e al cavo USB-C; il Marker Plus aggiunge una superficie leggermente più strutturata e la gomma digitale integrata.
Il passaggio alla penna attiva comporta vantaggi e una piccola perdita filosofica. Il Marker del reMarkable 2 non aveva una batteria e non richiedeva alcun tipo di ricarica: era un oggetto assolutamente passivo, sempre pronto. Il nuovo Marker deve invece ricevere energia, ma il sistema magnetico rende la gestione quasi invisibile. Durante la prova non mi sono mai trovato con la penna scarica, perché il gesto naturale consiste nel riporla sul lato del tablet quando smetto di scrivere.
La distanza tra la punta e l’inchiostro digitale è di appena 0,84 millimetri, inferiore a quella dei modelli Paper Pro e Move, entrambi a 0,92 millimetri. Questo contribuisce alla sensazione che il tratto nasca direttamente sotto la punta, senza quello strato di vetro percepibile su molti tablet tradizionali.

La latenza dichiarata è di 21 millisecondi, contro i 12 millisecondi dei due Paper Pro. Sulla carta il divario sembra significativo; nell’uso normale, però, la scrittura rimane fluida e immediata. Passando direttamente dal Paper Pro a Paper Pure si può percepire una risposta appena meno fulminea, soprattutto nei tratti veloci o nel disegno, ma durante una lunga sessione di appunti la differenza smette rapidamente di attirare l’attenzione.
Qui emerge una distinzione importante. Paper Pro è tecnicamente il dispositivo più reattivo e avanzato. Paper Pure, però, beneficia del maggiore contrasto del pannello monocromatico e della distanza penna-inchiostro ridotta. Il risultato complessivo non è necessariamente “peggiore”: è diverso. Paper Pro restituisce una scrittura più rapida e tecnologicamente sofisticata; Pure offre un segno più netto, sobrio e visivamente vicino all’inchiostro nero su carta.
La superficie mantiene quella resistenza controllata che rappresenta da sempre una delle qualità migliori dei dispositivi reMarkable. Non è ruvida in modo artificiale e non cerca di imitare la carta vetrata. La punta scorre, ma incontra abbastanza attrito da dare alla mano un riferimento fisico.
Durante le mie sessioni più lunghe — scalette, note di lavoro, prime stesure di una recensione — ho ritrovato la stessa sensazione che mi aveva conquistato sul reMarkable 2: il tratto detta il ritmo al pensiero. Non scrivo alla velocità con cui potrei digitare, ma proprio per questo scelgo meglio le parole, elimino prima ciò che non serve e costruisco la frase mentre la mano avanza.
Finalmente l’hardware che reMarkable 2 meritava
Il reMarkable 2 è rimasto sorprendentemente utilizzabile per molti anni, ma i suoi limiti hardware erano diventati evidenti. Il processore dual-core da 1,2 GHz, 1 GB di RAM e appena 8 GB di memoria interna erano sufficienti per prendere appunti, ma potevano mostrare qualche esitazione nell’apertura di documenti pesanti, nella navigazione tra molte pagine o durante determinate operazioni software.
Paper Pure utilizza un processore dual-core Cortex-A55 da 1,7 GHz, affiancato da 2 GB di RAM LPDDR4 e 32 GB di memoria interna. ReMarkable dichiara prestazioni complessive superiori del 50% rispetto al reMarkable 2.

Non bisogna aspettarsi la reattività di un iPad, né avrebbe senso pretenderla da un pannello E Ink. I refresh, le transizioni e le caratteristiche fisiche dell’inchiostro elettronico rimangono visibili. Eppure, la differenza rispetto al reMarkable 2 si sente: i quaderni si aprono più rapidamente, il passaggio tra le pagine è più sicuro, i menu rispondono meglio e la gestione di documenti lunghi appare meno affaticata.
I 32 GB, che secondo reMarkable equivalgono a circa 405 quaderni, rappresentano un miglioramento sostanziale rispetto agli 8 GB del modello precedente, pur rimanendo la metà dei 64 GB presenti su Paper Pro e Paper Pro Move.
