Apple e i contenuti in formula da abbonamento: problemi con l’antitrust in vista?

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Appena avantieri Apple ha annunciato la disponibilità di un nuovo servizio di abbonamenti ai contenuti multimediali, diffondendo le relative regolamentazioni. L’azienda ha chiesto a tutti gli editori di offrire agli utenti che acquistano un abbonamento dall’applicazione prezzi pari (o inferiori) ai costi dello stesso servizio acquistato da sistemi ad essa esterna (come i siti web). Nel caso in cui l’acquirente compri l’abbonamento tramite l’applicazione, Apple trattiene per sé il 30%; in caso contrario tutta la somma va al creatore dell’applicazione (clicca qui per leggere tutti i dettagli).
A distanza di appena due giorni, il Wall Street Journal porta alla ribalta l’idea di possibili problemi che quest’offerta potrebbe avere con l’antritust.
“La mia tendenza è al sospetto” ha detto Shubha Ghosh (professore di antitrust presso l’università di Legge del Wisconsin) parlando del nuovo servizio di Apple. Sono due le domande che il professore si pone: se Apple detenga una posizione nel mercato talmente dominante dall’escludere la concorrenza, e se l’azienda stia esercitando “pressioni anti-concorrenziali sui prezzi”.


Il problema antitrust, però, potrebbe non limitarsi solo ai contenuti, bensì anche alle piattaforme, in particolare ai tablet, di cui Apple detiene una larga quota. Secondo Hovenkamp (professore di antitrust presso l’università di legge dello Iowa), però, il mercato più plausibile come terreno dello scontro è in effetti quello dei media digitali, anche se il professore dubita che attualmente Apple abbia una posizione così dominante da causarle problemi con l’antitrust.
Tutti gli occhi sono naturalmente puntati anche sugli stessi sviluppatori di contenuti multimediali, che potrebbero scegliere di alzare i prezzi per poter pagare ad Apple la percentuale richiesta e mantenere gli attuali guadagni; soprattutto nel caso in cui, in futuro, le regole di Apple dovessero cambiare e tutte le transazioni quindi passare direttamente dalle applicazioni.

Mentre molti editori stanno soppesando le loro opzioni prima di rispondere pubblicamente all’annuncio di Apple, il sistema di streaming musicale Rhapsody si è pronunciato quasi subito, annunciando che cercherà il dialogo con altre compagnie nella sua stessa posizione per “determinare una risposta legale ed appropriata a quest’ultimo sviluppo”.

Gli editori di applicazioni attualmente disponibili in App Store hanno tempo fino al 30 giugno per mettersi in regola con le nuove disposizioni.

Fonte: macrumors







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Elisa Furio

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