L’abbiamo provato per voi, e non in un cortile qualunque. Ho scelto Chambord, nella Valle della Loira, perché ci sono posti che sembrano progettati per mettere alla prova un’idea precisa: quella di una camera che “vola” e ti segue, senza che tu debba trasformarti in un pilota. Chambord è simmetria, geometria, prospettive lunghissime, tagli di luce netti, spazi aperti che invitano a carrellate e rivelazioni. È anche un luogo in cui, se un dispositivo è impreciso, lo vedi subito: basta una traiettoria storta o una rotazione nervosa e l’illusione cinematografica si spezza. Proprio per questo mi è sembrato il banco di prova ideale per capire quanto l’HOVERAir X1 Pro sia davvero “pronto” per chi vuole video belli e immediati.
La sorpresa è stata che X1 Pro non ti chiede di imparare un linguaggio tecnico: ti chiede solo di avere un’idea. Il resto lo fa lui.
Un drone diverso: compatto, protetto, pensato per l’uso reale
Il primo impatto è quasi disarmante: da chiuso lo prendi in mano e non sembra “un drone” come siamo abituati a immaginarli, ma un oggetto compatto e solido, una specie di accessorio high-tech che puoi infilare nello zaino senza paura. La caratteristica che cambia il rapporto psicologico con il volo è la struttura: le eliche sono protette e incassate in una gabbia che ti fa sentire immediatamente più tranquillo. Non è solo un vantaggio per la sicurezza: è un vantaggio per la spontaneità. Non ti viene quella vocina in testa che ti dice “oddio se tocca un ramo ho finito”. Ti viene voglia di usarlo.

E quando un oggetto ti “invita” a usarlo, hai già vinto metà partita, perché la tecnologia migliore è quella che non resta in borsa.
Il display e i comandi: l’idea geniale della semplicità
Un aspetto che ho apprezzato molto è che X1 Pro può vivere anche senza telefono costantemente in mano. Ha un piccolo display integrato che ti fa capire subito in che modalità sei, e dei comandi fisici che diventano memorizzabili in pochi minuti. Io ho fatto una cosa molto “da viaggio”: sono arrivato al castello, ho camminato un po’ per capire i punti migliori, e poi ho iniziato a farlo decollare senza entrare nel classico rituale “telefono, app, pairing, menu, autorizzazioni, aspettare”.

Con X1 Pro spesso fai così: lo tiri fuori, scegli la modalità, e parti. Il telefono diventa un supporto quando vuoi essere più preciso o quando vuoi rivedere e trasferire, non un prerequisito per divertirti.
La risposta ai comandi è uno dei suoi punti forti: non solo perché capisce, ma perché lo fa con un comportamento prevedibile. Quando cambi modalità non hai quella sensazione “robotica” di un oggetto che riparte da zero; hai più l’impressione di cambiare stile di ripresa, come se stessi passando da un’inquadratura all’altra.
Il display e i comandi: l’idea geniale della semplicità
Un aspetto che ho apprezzato molto è che X1 Pro può vivere anche senza telefono costantemente in mano. Ha un piccolo display integrato che ti fa capire subito in che modalità sei, e dei comandi fisici che diventano memorizzabili in pochi minuti. Io ho fatto una cosa molto “da viaggio”: sono arrivato al castello, ho camminato un po’ per capire i punti migliori, e poi ho iniziato a farlo decollare senza entrare nel classico rituale “telefono, app, pairing, menu, autorizzazioni, aspettare”.

Con X1 Pro spesso fai così: lo tiri fuori, scegli la modalità, e parti. Il telefono diventa un supporto quando vuoi essere più preciso o quando vuoi rivedere e trasferire, non un prerequisito per divertirti.
La risposta ai comandi è uno dei suoi punti forti: non solo perché capisce, ma perché lo fa con un comportamento prevedibile. Quando cambi modalità non hai quella sensazione “robotica” di un oggetto che riparte da zero; hai più l’impressione di cambiare stile di ripresa, come se stessi passando da un’inquadratura all’altra.
Qualità video e stabilizzazione: il “look” che fa la differenza
Al di là dei numeri, quello che conta è cosa porti a casa. Qui la parola che mi viene è “pulito”. Le riprese sono stabili, leggibili, con un movimento che sembra pensato. Sì, tecnicamente l’X1 Pro registra in 4K e arriva a frame rate alti per gli slow-motion, ma la vera questione non è tanto “quanti pixel”, quanto la sensazione di avere un’immagine che non trema, che non vibra in modo isterico, che non ti costringe a scartare la clip perché ti ha fatto venire il mal di mare.

