Steve Jobs film

Steve Jobs (2015): il film su Steve che stavamo aspettando?

È stato osannato, criticato, attaccato e, successivamente, costretto a ritirarsi dalla scena Statunitense leccandosi le ferite; ha dovuto subire continui commenti negativi – a volte anche piuttosto aspri –  e, al tempo stesso, sorprendenti elogi da parte della critica specializzata; e infine, dopo mesi di attesa e un annuncio ufficiale, l’ultimo film su Steve Jobs è arrivato anche nelle sale Italiane, portando con sé gli inconfondibili dialoghi di Aaron Sorkin e un nuovo tributo a una delle figure più controverse di tutti i tempi. E noi di Italiamac potevamo forse perderci un tale evento in onore dello zio Steve?

 

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Su il sipario!

Partiamo da un semplice presupposto, che valga anche da disclaimer per l’intera recensione: personalmente, nonostante la mia recente esperienza nel settore, non credo ancora di potermi definire un esperto di Cinema in tutta la sua interezza; il mio intento, quest’oggi, è quello di proporre la visione (si spera, sufficientemente critica) di un appassionato che ha iniziato soltanto da poco a costruire un proprio modo di vedere la Settima Arte.

Dopo aver visto l’ultima fatica di Danny Boyle e Aaron Sorkin, però, ho immediatamente deciso che la pellicola avrebbe meritato un approfondito commento “a caldo”, che permettesse di elevare (o far sprofondare) definitivamente il lavoro del fortunato duo di Hollywood. “Su il sipario”, dunque, ‘ché c’è davvero molto da dire e il tempo, come sempre, è tiranno!

 

Periodo sfortunato?

Steve Jobs è uno di quei film con un enorme potenziale di vendita, ma senza una finestra d’uscita che permetta di valorizzare quelle date qualità. Se tutti abbiamo sentito parlare della figura di Steve Jobs almeno una volta nella nostra vita, infatti, è altrettanto probabile che gli appassionati di cinema scelgano di “investire altrove”, in questo periodo, pieno zeppo di uscite più che interessanti e che non somigliano neanche lontanamente a un biopic (“genere cinematografico basato sulla ricostruzione della biografia di un personaggio realmente esistito”, n.d.a.).

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Una lunga fila di cineamatori nel week-end, divisa tra “Creed – Nato per Combattere”, “Steve Jobs” e l’attesissimo “The Revenant”.

Ciò non di meno, nulla toglie che la pellicola possa essere un ottimo prodotto cinematografico a prescindere dal suo smisurato potenziale di marketing, anche se i nostri ricordi sull’ultimo film dell’ex CEO di Apple potrebbero non essere esattamente felici. Ma, se ciò è vero, cos’è che rende speciale lo Steve Jobs di Danny Boyle?

 

Linea narrativa, questa sconosciuta

Chi ha avuto modo di vedere The Social Network non sarà sicuramente estraneo allo stile narrativo di Aaron Sorkin, che è stato chiamato a scrivere la sceneggiatura (basandosi sulla biografia di Walter Isaacson) anche per questo nuovo tributo al personaggio che era Steve Jobs. Sorkin, tuttavia, non sembra amare i prodotti che il mondo intero si aspetterebbe da lui, e, esattamente come The Social Network non era un film su Facebook, anche il suo ultimo lavoro non è un film sulla vita di Steve Jobs (non a caso, lo stesso Sorkin lo ha sempre presentato più come un “tributo” allo zio Steve).

 

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Il film, piuttosto, preferisce concentrarsi sul controverso rapporto che caratterizzava Jobs e la figlia (Lisa), focalizzandosi su tre periodi diversi della vita di Steve (la presentazione del Macintosh, di NeXT e del primo iMac). Per tutta la durata della pellicola, Sorkin adotta una narrazione non lineare che segue il suo stile unico e caratteristico, estremamente “psicologico” e concentrato sui personaggi prima ancora che sugli eventi veri e propri. Non c’è dubbio, quindi, che molti possano trovare “noioso” quest’ultimo lavoro dello sceneggiatore, specie se principalmente abituati a una struttura narrativa molto più “ricca” e più “lineare”; al contrario, Steve Jobs si concentra piuttosto su poche – ma intense – macro-scene, all’interno delle quali Sorkin è riuscito (con estrema maestria, a dirla tutta) ad incastrare tutti i suoi personaggi e le situazioni che desiderava dipingere.

