Quando un gruppo di dev provò a reinventare un HyperCard tascabile, prima che – anche in questa linea temporale – tornasse Steve.

Periodo parallelo di ambientazione: metà anni '90

Era il 1996. Apple era tecnicamente viva, ma strategicamente allo sbando. Gil Amelio, ingegnere e manager proveniente da National Semiconductor, era appena stato chiamato a sostituire Michael Spindler, travolto dalla crisi interna e dal crollo della fiducia. Il Newton arrancava, i cloni Macintosh erodevano mercato, e ogni nuovo prodotto sembrava un esperimento senza regia. L’identità Apple era evaporata. Nel frattempo, Microsoft cavalcava il successo di Windows 95, e il mercato si preparava a una nuova era: più mobile, più connessa, più veloce.

In mezzo a questa crisi d’identità, nacquero strane fioriture. Un piccolo gruppo di ingegneri si ritagliò uno spazio in un vecchio laboratorio dimenticato del campus. Non c’erano budget, né approvazioni formali. Solo l’idea di reinventare qualcosa. La dirigenza era distratta, HyperCard sopravviveva per inerzia, e nessuno sembrava avere il coraggio di dire “no”. Fu in quel vuoto che prese forma il progetto HyperPhone.

Non doveva raccogliere l’eredità dei vecchi PDA. Doveva riscriverla.

L’HyperPhone era un palmare grigio-giallastro, spesso, con forme goffe e solide. Aveva un display in scala di grigi, sensibile al tocco ma tutt’altro che preciso. L’estetica era quella dei Mac dell’epoca: plastica spessa, curve poco armoniche, viti a vista. Ma il cuore era un’idea potente: far vivere HyperCard su un dispositivo tascabile. Ogni “card” diventava un’app. Ogni script, un comportamento. I dev più visionari pensavano a un nuovo ecosistema, in cui gli utenti avrebbero potuto creare i propri strumenti con HyperTalk, proprio come su Mac. Il dispositivo si collegava via cavo a un Power Mac 7200, supportava una memoria espandibile e in alcune versioni sperimentali integrava una scheda Wi-Fi, subito rimossa per problemi energetici. Niente App Store. Solo creatività distribuita.

Uno schizzo di prova dell’interfaccia del PDA HyperPhone su un block notes ritrovato in una 24 ore nel garage a casa di un ex Dev Apple

Il prototipo funzionava, almeno in parte. L’interfaccia era stata disegnata a mano su fogli, la shell girava su una build ridotta di System 7, modificata per supportare l’input touch. I test erano incoraggianti, ma nessuno aveva chiesto il permesso. Era un progetto nato fuori dai radar, quasi per gioco, con l’energia di chi aveva nostalgia dei tempi in cui l’informatica era fatta anche in garage.

Una telefonia rudimentale

L’ideadell’HyperPhone includeva anche una funzione telefonica sperimentale, pensata per l’uso quotidiano. Grazie a una basetta collegata alla presa telefonica, il dispositivo si comportava come un cordless digitale, permettendo di effettuare e ricevere chiamate in un raggio limitato. Non si trattava di vera mobilità: serviva comunque la vicinanza alla base. Alcuni documenti interni, recentemente emersi, accennano a test preliminari GSM, mai arrivati alla fase prototipale. Il modello sviluppato, infatti, rimase vincolato alla rete fissa, a metà tra un palmare e un telefono domestico intelligente.

Poi arrivò NeXT. E con lei, Jobs.

Il ritorno di Steve, alla fine dell’anno, fu la fine dell’HyperPhone. Jobs non lo vide mai, o forse sì. Ma non ne parlò mai. Il laboratorio venne chiuso, i file sparirono. I prototipi furono probabilmente smontati e riciclati. L’unico segno rimasto è una nota a matita su un documento: “Idea troppo anarchica. Potenzialmente pericolosa.”

Un raro scatto del progetto HyperPhone all’interno dei laboratori Apple

Una delle pochissime immagini sopravvissute del progetto HyperPhone mostra un tecnico all’interno di un laboratorio Apple dell’epoca, mentre testa un prototipo connesso a un PowerBook. Sullo sfondo, una scatola di HyperCard suggerisce l’ambiente software di riferimento. L’aspetto ruvido dell’immagine, le interferenze, i colori alterati e i dettagli sfocati sono fanno pensare a una scansione da pellicola o da una vecchia stampa fotografica. Tutto lascia intendere che si tratti di materiale interno mai destinato alla diffusione pubblica.

Un tecnico Apple testa l’HyperPhone accanto a un PowerBook e una scatola di HyperCard. Scatto interno da un laboratorio dell’epoca, riemerso da una cartellina di prove stampa dimenticata. L’immagine, bruciacchiata e alterata dal tempo, non era destinata alla diffusione.

Apple HyperPhone oggi

Non ci sono molte prove. Nessuno screenshot, nessun leak ufficiale. Solo frammenti confusi, file dimenticati nei backup di qualche sviluppatore, e una voce ricorrente nei corridoi. Ma sono recentemente riemerse alcune fotografie, tra cui quella di un probabile prototipo, ritrovato in uno scatolone di ciarpame all’interno di un cantiere dismesso. Però oggi, ogni tanto, nelle interfacce di certi emulatori System 7 modificati, compare un’icona mai vista: una carta bianca, con un’antenna stilizzata. Nessuno sa cosa succede se la clicchi. O forse sì. Ma non lo dice.


Ma è mai esistito?

Certo che no.
Ma su Italiamac ci piace immaginare un universo parallelo dove Apple, prima che tornasse Steve, provò a reinventare HyperCard. In tasca. E quasi ci riuscì, forse.

[ TRASMISSIONE_NODI_ESTERNI ] Visual:  Instagram | Twitter | Pinterest | Amazon | Web
Ucronìa: Cupertino, la seroe sci-fi retrofuturista di Italiamac, ideata da Gabriele Gobbo

AVVISO_DI_SISTEMA: Quest’opera è pura fantasia. Personalità storiche (Jobs, co-fondatori e altri) e documenti sono simulazioni narrative non autorizzate né approvate dai soggetti reali o da Apple Inc. Ogni contenuto è frutto di immaginazione e non rappresenta la realtà storica del settore Alpha. > [ DISCLAIMER_E_INFO_COMPLETE_QUI ]

Interfaccia di Apple HyperPhone scannerizzata da una bozza rinvenuta in un vecchio magazzino di Cupertino

- Info -

Disclamer: Questo articolo presenta le opinioni del suo autore indipendente o della fonte da cui è estratto o ricevuta e non di Italiamac. Può essere stato realizzato con l’assistenza della IA per la traduzione e il riassunto. Non è da considerarsi consulenza, consiglio o invito all'uso o all’acquisto o investimento in quanto a puro titolo esemplificativo generico. Alcuni prodotti e servizi potrebbero non essere consentiti in alcune regioni geografiche. I racconti di Ucronìa: Cupertino sono fiction.



Scarica l’App di Italiamac:
Promo