Navigando sul web alla ricerca di chicche per Macmorabilia, ci siamo imbattuti in un tesoro nascosto: l’articolo Inside the Macworld Vault: A hidden collection of vintage Macs pubblicato da Roman Loyola su Macworld nel luglio 2015. Dieci anni fa, Loyola venne incaricato di fare ordine nel magazzino di Macworld e quello che trovò fu una vera e propria capsula del tempo: pile di Mac dimenticati, accumulati negli anni e mai buttati via nella speranza che “un giorno potrebbero servire”.
La bellezza di quell’articolo sta nella sua onestà disarmante. Loyola non stava catalogando una collezione museale perfettamente conservata: stava documentando i resti di decenni di test hardware, computer usati per recensioni e poi messi da parte, macchine che avevano fatto il loro dovere e poi erano state semplicemente dimenticate. Un PowerBook G4 Titanium con la cerniera rotta, un iBook G4 che “era bianco. O almeno lo era stato”, una piramide pericolante di Power Mac G5 e Mac Pro che quasi gli cade in testa.

Quando i Mac diventano archeologia
Quello che rende speciale quel ritrovamento è il mix di modelli: c’erano i giganti di alluminio (G5 e Mac Pro 2008) che Apple usò per sette anni consecutivi, epoche geologiche nel mondo tech. C’era il PowerBook G3 Wallstreet con il suo logo Apple a sei colori, l’ultimo hardware Apple a portare quella icona. Il Pismo, ultimo PowerBook G3. Un Mac SE FDHD, primo Mac dello stesso Loyola quando era studente universitario.
Ma il momento più toccante dell’articolo arriva quando Loyola confessa un peccato imperdonabile: nel 2004, appena assunto come Reviews Editor per MacAddict, tentò di upgradare la RAM di un iMac flat-panel da 17 pollici in prestito da Apple. Lo riassemblò male e lo distrusse completamente. Il capo era furioso, lui pensava di essere licenziato, ma Apple perdonò. Quella confessione, stampata nero su bianco dieci anni dopo, umanizza completamente l’articolo: non siamo di fronte a un curatore di museo, ma a uno di noi che ha pasticciato con i Mac e a volte ha combinato disastri.
La foto del rack con tutti gli iMac all-in-one in fila mostra l’evoluzione del design Apple come una linea del tempo fisica: dal grassoccio eMac CRT al sottile iMac G5 che a Loyola “sembrava troppo un elettrodomestico da cucina”. E quell’ammissione finale sui mouse Apple: “Non sono mai stato un fan del mouse Apple. Dà priorità allo stile e sacrifica la funzionalità.” Una verità che ogni utente Mac conosce ma che raramente si dice ad alta voce.
Vale davvero la pena leggere l’articolo completo su Macworld per vedere tutte le foto e godersi il racconto nostalgico di Loyola tra questi Mac dimenticati.
Quei Mac accatastati nel magazzino di Macworld, alcuni rotti, alcuni ingialliti, alcuni ancora perfettamente funzionanti, sono la prova che questi computer non erano solo oggetti: erano compagni di lavoro che continuano a raccontare storie anche quando vengono dimenticati.

Appuntamento alla prossima chicca di Macmorabilia, la rubrica di Italiamac coordinata da Gabriele Gobbo per raccontare la vera storia di Apple, quella che abbiamo amato, con documenti originali, reperti d’epoca, video dimenticati e accessori ormai introvabili. Un viaggio nostalgico tra pubblicità storiche, curiosità autentiche, computer vintage e perle rare scovate negli archivi, pensato per chi vuole riscoprire l’anima più affascinante del mondo Mac.
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