Pulire Mac ChatGPT sembrano tre parole scollegate, invece io ho provato questa strada e funziona. Soprattutto da cose dimenticate lì da anni e dopo tanti travasi e traslochi da Mac in Mac.

Anche i computer più performanti, a volte, si inceppano. È successo anche al mio MacBook Pro da 16 pollici (modello novembre 2024), con un hardware all’avanguardia e una configurazione complessa da vera postazione professionale. Un giorno ha cominciato a comportarsi come un vecchio Macintosh LC: rallentamenti continui, freeze inspiegabili e prestazioni a picco. Invece di cercare subito assistenza tecnica o formattare tutto, visto che smanetto con la mela da alcuni decenni, ho deciso di affidarmi a un alleato alternativo: ChatGPT. E ha funzionato.

Un MacBook Pro potente, ma in crisi

Il computer in questione non è un modello qualsiasi: MacBook Pro (novembre 2024) con chip M4 Pro, 24 GB di RAM e SSD da 1 TB. Con sistema operativo macOS Sequoia 15.5. Collegato a un monitor 27”, diversi hub USB (inizialmente tre passivi), microfono USB, stampanti, dischi esterni, SD Card e accessori da professionista del digitale che spreme i suoi computer. Più che un Mac, un vero mulo da lavoro pesante. Tutto funzionava come sempre, ma qualcosa si era rotto: il sistema era lento, irregolare, si bloccava ogni pochi minuti per 5–10 secondi, rendendo impossibile lavorare con fluidità, rotelline colorate che giravano come se piovesse. Persino un’azione banale come fare uno screenshot richiedeva 15 secondi prima che venisse salvato: un chiaro sintomo che qualcosa non andava.

Dopo aver provato le cose base che ogni MacUser conosce, come riavvii di ogni genere, controllo di tutti i dischi, un giro di tool di pulizia, OnyX e via discorrendo, senza successo, ho pensato di chiedere a un’AI di aiutarmi. Magari sarebbe stato utile per qualche consiglio, invece mi ha stupito. Qui vi racconto la mia esperienza.

La prima fase: la diagnosi AI con gli strumenti di sistema e primi interventi

La prima cosa che ho fatto è stata spiegare il problema a ChatGPT, con un prompt in italiano come se parlassi con un tecnico in un negozio, ma in modo molto semplice, che ha assunto il ruolo di “tecnico personale”. Usando anche strani slang tipo “freeza”:


Sei un tecnico apple di un centro assistenza professionale, ho il mio nuovo MacBook Pro 14-inch, Nov 2024 Apple M4 Pro 24 GB macos 15.5 (24F74) che va a singhiozzo. Ogni 3 minuti si freeza per 5 secondi o esce spesso la rotellina colorata.

Da lì in avanti mi ha guidato nell’uso degli strumenti già disponibili su macOS: Monitoraggio Attività, Utility Disco e Terminale. Io copiavo i risultati e li incollavo nella chat, e ChatGPT mi restituiva comandi già pronti da incollare in Terminale o spiegazioni semplici su cosa osservare. Nessun tecnicismo superfluo: ogni passaggio era chiaro, pratico, adattato alla mia situazione.

A questa fase ho dedicato circa 2 ore effettive, distribuite nell’arco della giornata lavorativa, alternandole ad altre attività. Abbiamo anche eseguito un test hardware completo tramite la combinazione Accensione + tasto Power premuto (Apple Diagnostics su Mac Apple Silicon), che ha dato esito negativo: nessun problema fisico rilevato.

Seconda fase: EtreCheckPro entra in gioco

Dopo il primo check, ChatGPT mi ha consigliato di installare EtreCheckPro, un’app gratuita che genera report approfonditi sullo stato del sistema. Ho incollato nella chat l’intero contenuto dei report (anche lunghi molte pagine) e ChatGPT li ha analizzati per me, individuando:

  • software in background che partiva inutilmente all’avvio
  • estensioni obsolete o non firmate
  • utility di produttori hardware che non servivano più
  • agenti e demoni non più necessari
  • processi legati a stampanti, utility menu e driver rimasti attivi da mesi
  • indizi di indicizzazione Spotlight fuori controllo
  • residui software da vecchie migrazioni Mac-to-Mac che si trascinavano da anni

Una parte sorprendente del lavoro è stata scoprire quanti elementi nascosti restavano attivi in background, spesso da anni. Abbiamo disattivato agenti e demoni legati a software che non usavo più, come utility di stampanti disinstallate, vecchi driver di scanner, pannelli di controllo mai aggiornati, residui di app da installazioni precedenti. Alcuni processi caricavano all’avvio senza alcuna utilità pratica, consumando risorse. Altri — come com.adobe.fpsaud, com.google.keystone, com.hp.devicemonitor, vecchi helper Logitech o demoni legati a strumenti musicali che non uso più — si trascinavano da migrazioni fatte anni fa. Rimuoverli uno per uno, con l’aiuto di ChatGPT, ha ridato respiro al sistema.