Per il tipo di file che normalmente si conserva su un dispositivo simile — quaderni, PDF, EPUB e documenti prevalentemente testuali — 32 GB sono più che sufficienti per la maggior parte degli utenti. Non considero l’assenza di uno slot di espansione un problema concreto, ma chi gestisce enormi archivi di PDF illustrati o tecnici potrebbe trovare più rassicurante la capacità dei modelli Pro.
La cosa importante è che Paper Pure non dà mai la sensazione di essere un prodotto economico deliberatamente rallentato. È meno avanzato del Paper Pro in alcuni aspetti, ma possiede finalmente una base hardware adeguata a molti anni di aggiornamenti software.
Tre settimane di autonomia: il vantaggio silenzioso del monocromatico
Paper Pure integra una batteria da 3.820 mAh e promette fino a tre settimane di utilizzo, calcolate su circa un’ora di presa di appunti al giorno. La ricarica da zero al 90% richiede approssimativamente 75 minuti. ReMarkable parla di un incremento dell’autonomia del 30% rispetto al reMarkable 2.
Come sempre, l’autonomia reale dipende dalla quantità di scrittura, dalla sincronizzazione Wi-Fi e dal modo in cui si utilizizza il dispositivo, ma Paper Pure è uno di quegli oggetti che smettono rapidamente di generare ansia energetica. Lo si apre, si scrive, lo si chiude e spesso ci si dimentica di quando sia stato caricato l’ultima volta.
Paper Pro e Move offrono fino a due settimane, un risultato comunque ottimo, ma devono alimentare il pannello a colori e la luce integrata. Pure, privo di entrambe le funzioni, può concentrare le proprie risorse su un’esperienza più lunga e prevedibile.
Per me questo ha avuto un effetto concreto: Paper Pure è rimasto spesso nella borsa per giorni, pronto per una riunione o una sessione di scrittura, senza che sentissi il bisogno di verificare la percentuale prima di uscire. È una qualità difficile da valorizzare durante una dimostrazione, ma fondamentale nella vita quotidiana. Un quaderno non deve chiederti di essere gestito; deve essere disponibile.
Un altro elemento interessante è che la batteria è sostituibile attraverso il servizio di riparazione. Non significa che l’utente debba aprire autonomamente il dispositivo, ma indica una progettazione meno usa e getta rispetto al passato.
Il software è ormai una piattaforma matura
Chi arriva oggi su reMarkable trova un sistema operativo molto più completo rispetto a quello dei primi anni. La filosofia rimane minimalista, ma sotto quella semplicità esiste ormai un ambiente di lavoro maturo.
Si possono creare quaderni, cartelle e pagine virtualmente illimitate; utilizzare diversi strumenti di scrittura; evidenziare, selezionare, spostare, ridimensionare e duplicare elementi; lavorare su più livelli; aggiungere forme; applicare modelli; organizzare i documenti con tag; importare PDF ed EPUB ed esportare in PDF, PNG e SVG.
Paper Pure utilizza lo stesso reMarkable OS degli altri modelli e riceve gli aggiornamenti parallelamente al resto della gamma. Questo significa che, pur essendo il prodotto meno costoso della linea attuale, non viene confinato in una versione ridotta del software.
Nella mia giornata, il flusso rimane quello che avevo già apprezzato sugli altri reMarkable. Posso inviare un documento dal computer, leggerlo lontano dalle notifiche, annotarlo a mano e ritrovarlo poco dopo nell’app desktop. Posso scrivere una scaletta sul tablet e convertirla in testo; importare un articolo attraverso l’estensione del browser; archiviare le note in cartelle e utilizzare i tag per ricostruire un progetto che si è sviluppato nel tempo.
La vera forza dell’ecosistema non è una singola funzione, ma la continuità. Il dispositivo non vuole sostituire il computer: vuole creare uno spazio di lavoro intermedio, nel quale leggere e pensare senza la pressione di dover contemporaneamente rispondere a messaggi, controllare la posta o aprire una nuova scheda del browser.
Paper Pure, forse più di Paper Pro, rende evidente questa filosofia. Non offre colore, luce o tastiera. Offre una pagina e un ponte sufficientemente solido tra quella pagina e il resto del lavoro digitale.