Non sedetevi in sala aspettandovi un “film qualsiasi”, dunque; potreste rimanere (piacevolmente) delusi.

 

Tocchi di stile

Aaron Sorkin è sembra ombra di dubbio un visionario, e questo appare evidente fin dai primi scambi di battute tra Steve Jobs (uno splendido Michael Fassbender) e i pochi altri personaggi principali. Ma cosa sarebbe uno sceneggiatore visionario senza una messa in scena in grado di tenergli testa? Fortunatamente, Sorkin sembra aver trovato un validissimo alleato anche dietro la cinepresa, grazie alla grandiosa direzione di Danny Boyle (noto al pubblico principalmente per The Millionaire).

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Locandina del film “Steve Jobs” (2015)

E Danny Boyle ama da impazzire gli specchi, si vede; forse perché, se è vero che gli specchi sono una finestra su noi stessi, è altrettanto vero che la fotografia può far miracoli inenarrabili con una buona inquadratura e un paio di superfici riflettenti, arrivando a catturare espressioni e fugaci istanti anche su una persona voltata di spalle.

Questo e altri piccoli tocchi di stile (come un’ottima gestione di brevi ma incisivi piani-sequenza, una fotografia a tratti eccellente o la splendida proiezione di un ricordo sulla parete di un corridoio) contribuiscono certamente a dare quel tocco unico e ricercato a una pellicola dal montaggio già piuttosto efficace, seppur leggermente caotico in un paio di sequenze isolate (e lì, c’è poco da fare, è anche un po’ colpa dei complessi dialoghi di Sorkin).

Il tutto, però, resta sempre e comunque accompagnato da una colonna sonora ricca di forte personalità, caratterizzata da un misto di archi e tastiere che sembrano, sì, accarezzare la scena nei momenti di quiete, ma anche graffiarla senza pietà quando necessario.

 

Dalle stelle alle stelle: un cast di emozioni

Siamo sinceri, qualcuno aveva forse dubbi sulla performance di Michael Fassbender nel ruolo di protagonista? Io, personalmente, dopo averlo visto in MacBeth, non mi sentivo di dubitare in alcun modo.

Anche nel ruolo dell’ex CEO Apple, una figura che sfiora il leggendario e talmente controversa da far impallidire, Fassbender sembra semplicemente incapace di deludere l’osservatore, con una recitazione magistrale dall’inizio alla fine che gli è stata meritevole di una nomination agli Academy Awards 2015. Accompagnando quasi naturalmente lo sviluppo del personaggio dipinto da Aaron Sorkin, la recitazione di Fassbender colpisce lo spettatore dritto in faccia con una violenza inaudita, fin dai primi istanti del film. Vedere l’evoluzione del protagonista in maniera così decisa tra un momento del film e l’altro è una pura gioia per gli occhi; una gioia che prende per mano lo spettatore e lo accompagna alla scoperta di Steve Jobs, con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue debolezze e i suoi punti di forza.

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Steve Jobs (Michael Fassbender) e Joanna Hoffman (Kate Winslet) in una scena del film.

“E il resto del cast?”, direte voi. Be’, nessun problema neanche lì: con una squadra di attori principali dal numero estremamente ridotto (i personaggi davvero importanti non sono più di 5-6, e mai tutti nella stessa scena), Boyle e Sorkin sono riusciti a rendere alla perfezione un gran numero di intense situazioni, ricche di retroscena e piccole curiosità che saranno più che familiari a chi conosce già la storia di Steve Jobs.

Con una Kate Winslet (nel ruolo di Joanna Hoffman) che difficilmente avrebbe potuto deludere, però, la vera sorpresa è stata senza dubbio Seth Rogen (Steve Wozniak), noto per i suoi innumerevoli ruoli comici e qui in grado di coprire alla perfezione anche una parte fortemente drammatica.

