Dal System 1 del 1984 a macOS Sequoia, la storia di un’interfaccia che ha definito il computing moderno
C’è qualcosa di profondamente affascinante nel vedere come un’idea nata quarant’anni fa sia ancora la base di tutto quello che usiamo oggi. Il video Ho testato 40 anni di Mac OS del canale Zachary Staines ci accompagna in questo incredibile viaggio temporale. Il video è in inglese, ma YouTube ha attivato il doppiaggio automatico in italiano: teoricamente dall’Italia dovremmo vederlo tutti nella nostra lingua, il che rende l’esperienza ancora più accessibile per noi appassionati italiani, se da questa pagina lo sentite in inglese, provate direttamente da YouTube.
Zachary ha deciso di testare personalmente le versioni più importanti di Mac OS degli ultimi quattro decenni, usando computer vintage originali: dal Macintosh 512K del 1984 fino al più recente macOS Sequoia. La domanda che si pone è quella che dovremmo porci tutti noi: quanto è davvero cambiato Mac OS in tutto questo tempo? È davvero rivoluzionario come Apple sostiene, o è fondamentalmente lo stesso sistema operativo che Steve Jobs presentò nel 1984?
La scoperta che non ti aspetti
Noi che abbiamo vissuto l’evoluzione di Apple sappiamo già la risposta, ma vederla dimostrata con i computer veri è un’altra cosa. Zachary inizia il suo viaggio dal System 1 del 1984, il primo sistema operativo con interfaccia grafica controllabile con il mouse. E qui arriva la rivelazione: la barra superiore con il menu Apple, il Cestino, il Finder per gestire i file. Tutto quello che usiamo oggi era già lì, quarant’anni fa.
Il video passa poi attraverso le tappe fondamentali: System 7 del 1991 che introdusse il multitasking vero (finalmente più finestre aperte contemporaneamente!) e un’interfaccia colorata; Mac OS 9 che girava sul suo iBook G3, ancora senza dock ma con quella sensazione più “clinica” e meno invitante; Mac OS X del 2001 che portò il design Aqua con le sue bolle e, soprattutto, introdusse il dock che usiamo ancora oggi su Mac, iPhone e iPad.
La continuità che fa la differenza
Ciò che colpisce guardando Zachary navigare tra i vari sistemi operativi è quanto poco sia cambiato il concetto di base. Mac OS Tiger (10.4) del 2005 ha praticamente lo stesso dock di macOS Sequoia del 2024. Spotlight, quella funzione che tutti noi usiamo quotidianamente per aprire le app senza cercare le icone, è nato proprio con Tiger. Mountain Lion del 2012 portò le prime sincronizzazioni con iPhone: Messaggi, Note, Promemoria finalmente disponibili anche sul Mac. Yosemite nel 2014 introdusse il design piatto che ancora oggi caratterizza macOS, e soprattutto la modalità scura che tanto amiamo.
Vedere Zachary accendere quel Macintosh 512K con il suo amico Adam e scoprire quanto fosse fluido e reattivo System 3 è quasi commovente. “Non posso credere quanto sia veloce, si apre istantaneamente senza aspettare” dice Adam, stupito davanti a una macchina di 40 anni. E ha ragione: se l’interfaccia funzionava così bene allora, perché cambiarla radicalmente?
La vera lezione di questo viaggio è che Apple ha capito qualcosa di fondamentale fin dall’inizio: quando progetti un’interfaccia che parla il linguaggio umano, non hai bisogno di reinventarla ogni volta. Puoi evolverla, raffinarla, aggiungerci funzioni, ma la base resta solida. La barra dei menu in alto, il Finder, il dock, il Cestino: sono tutti elementi che hanno attraversato quattro decenni perché funzionano, semplicemente.
Vale davvero la pena guardare il video completo per vedere con i propri occhi questa straordinaria continuità e per riscoprire quanto fossero avanti i visionari di Cupertino quando tutto è iniziato.
Quarant’anni di storia tecnologica condensati in un’unica verità: le rivoluzioni vere non sono quelle che cambiano tutto ogni anno, ma quelle che trovano la formula giusta al primo colpo e hanno il coraggio di mantenerla. Il Mac OS che usiamo oggi è il testamento vivente di una visione che nel 1984 sembrava impossibile e che oggi diamo per scontata.
Appuntamento alla prossima chicca di Macmorabilia, la rubrica di Italiamac coordinata da Gabriele Gobbo per raccontare la vera storia di Apple, quella che abbiamo amato, con documenti originali, reperti d’epoca, video dimenticati e accessori ormai introvabili. Un viaggio nostalgico tra pubblicità storiche, curiosità autentiche, computer vintage e perle rare scovate negli archivi, pensato per chi vuole riscoprire l’anima più affascinante del mondo Mac.
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