Connect: sempre meno accessorio, sempre più parte dell’esperienza
Come avevo già scritto nella recensione del Paper Pro, Connect è diventato progressivamente una parte importante dell’ecosistema reMarkable.
Il dispositivo può essere utilizzato anche senza abbonamento, ma Connect aggiunge archiviazione e sincronizzazione cloud illimitate, ricerca nella scrittura a mano, modifica delle note attraverso le applicazioni mobile e desktop, integrazioni più complete, modelli esclusivi e strumenti basati sull’intelligenza artificiale. I nuovi utenti senza un piano attivo ricevono una prova gratuita di 50 giorni. Senza Connect, soltanto i file utilizzati e sincronizzati negli ultimi 50 giorni continuano a essere conservati nel cloud.
Tra le funzioni più recenti ci sono le pagine di riunione collegate al calendario, la possibilità di ricercare direttamente dentro gli appunti manoscritti, l’importazione di documenti Word e Google Docs come quaderni modificabili e la conversione AI della scrittura in testo strutturato, con sintesi e punti d’azione.
Sono strumenti che cambiano il ruolo del reMarkable. All’inizio era soprattutto un quaderno digitale raffinato; oggi può diventare il punto di ingresso di un flusso lavorativo più articolato.
Continuo però a ritenere importante distinguere tra il valore del dispositivo e quello dell’abbonamento. Paper Pure rimane perfettamente utilizzabile per scrivere, leggere e annotare senza Connect. Tuttavia, chi vuole sfruttarlo come parte di un ecosistema multipiattaforma finirà probabilmente per considerare la sottoscrizione quasi necessaria.
È un costo ricorrente da mettere in conto, soprattutto perché alcune delle funzioni più interessanti — ricerca manoscritta, cloud illimitato e strumenti AI — non appartengono al prodotto acquistato una volta per tutte.
Sleeve Folio: protezione intelligente, ma manca una vera Type Folio
Paper Pure introduce una Sleeve Folio dedicata, disponibile in tre colori. Non è la classica cover a libro agganciata permanentemente al dispositivo: avvolge e protegge tablet e Marker, con un’imbottitura completa, e integra i sensori per riattivare Paper Pure quando viene aperta e bloccarlo quando viene chiusa.
È una soluzione semplice e piacevole, soprattutto per chi mette il dispositivo nello zaino insieme ad altri oggetti. Protegge meglio i bordi rispetto a una cover molto aperta e mantiene il Marker al sicuro, dettaglio importante perché una penna agganciata magneticamente può staccarsi durante il trasporto.
Allo stesso tempo, la Sleeve non restituisce quel gesto quasi librario che avevo apprezzato nel Book Folio: estrarre il tablet e riporlo richiede un passaggio in più, mentre una cover tradizionale permette di aprire e iniziare immediatamente a scrivere.

La limitazione più importante, soprattutto per chi aveva trasformato reMarkable 2 in una macchina da scrittura, è l’assenza di una Type Folio dedicata. L’offerta ufficiale per Paper Pure comprende Sleeve Folio, Marker, punte e cavo, ma non una tastiera integrata.
È una scelta coerente con il posizionamento del prodotto, interamente centrato sulla scrittura a mano, ma rappresenta anche un passo indietro rispetto alla versatilità del reMarkable 2 e del Paper Pro. Nelle mie recensioni precedenti avevo apprezzato la possibilità di passare dalla nota manoscritta alla stesura di un testo lungo senza cambiare dispositivo. Con Paper Pure questa possibilità, almeno al momento, non esiste.
Per chi usa reMarkable esclusivamente come quaderno, non farà alcuna differenza. Per chi, come me, talvolta scrive bozze complete con Type Folio, è probabilmente il limite più significativo dell’intero prodotto.
Riparabilità e sostenibilità: meno colla, più futuro
Uno degli aspetti più interessanti di Paper Pure non si vede durante l’uso quotidiano. Il dispositivo è assemblato utilizzando maggiormente viti e clip invece della colla, permettendo ai centri specializzati di sostituire più facilmente numerosi componenti.