Uno dei problemi più subdoli si nascondeva proprio in Spotlight, il sistema di indicizzazione di macOS: stava tentando di scandagliare in continuazione i dischi esterni, alcuni con centinaia di migliaia di file, immagini, backup. Ogni volta che venivano collegati, partiva una raffica di letture e scritture che congestionavano CPU e I/O. ChatGPT mi ha aiutato a identificare questa anomalia nei log di sistema e nei processi attivi. Abbiamo quindi disattivato l’indicizzazione di Spotlight solo per i dischi esterni, usando i comandi da Terminale con mdutil. Una piccola modifica che ha fatto un’enorme differenza.

Mi ha poi suggerito di disinstallare o disattivare tutto ciò che era inutile, comprese app e driver che non usavo più ma che restavano attivi in background. Ho anche disattivato alcune notifiche persistenti da software trascurati e riordinato con precisione l’avvio del sistema per renderlo più snello e veloce.

Molti passaggi li ho eseguiti direttamente da Terminale: ChatGPT mi forniva il comando esatto da incollare, io lo eseguivo e poi gli riportavo il risultato. Un lavoro guidato e ordinato, senza mai perdermi tra le istruzioni. Uno strumento poco conosciuto ma potentissimo è la funzione “Vai alla cartella…” (⇧⌘G nel Finder), che permette di aprire direttamente cartelle normalmente invisibili o difficili da raggiungere. ChatGPT mi ha guidato nel suo utilizzo fornendomi i percorsi precisi da incollare, per esempio per eliminare file temporanei o agenti obsoleti nascosti dentro ~/Library/LaunchAgents o /Library/LaunchDaemons. In questo modo ho potuto intervenire in modo mirato, senza dover navigare manualmente tra mille sottocartelle. Un approccio pratico, rapido ed efficace anche per chi non è abituato a mettere le mani nei meandri di macOS.

Terza fase: la pulizia mirata

ChatGPT non mi ha mai proposto soluzioni generiche o app “miracolose”. Ogni suggerimento era motivato. Ho usato Cleaner One Pro per la rimozione delle cache e dei file temporanei, seguendo le sue istruzioni. In parallelo, mi ha guidato nell’uso di launchctl da Terminale per gestire in sicurezza gli agenti e i demoni rimasti attivi.

Inoltre, ho usato OnyX, storico tool per la manutenzione di macOS, per sistemare autorizzazioni, cache di sistema e alcune impostazioni di basso livello. Gli interventi erano sempre mirati e consapevoli, nessun “clean all” alla cieca.

Durante questa pulizia avanzata, sono stati identificati ed eliminati oltre 70 elementi tra demoni, agenti utente, estensioni kernel e utility in background. Molti di questi si erano accumulati nel tempo: residui di vecchie installazioni di software di backup mai più usati, driver di scanner non più collegati, servizi di aggiornamento automatico rimasti attivi nonostante l’app madre fosse stata disinstallata. Alcuni di questi processi non solo rallentavano l’avvio del sistema, ma consumavano CPU anche a riposo.

Uno per tutti: un demone legato a un software per stampanti del 2019 che continuava a monitorare lo stato della connessione USB anche senza periferiche collegate. Eliminare queste “zavorre invisibili” ha ridato respiro al sistema, riducendo il numero di processi attivi e abbassando sensibilmente l’uso medio della CPU.

Ottimizzazioni di sistema intelligenti

Risultato? Oltre 100 GB liberati sull’SSD. Abbiamo disabilitato Spotlight sui dischi esterni, evitando indicizzazioni inutili. Sono stati eliminati effetti visivi superflui, vecchi elementi di login, residui di utility e software che si erano accumulati nel tempo. Alcuni file e processi probabilmente stavano lì da anni, trascinati da una migrazione all’altra.

Seguendo il consiglio di ChatGPT, ho sostituito gli hub USB passivi con uno alimentato. Da quel momento, l’accesso ai dischi esterni è diventato istantaneo, le cartelle con centinaia di file si aprono senza attese e la libreria di Foto (oltre 1 TB) è tornata scorrevole e reattiva. Anche piccoli colli di bottiglia invisibili sono scomparsi, restituendo fluidità al sistema.

Il modello scelto è un RSHTECH Hub USB 3.2 a 10 porte con alimentazione da 60W (modello RSH-ST10C), acquistato su Amazon a circa 49 euro (non è pubblicità, ce ne sono tantissimi di varie prezzature e performance, scegliete quello che vi piace di più). Questo tipo di hub fornisce alimentazione indipendente ai dispositivi collegati, evitando che le periferiche si contendano la poca energia disponibile sulle porte USB-C del Mac, specialmente in configurazioni complesse con monitor esterno, microfono, dischi multipli e lettori di SD Card. Un dettaglio sottovalutato ma decisivo. Dopo l’installazione, non solo i dischi sono diventati più reattivi, ma sono anche spariti i piccoli freeze legati alla loro attivazione e i timeout di risposta che prima bloccavano Finder e app come Foto.