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Seth Rogen nel ruolo di Steve Wozniak.

Ma, se siete arrivati fin qui, siete probabilmente curiosi di sapere quanto la pellicola sia stata fedele alla figura di Steve Jobs così come la conosciamo. Per questo argomento, che richiede una maggiore conoscenza della sua biografia, passo temporaneamente il testimone al nostro Pietro Messineo, che si è occupato di redigere il prossimo paragrafo.

 

Un nuovo zio Steve

di: Pietro Messineo

Lo Steve Jobs del film, dunque, corrisponde al personaggio che siamo stati abituati a conoscere?

Per come l’ho vista io, la storia non si attiene rigidamente ai fatti della vita di Jobs, o almeno a quello che ci è stato raccontato nella biografia di Isaacson. Molte delle idee del film sono state tratte dalla biografia, mentre altre, invece, sono state immaginate [per rendere maggiormente onore al mito di Steve Jobs, n.d.a.].

 

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Ad esempio, ogni atto presenta un incontro tra Steve e un gran numero di vari personaggi, e ogni scena dura più o meno 40 minuti; ma nella realtà non è mai esistito che ad ogni Keynote il CEO di Apple abbia avuto visite di diverse personalità, che fosse la figlia [Lisa] o l’amministratore delegato di Apple [John Sculley, interpretato da Jeff Daniels]. I luoghi, però, non sono stati scelti a caso e l’Auditorium Flint è sempre stato un’icona per l’azienda di Cupertino, poiché è il luogo in cui, nel 1984, fu realmente presentato il Macintosh. Lo stesso vale per la Louise M. Davies Symphony Hall di San Francisco, dove fu presentato il primo computer NeXT; in quel caso, però, gli autori hanno voluto dare un’interpretazione personale sul motivo per cui Apple ha creato NeXT, facendo intendere che l’ex CEO avesse già in mente di vendicarsi contro Apple, la quale lo aveva licenziato diversi anni prima [un’interpretazione dei fatti che è stata già ampiamente criticata dalla stampa e da figure vicine a Jobs].

Comunque sia, concludo dicendo che lo Steve del film, per certi versi, combacia con quello storico e per altri no, testimoniando l’interesse di Sorkin nel rendere omaggio alla figura di Steve Jobs prima ancora che alla sua storia.

 

“Ti metterò la musica in tasca”

Steve Jobs è una valanga di emozioni anche per chi non ha mai amato particolarmente la figura dell’ex CEO di Apple, ed è persino più di ciò che ci aspettavamo: un film in grado di colpire lo spettatore più riluttante con pochi colpi ben assestati. Come già accennato, Aaron Sorkin non ha mai puntato a rendere il suo film un “biopic“, “limitandosi” piuttosto a creare un vero e proprio omaggio alla figura di Steve Jobs e alla sua eredità; e non c’è dubbio che sia riuscito perfettamente nell’impresa.

 

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Lo zio Steve era senza ombra di dubbio un visionario, un uomo che era dieci passi avanti quando il mondo intero tentava ancora di stargli dietro. Ed è questo che ha reso Apple la grande azienda che è adesso: la capacità di innovare, di non arrendersi alla tecnologia del momento, di offrire novità e di cercare di imporre la propria visione sul mercato, piuttosto che accettare (e rinnovare) quella già adottata da altri.

Come quel primo iPod: un dispositivo apparentemente insignificante e protagonista di una delle scene più belle del film di Sorkin, che – a lungo termine – ha portato una vera e propria rivoluzione nel mondo della musica.







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Antonino Lupo

Studente in Scienze della Comunicazione per Cultura e Arti all'Università di Palermo, utilizza senza vergogna i prodotti Apple da quando era piccino. Grande amante della Letteratura (quella con la L maiuscola), del Cinema (quello con la C maiuscola) e della Musica (quella con la M maiuscola), è al momento al lavoro su diversi progetti, tra cui la sceneggiatura di un film di fantascienza dal titolo "H.O.P.E.".
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