ReMarkable dichiara che il 38% dei materiali impiegati è riciclato, compreso il 73% della lega polimerica utilizzata per la scocca posteriore. Il cobalto e il litio della batteria provengono da materiale riciclato e l’impronta complessiva dichiarata è pari a 28,7 kg di CO₂ equivalente.
Naturalmente, la sostenibilità non può essere ridotta a una percentuale stampata sulla pagina di vendita. Il vero indicatore sarà la durata del supporto software e la disponibilità effettiva dei servizi di riparazione nel corso degli anni.
Da questo punto di vista, però, la direzione è corretta. ReMarkable 2 ha dimostrato che l’azienda è capace di aggiornare a lungo i propri dispositivi. Paper Pure parte da una struttura più moderna, una batteria sostituibile e componenti pensati per essere separati con maggiore facilità. Sono caratteristiche meno spettacolari del colore o della retroilluminazione, ma probabilmente più importanti per chi intende conservare il dispositivo cinque o sei anni.
Paper Pure contro reMarkable 2: non un aggiornamento, ma una sostituzione riuscita
Tra tutti i confronti possibili, questo è quello più importante.
Paper Pure conserva lo schermo monocromatico da 10,3 pollici, la densità di 226 PPI, l’assenza di illuminazione e l’approccio radicalmente privo di distrazioni. Ma è più leggero, più veloce, più contrastato e molto più capiente.
Il passaggio da 8 a 32 GB di archiviazione, da 1 a 2 GB di RAM e dal processore da 1,2 GHz al Cortex-A55 da 1,7 GHz rende il sistema più preparato agli aggiornamenti futuri. La batteria passa da 3.000 a 3.820 mAh e l’autonomia dichiarata cresce da circa due a tre settimane.
Il reMarkable 2 rimane più sottile, conserva il vantaggio di un Marker passivo e può essere utilizzato con Type Folio. Inoltre, il suo telaio metallico mantiene un fascino particolare. Non considero quindi Paper Pure superiore in ogni singolo aspetto.
Nel complesso, però, è il prodotto che consiglierei oggi a chi cerca l’esperienza classica reMarkable. Il modello del 2020 ha ancora un significato per chi lo possiede, ma acquistarlo nuovo diventa difficile da giustificare quando Paper Pure offre una base più moderna allo stesso livello di prezzo, includendo anche il Marker.
Paper Pure contro Paper Pro: concentrazione o versatilità
Il Paper Pro rimane il modello migliore per leggere PDF complessi, annotare a colori, lavorare su presentazioni, disegnare diagrammi articolati e utilizzare il dispositivo in qualsiasi condizione luminosa. Il display da 11,8 pollici, i 20.000 colori, la luce regolabile, i 64 GB di memoria e la latenza di 12 millisecondi lo rendono tecnicamente superiore.
Paper Pure risponde con un peso inferiore di 165 grammi, un formato più facile da trasportare, un’autonomia maggiore e un prezzo di partenza molto più accessibile. Al momento della recensione, Paper Pure parte da 399 euro, con Marker incluso, mentre Paper Pro parte da 699 euro nella configurazione indicata sul sito francese.
La vera differenza, tuttavia, non è nel prezzo. È nel tipo di rapporto che si desidera avere con la pagina.
Paper Pro è uno studio digitale: più spazio, più strumenti, più possibilità. Paper Pure è un quaderno evoluto: meno ricco, ma anche più immediato. Se devo analizzare un documento complesso scelgo Paper Pro; se devo entrare in una riunione, ascoltare e scrivere senza pensare allo strumento, Pure mi sembra più naturale.
Paper Pure contro Paper Pro Move: spazio o mobilità
Paper Pro Move è ancora il reMarkable che porto più facilmente con me quando voglio viaggiare leggero. Pesa 230 grammi, ha uno schermo da 7,3 pollici, 64 GB di memoria, colore, luce regolabile e una risposta del Marker da 12 millisecondi.
Pure è meno tascabile, ma offre una superficie molto più confortevole per scrivere a lungo. Le pagine respirano, i margini dei PDF rimangono utilizzabili e posso organizzare gli appunti senza dover continuamente ridurre la dimensione della scrittura.