A Chambord ho giocato tantissimo con le inquadrature in movimento: camminate lunghe sui viali, fermate improvvise, ripartenze. La stabilizzazione mi ha dato la sensazione che il dispositivo fosse più “camera” che “drone”: quando si muove, lo fa con una grazia sorprendente, e questo è ciò che crea la magia.
La mia prova a Chambord: quando il contesto diventa regia
Chambord mi ha regalato un vantaggio enorme: la scenografia. Ma mi ha anche imposto una regola: se vuoi riprese davvero belle, devi pensare come un regista, non come un tecnico. Ed è qui che X1 Pro mi ha fatto divertire, perché mi ha permesso di concentrarmi su tre cose: dove mi metto, come mi muovo, che storia voglio raccontare.

Il primo test: la “rivelazione” della facciata
Sono partito dal classico: facciata principale, quella che tutti fotografano. Solo che, invece di fare la foto, ho voluto la scena. Ho scelto una modalità che parte vicina e poi si apre, e ho ottenuto quell’effetto da trailer: prima il dettaglio, poi l’ampiezza. Il castello si “svela” e ti sembra di entrare in un documentario ben prodotto. Quello che mi ha colpito è quanto fosse facile ottenere un risultato del genere senza radiocomando, senza prove infinite. Ho rifatto la clip tre volte, perché era così semplice che mi veniva voglia di migliorare di un 5% ogni volta.
Il secondo test: follow lungo i viali
Ho camminato sui viali laterali, dove la prospettiva è perfetta e i filari sembrano una guida naturale. Qui ho provato le modalità di inseguimento, cambiando distanza e angolo. È stata la parte più “reale” del test: io che cammino, mi fermo, riparto, faccio una curva, e lui che mi segue. E sì, devo dirlo chiaramente: risponde benissimo ai comandi, e soprattutto non mi ha mai dato quell’impressione di essere in ritardo o di “perdere” la logica della scena. Questo è fondamentale: se un dispositivo di tracking ti fa dubitare, smetti di fidarti e smetti di usarlo. Qui invece l’istinto è l’opposto: ti fidi e sperimenti.
Il terzo test: orbit e riprese “da cartolina”
Con un castello così, l’orbita è inevitabile. Mi sono messo in un punto con buona distanza e ho lasciato che X1 Pro girasse intorno. È una di quelle modalità che possono diventare kitsch se non sono fluide; qui invece il movimento era abbastanza naturale da non sembrare un effetto “preconfezionato”. E quando una modalità automatica non sembra un preset, ma un’inquadratura, vuol dire che è stata progettata bene.
Il quarto test: controluce e gestione della luce
Chambord ha luce brutale a mezzogiorno, e ombre profonde sotto i tetti e nei passaggi. Qui non stavo testando solo la camera, ma la capacità del sistema di mantenere una clip “guardabile” in condizioni contrastate. Il risultato è stato coerente: non perfetto come una camera pro con log e grading, ovvio, ma assolutamente utilizzabile, e soprattutto con un comportamento uniforme. Ho preferito girare più clip brevi in momenti diversi, proprio perché il dispositivo dà il meglio quando lo usi “da storyteller”: pochi secondi buoni, ripetuti, invece di un’unica ripresa lunghissima.
La facilità d’uso è la sua arma segreta
Tra le cose positive che voglio sottolineare c’è questa: è super facile da usare. E non in senso banale. Facile significa che ti viene voglia di usarlo anche quando sei stanco, anche quando hai poco tempo, anche quando sei in viaggio e non vuoi complicarti la vita. Significa che non ti costringe a studiare un manuale. Significa che puoi passarlo a un amico e dire “premi qui” e lui ottiene qualcosa di bello.

Questa facilità non è “per principianti”: è una scelta di design. E la differenza tra un prodotto che resta nella categoria “hobby tecnico” e un prodotto che entra nella vita è tutta lì.
Autonomia e uso intelligente: clip brevi, risultati migliori
L’autonomia dichiarata non è infinita, e in un luogo come Chambord te ne accorgi subito perché vorresti riprendere tutto. Qui ho trovato la strategia migliore: usarlo come una camera da “momenti”. Un minuto qui, trenta secondi là, tre take da dieci secondi per perfezionare una scena. È un modo di girare che, paradossalmente, ti porta risultati più belli: invece di un video lungo e confuso, torni a casa con una serie di clip curate, pronte per essere montate.
Pro e Contro
Pro
- È super facile da usare: lo tiri fuori e inizi a girare in pochi secondi
- Risponde benissimo ai comandi: ti fidi e sperimenti di più
- Movimenti e stabilizzazione convincenti: look “camera” più che “drone”
- Struttura protetta: più serenità, meno ansia, più spontaneità
- Perfetto per viaggi e luoghi scenografici: ti permette di pensare alla regia, non al pilotaggio
Contro
- L’app è valida per gestione e condivisione, ma offre poche opzioni di montaggio e personalizzazione: per un risultato davvero rifinito conviene usare un’app di terze parti (come ho fatto io per inserire il logo di Italiamac)
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