Oggi Apple è sinonimo di iPhone, ma nel 1986 era un’azienda completamente diversa. Il video The Apple Collection: over 100 items! Vintage! del canale Sam Sheffer documenta pagina per pagina l’intero catalogo Apple Collection del 1986/87: quasi 100 prodotti che non hanno nulla a che fare con i computer. Borse in pelle, orologi subacquei, tavolini danesi, tavole da windsurf con logo Apple gigante, perfino uno scooter Honda Helix e cioccolatini a forma di Macintosh che si sciolgono d’estate.

Era l’anno dopo che Steve Jobs aveva lasciato Apple, e l’azienda stava esplorando direzioni che oggi sembrano surreali. Il catalogo è un documento affascinante di un’epoca in cui Apple pensava che il proprio logo potesse vendere qualsiasi cosa: dalle borse per Macintosh (189 dollari in pelle colombiana) ai cappellini da baseball (8 dollari e 50), dai coltellini svizzeri Victorinox ai telefoni italiani di design Parola (400 dollari).

Dal cioccolato che si scioglie alla collezione Tiffany

La varietà è sconcertante. C’erano cioccolatini a forma di Mac, Mouse e Apple IIe venduti tra ottobre e maggio perché “si sciolgono durante i mesi estivi” (giuro, lo dice davvero nel catalogo). C’era un tavolo Mac progettato da due famosi designer danesi con altezza e inclinazione regolabili (399 dollari). Una tavola da windsurf F2 America 360 con logo Apple gigante sulla vela (1.100 dollari). Uno scooter Honda Helix 244cc descritto come “una forma totalmente nuova di trasporto personale”.

Ma il pezzo forte era la Apple Tiffany Collection: orologi da scrivania placcati oro (325 dollari), fermasoldi in argento sterling (35 dollari), orecchini in oro 14 carati (55 dollari), decanter in cristallo rumeno (40 dollari), persino vino Ridge Zinfandel e Cabernet Sauvignon con sigillo oro Apple. Tiffany & Co. aveva creato un’intera linea di gioielli e accessori di lusso brandizzati Apple, tutti confezionati nelle iconiche scatole blu con nastro di raso bianco.

C’erano anche cose pratiche: borse imbottite per trasportare il Macintosh e la ImageWriter (89 dollari in nylon, 199 in pelle), scatole porta-floppy in noce per 100 dischetti (24 dollari), mouse pad in quattro colori (9 dollari e 95). E poi l’abbigliamento: felpe Apple per adulti e bambini, pantaloncini “rugged line” per chi corre o vuole sembrare di correre, camicie snap di Patagonia, gilet North Face, perfino salopette OshKosh per bambini con logo Apple ricamato.

Il catalogo documentava un’Apple che cercava disperatamente di essere un lifestyle brand prima ancora che il concetto diventasse mainstream. Ogni pagina trasuda l’estetica anni ’80: modelli con bomber di pelle su aerei, tizi su scooter Honda con scarpe Reebok Apple, bambine che costruiscono castelli di sabbia in California indossando t-shirt Macintosh.

Scoprire questo catalogo oggi, grazie a un utente Reddit che lo scansionò nel 2011 e a Sam Sheffer che lo documentò completamente nel suo video, è come aprire una capsula del tempo di un’Apple che non esiste più. Un’Apple senza iPhone, senza negozi retail, senza l’ecosistema integrato che conosciamo oggi. Era un’azienda che pensava che il proprio logo valesse tanto quanto i propri computer, e che provò a vendere di tutto.

Il catalogo Apple Collection del 1986 è la prova che anche le aziende più visionarie a volte non sanno chi sono. Vedere Apple vendere scooter Honda e cioccolatini che si sciolgono d’estate ci ricorda che il percorso verso l’iPhone passò attraverso mille esperimenti, alcuni geniali e altri semplicemente bizzarri. Ma è proprio questa stranezza che rende questi cataloghi così preziosi: ci mostrano un’Apple vulnerabile, che cercava la propria identità e che non aveva paura di provare qualsiasi cosa pur di sopravvivere.

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