Eric di Eric’s Edge lo ammette subito: è pessimo nei giochi a scorrimento laterale e odia i timer. Poi accende il PowerBook 520c lo stesso.

Prince of Persia su Macintosh era uno di quei giochi che stavi lì a guardare muoversi e non capivi come facessero quelle animazioni a sembrare così vere. Jordan Mechner aveva filmato suo fratello che correva e saltava, poi aveva trasferito quei movimenti fotogramma per fotogramma con una tecnica che chiamò rotoscoping. Sullo schermo bianco e nero del 520c, quel principe sembrava davvero qualcuno intrappolato dentro il vetro.

Il video Prince of Persia del canale Eric’s Edge parte da una premessa disarmante: Eric detesta i giochi con il timer e i side scroller, e Prince of Persia è entrambe le cose. Ma Ron di Ron’s Computer Videos aveva appena finito di completarlo sul Mac, e questo lo ha convinto a riprovare. Il PowerBook 520c è già sul tavolo.

Sessanta minuti per salvare la principessa. Eric si blocca nel primo corridoio.

Il problema di Prince of Persia non era la grafica e non era nemmeno la difficoltà. Era che non funzionava come ti aspettavi. I tasti freccia non bastano: bisogna tenere premuto un tasto per camminare piano, un altro per correre, poi saltare al momento giusto sul bordo della pedana. Eric lo scopre a sue spese nei primi quattro minuti, muore più volte nello stesso fosso, prova a girare dall’altra parte senza sapere dove stia andando, e alla fine si ferma e va a cercare i controlli online. Lo facevamo tutti nel 1992, solo che allora si cercava sul libretto delle istruzioni.

La versione Macintosh uscì nel 1992, tre anni dopo l’originale per Apple II. Era considerata una delle versioni migliori del gioco, con la qualità audio e grafica che il Mac poteva offrire. Su un PowerBook in bianco e nero aveva ancora tutto il suo fascino.

Vale la pena guardare il video completo per il puro piacere di vedere qualcuno combattere con Prince of Persia nel 2023 con la stessa confusione totale del 1992.

Prince of Persia era uno di quei giochi che non si finiva quasi mai, ma si continuava ad accendere. Per quello schermetto del primo livello, per quell’animazione che sembrava magia, per vedere se questa volta riuscivi ad arrivare un po’ più in là.

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