PuntoInformatico: “L’ultima trovata di Steve Jobs”. Quando le piccole testate insegnano alle grandi.

26 agosto 2011 02:17 6 commenti

stevejobs official  PuntoInformatico: “L’ultima trovata di Steve Jobs”. Quando le piccole testate insegnano alle grandi.

Opinione di Gabriele Gobbo, presidente di Italiamac.

Di tutti gli articoli, gli strilloni da prima pagina, i titoli catastrofici di “certa” stampa generalista che cavalca l’onda mediatica per vendere di più, le strane dimenticanze, le furbe imprecisioni e i finti scoop su Steve Jobs che un “certo foglio” spaccia per ormai in declino con l’intera prima pagina dedicata alla sua dipartita dal mondo tecnologico (dimenticandosi che il nostro buon Jobs rimane il Chairman of the Board di mamma Apple)… una sola testata giornalistica generalista non prettamente Apple-Addicted ci ha piacevolmente colpiti fra quelle in cui ci siamo imbattuti, con un titolo e, soprattutto, con un articolo davvero sopraffino. Una ponderata e approfondita analisi dell’affair Jobs trattato con cura e sangue freddo (che si può condividere o meno).

Sto parlando di PuntoInformatico e dell’ottimo Luca Annunziata, che personalmente seguo da anni, che come spesso accade non delude le aspettative e mette a segno un articolo che ha molto da insegnare ai “giornalisti” (appositamente virgolettato) delle grandi testate italiane, che ai loro lettori non troppo addentro alle cose della mela, hanno propinato storie fantasma di uno Steve Jobs che abbandona Apple, di uno Steve Jobs che lascia il mondo della tecnologia, di uno Steve Jobs che non ce la fa più… fino ad arrivare a fantomatici tracolli di Apple. Uno spettacolo penoso, ma al quale siamo ormai purtroppo abituati da “certa” stampa che ha scoperto che sbattere Steve Jobs e Apple in prima pagina fa vendere.

Ma tornando all’ottimo articolo di Luca Annunziata, per prima cosa il titolo: “L’ultima trovata di Steve Jobs”. Geniale. A mio avviso. L’occhiello lo trovo, se possibile, ancora migliore: “Lasciare adesso, quando la situazione è tranquilla e le borse sono giù. Minimizzare l’impatto della sua partenza e magari far intendere che tutto filerà liscio. Cosa perde e cosa guadagna Apple”. Un’analisi puntuale e precisa racchiusa in poche parole e senza tirare in ballo la sfera privata e di salute di Steve.

A onor di cronaca vi riporto la prima parte dell’articolo, con invito a continuarne la lettura sul sito di PuntoInformatico, che lo pubblica con la licenza Creative Commons:

Un piccolo capolavoro, fino a questo punto: Steve Jobs sembra riuscito a trasformare anche le sue dimissioni da CEO di Apple in un momento topico e nodale dell’esistenza dell’azienda che ha contribuito a plasmare, rilanciare, che ha portato al successo. Jobs lascia in un momento critico dell’economia globale, in cui le borse faticano e la sua azienda nonostante tutto tiene e guadagna: fino a questo momento, dopo circa 30 minuti dall’avvio delle contrattazioni a Wall Street, i numeri gli danno ragione.

Qualche tempo fa, gli analisti facevano a gara nel tentare di valutare l’importo delle perdite in borsa dopo l’eventuale uscita di scena dell’amministratore delegato e fondatore di Apple. Chi diceva 10, chi 20, chi si spingeva oltre il 30 per cento: un tracollo, forse la fine di un marchio. La verità è che da 3 anni a questa parte, da quando nel 2008 erano ricominciate le frequenti visite dal dottore per tenere sotto controllo la sua malattia, Steve Jobs ha passeggiato sempre meno nei corridoni dell’Infinite Loop a Cupertino: e, nonostante questo, la sua azienda ha macinato un record dopo l’altro.

Infine vi segnalo l’ottima analisi del nostro Andrea Parisi: Steve Jobs si è dimesso, cosa cambia? Praticamente nulla, o quasi. Con l’invito a leggerla tutta d’un fiato. Personalmente trovo eccezionale e ponderato anche questo articolo.

Gabriele Gobbo
Presidente di Italiamac














6 Commenti

  • Due veloci commenti a questo articolo.

    Quando si citano le fonti, bisognerebbe citarle tutte: poiché in questo articolo si attaccano certe testate, certi giornalisti e certi articoli, sarebbe opportuno citarli, riportare i link alle testate, giornalisti e articoli, non solo a quello di PI.

    Un sito come il vostro, molto seguito e di una certa importanza, dovrebbe inoltre prestare più attenzione all’ortografia degli articoli: chi scrive gli articoli, dovrebbe rileggerli, usare il correttore ortografico, aspettare 24 ore e leggerli nuovamente.
    Se poi c’è una struttura giornalistica degna di questo nome, l’articolo dovrebbe essere analizzato come minimo da un correttore di bozze.

    Francamente, il fastidio quasi fisico che ho nel vedere certi errori grossolani è indescrivibile e spesso a farne le spese sono gli effettivi contenuti dell’articolo.

  • Italiamac è il frutto del lavoro volontario di tutta la community, se vuoi dare una mano anche tu, saremo ben felici di ospitare i tuoi articoli o accoglierti come correttore di bozze.

    PS. Abbiamo corretto l’unico errore di battitura trovato (una “t” di troppo scappata sulla tastiera).

  • Detto per la cronaca: Steve Jobs non ce la fa davvero più.
    Questo articolo è divertente, ma sbagliato. Sbagliato nel supportare un articolo che ignora le reali condizioni di salute di Jobs.
    Lui stesso ha scritto “Avevo detto che se fosse giunto il giorno in cui non fossi più riuscito ad ottemperare ai miei doveri come CEO, ve l’avrei fatto sapere. Quel giorno è giunto.”
    Steve Jobs è un genio, ma un genio con manie di protagonismo ed un ego smisurato (a buon diritto). Non è un uomo che avrebbe lasciato la posizione di capitano della sua creatura proprio ora, con ancora una quindicina d’anni teorici di attività davanti e la possibilità di continuare a cambiare il mondo.
    Steve Jobs non è il genio del marketing delle ritirate strategiche con i mercati già giù.
    Basta guardare la foto pubblicata da TMZ per capire che, per quanto la teoria qui esposta sia rincuorante, è sbagliata.
    Jobs che va via non è (forse, dati i precedenti) la fine di Apple. Ma Jobs non sta bene.

  • Ognuno ha le sue opinioni.

  • Un attimo. In questo momento, DOPO la correzione impostata, il sottoscritto legge ancora:

    PuntoInfotmatico (t invece di r)
    lettori non troppo addentri (si usa comunque addentro)
    corridoni (corridoi)

    I contenuti sono condivisibili, la critica di Andrea pure. E lo dico da giornalista, di altro settore, che ritiene come forma e sostanza, quando si tratta di parola scritta, coincidano inevitabilmente.

    (con immutata stima nel sito, sia chiaro)

  • Edo, grazie per le segnalazioni. Crediamo che comunue una “t” al posto di una “r” non sia poi così grave nella sostanza (…e non è che ci fosserò più errori di così nell’articolo).

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