Il Move è il blocco note da viaggio. Pure è il quaderno da lavoro quotidiano. Paper Pro è il tavolo da disegno e revisione.
Dopo averli provati tutti, non credo che esista un vincitore assoluto. Esiste il formato che finisce più naturalmente nella propria giornata.
A chi consiglierei reMarkable Paper Pure
Paper Pure è probabilmente il modello più facile da consigliare a chi entra oggi nell’ecosistema reMarkable e vuole soprattutto scrivere a mano, leggere e annotare documenti senza distrazioni.
Lo consiglierei a chi ha amato il reMarkable 2 ma desidera maggiore velocità, contrasto, memoria e autonomia; a chi considera il colore superfluo; a chi lavora prevalentemente in ambienti illuminati; a chi vuole un dispositivo ampio ma non ingombrante; e a chi cerca un quaderno digitale destinato a durare diversi anni.
Lo consiglierei meno a chi legge spesso al buio, utilizza il colore come strumento di organizzazione, lavora su PDF molto complessi o desidera una tastiera integrata. In questi casi Paper Pro rimane più completo, mentre Move è preferibile se la priorità assoluta è la portabilità.
Conclusione: il reMarkable più fedele all’idea originale
Dopo aver recensito tutti i principali reMarkable, pensavo che il modello più interessante sarebbe stato inevitabilmente quello capace di fare di più. Paper Pure mi ha ricordato che, almeno in questa categoria, l’evoluzione non coincide necessariamente con l’aggiunta di funzioni.
La grande qualità di questo dispositivo è la coerenza.
Non ha il colore, ma il suo bianco e nero è più contrastato. Non ha la luce, ma offre fino a tre settimane di autonomia. Non ha lo schermo enorme del Paper Pro né la portabilità estrema del Move, ma trova un equilibrio quasi perfetto tra spazio e peso. Non può trasformarsi in un piccolo laptop attraverso Type Folio, ma proprio per questo rimane sempre ciò che promette di essere: una pagina digitale.
Usandolo, ho ritrovato la stessa quiete che avevo descritto parlando del reMarkable 2, ma senza la sensazione di lavorare su un hardware appartenente a un’altra generazione. I quaderni si aprono più velocemente, i tratti appaiono più scuri, i documenti hanno più spazio e la batteria sembra non finire mai.
Paper Pro continua a essere il modello che impressiona di più. Move continua a essere quello che sorprende per la sua portabilità. Paper Pure, però, potrebbe essere quello che meglio rappresenta reMarkable.
Perché non prova a mostrarti quante cose sa fare. Ti lascia una pagina vuota, aspetta che tu cominci e poi scompare.
Ed è forse proprio questo il risultato più difficile che una tecnologia possa raggiungere: diventare abbastanza moderna da non farsi più notare.
Prezzo al momento della recensione
reMarkable Paper Pure parte da 399 euro, con Marker standard incluso. Nella confezione sono presenti anche sei punte di ricambio e un cavo USB-C da un metro. Marker Plus e Sleeve Folio possono essere acquistati separatamente o inclusi in configurazioni differenti.
Pro e contro
| Pro | Contro |
|---|---|
| Display monocromatico molto contrastato e riposante | Nessuna luce di lettura integrata |
| Formato da 10,3 pollici estremamente versatile | Nessuna Type Folio dedicata |
| Più leggero del reMarkable 2 | Più spesso del reMarkable 2 |
| Prestazioni nettamente migliori rispetto al modello precedente | Latenza superiore rispetto ai modelli Paper Pro |
| 32 GB di memoria interna | Sleeve Folio meno immediata di una classica cover a libro |
| Autonomia fino a tre settimane | Le funzioni cloud e AI migliori richiedono Connect |
| Marker incluso e ricarica magnetica | |
| Costruzione più riparabile e maggiore uso di materiali riciclati | |
| Esperienza di scrittura essenziale e priva di distrazioni | |
| Prezzo più accessibile rispetto ai modelli Pro |













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