Il risultato? Un Mac tornato reattivo come appena acceso


Dopo questo percorso, il Mac è rinato. Niente più freeze, niente più attese. La “pallina colorata” è sparita. Video da 2 GB esportati in iMovie in pochi minuti, Foto (1 TB) tornata fluida, apertura cartelle istantanea anche con centinaia di file. Sostituendo l’hub USB passivo con uno alimentato — su consiglio tecnico — i dischi esterni sono diventati reattivi e stabili.

Quarta fase: il monitoraggio continuo


Per almeno quattro giorni consecutivi, ho continuato a inviare a ChatGPT screenshot di Monitoraggio Attività, log e nuovi report. Ogni giorno ricevevo indicazioni puntuali: se qualcosa tornava attivo, mi veniva spiegato come disabilitarlo. Abbiamo anche osservato come si comportava il sistema con i dispositivi USB collegati, analizzato il carico CPU e RAM, e identificato colli di bottiglia temporanei.

Backup ottimizzati e intelligenti


Ultimo intervento: la gestione dei backup. Time Machine, di default, salva ogni ora (e una volta al giorno è troppo poco). Troppo frequente per il mio flusso di lavoro. Con TimeMachineEditor, app gratuita consigliata da ChatGPT, ho impostato i backup ogni 6 ore. Così ho ridotto le scritture su disco e alleggerito il sistema, senza rinunciare alla sicurezza.


Per tirare le somme

Questa esperienza mi ha mostrato quanto può essere utile un’intelligenza artificiale capace di guidarti davvero, passo dopo passo, nell’affrontare problemi concreti. Uso l’AI ogni giorno per lavoro: per ottimizzare testi, riordinare idee, migliorare processi. Uso tanti tool diversi, come Claude, Grok, Gemini, Sora, Hedra, eccetera.

ChatGPT non solo ha analizzato in tempo reale le informazioni tecniche che gli fornivo, ma ha saputo adattare le risposte al mio livello, proponendomi strumenti e soluzioni che avrei faticato a trovare da solo. Un tecnico digitale, sempre disponibile, che ha trasformato un Mac impallato in una macchina fluida e produttiva. Sì, anche questo è un uso concreto e utile dell’AI.

E no, questo articolo non è una pubblicità e non contiene link di affiliazione.

Per completezza: ho utilizzato ChatGPT con abbonamento a pagamento, sfruttando il modello GPT-4.1, efficace nell’analisi tecnica e nella gestione di flussi complessi.

PS. Questo articolo è stato scritto, modificato ed editato direttamente nella stessa chat con cui ho fatto le analisi del sistema, per offrire un racconto preciso e coerente grazie ai dati della chat stessa.


Per chi vuole approfondire

  • Monitoraggio Attività: utility di macOS per vedere l’uso di CPU, RAM e processi attivi.
  • Utility Disco: strumento per controllare e riparare dischi interni ed esterni.
  • Terminale: interfaccia a riga di comando per impartire istruzioni avanzate al sistema.
  • EtreCheckPro: tool diagnostico gratuito che genera report completi sullo stato del Mac.
  • Cleaner One Pro: app di pulizia usata per rimuovere cache e file inutili, senza automatismi pericolosi.
  • OnyX: utility gratuita per manutenzione, pulizia e ottimizzazione di macOS.
  • TimeMachineEditor: tool per modificare la frequenza dei backup automatici di Time Machine.
  • Demoni/Agent: processi nascosti che si attivano in background per vari scopi (spesso inutili).
  • Spotlight: sistema di ricerca interna del Mac che può rallentare il sistema se indicizza troppo.
  • .plist: file di preferenze delle app, spesso da eliminare se corrotti o obsoleti.


Aggiornamento del 05.06.2025

Dopo la pulizia che vi ho raccontato, ultimamente ho notato che lo spazio occupato su disco era lievemente cresciuto senza motivazione e che il Mac mostrava di nuovo qualche lieve rallentamento. Per capire meglio cosa stesse succedendo, ho passato circa mezz’ora a esaminare e ripulire la cartella Library, soprattutto le sue sottocartelle.

Ho fatto degli screenshot e ho copiato le liste dei file più pesanti e più vecchi da quelle cartelle, e li ho incollati per un’analisi più precisa. Grazie a questo semplice metodo, mi sono stati indicati i tipi di file sicuri da rimuovere e quali invece tenere. In particolare, ho scoperto la presenza di molti file audio e video, file reali, non di sistema, che erano finiti per errore nella Library, probabilmente dimenticati o spostati in modo improprio nel tempo. Tra i file più vecchi e inutili ho trovato tracce di software abbandonati da tempo come OpenEmu, RapidWeaver, Macromedia e Blackmagic Design, che occupavano spazio senza motivo. Ho potuto quindi procedere a liberare più di 20 gigabyte eliminando queste cose, senza rischi per il sistema o per il mio lavoro.

Questo intervento veloce e mirato ha aiutato a recuperare spazio prezioso e a mantenere il Mac più reattivo, senza bisogno di utility miracolose o guru del disco. Alla fine basta un po’ di attenzione in più. Non un corso avanzato di ottimizzazione, ma mezz’ora di curiosità.

- Info -

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