Tim Cook nuovo iCEO? Meglio lui che altri!

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Apple è ad oggi la società tecnologica che, negli ultimi anni, ha capitalizzato di più rispetto alle concorrenti. Il suo successo viene da molti imputato direttamente alla mente visionaria di Steve Jobs, che ha il grande pregio di capire le necessità dell’utenza e tradurle in prodotti di elevati standard qualitativi, dall’utilizzo semplice e intuitivo. Naturalmente, però, non è solo Jobs a lavorare, ma un team di persone: ed è questo il vero punto di forza di Apple. Steve Jobs seleziona e sceglie i migliori nei vari settori, riesce a catturarli con il suo pensiero e i suoi sogni, e con un carisma che pochi hanno, li lega alla causa Apple.

A favore di questo concetto, vorrei ricordare a tutti come Steve Jobs convinse John Skulley a lasciare la PepsiCo nel 1983. Entrambi erano in una camera d’albergo a New York, la finestra affacciava su Central Park, e dopo ore di conversazione Steve pronunciò una frase cruda, vera e d’effetto, che distrusse le remore di Skulley: “Diamine, John, vuoi vendere acqua zuccherata per tutta la vita o…vuoi cambiare il mondo?“. Il giorno dopo, il CEO di PepsiCo accettò l’incarico. Un caso simile ci fu con l’acquisizione di Jonathan Ive, il designer di Apple. Prima di conoscere Steve, Ive era quasi sul punto di lasciare il suo lavoro; oggi ha ricevuto premi in tutto il mondo come Miglior Designer Industriale.

Questo preambolo dimostra che Apple non è solo Steve Jobs, bensì un insieme di persone che nel loro campo sono le migliori, le più ricercate e corteggiate dai competitor, ma anche le più fedeli. Tra queste spicca Timothy D. Cook, conosciuto come Tim Cook; ha pressoché la stessa età di Jobs e lavora con lui a stretto contatto, ma i due hanno un carattere completamente diverso: Steve è dispotico e perfezionista, Tim è gentile e tollerante. Ma hanno un punto in comune che li rende affiatati nel loro lavoro in Apple: sono due stacanovisti del lavoro.

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Tim Cook è un lavoratore instancabile. Fino a poco tempo fa ricopriva il ruolo di Chief Operative Officer (COO), ovvero il responsabile per la distribuzione e la scelta dei materiali; è single e lavora più di dodici ore al giorno. Poco tempo fa, HP gli avrebbe fatto la classica offerta che “non si può rifiutare” promettendo di ricoprirlo di denaro se fosse passato alla loro azienda, ma il braccio destro di Jobs ha “elegantemente” rifiutato.

Durante il lavoro con i fornitori, Tim Cook è solito utilizzare un alias, utile per utilizzare la tattica del “pugno e della carezza“. In Apple, Cook è riuscito a ridurre il numero di magazzini e migliorare la catena di distribuzione, stipulando anche ottimi accordi commerciali con i produttori esteri: in parole povere, ha aumentato la produttività e diminuito i costi. A differenza di Jobs, è una persona più razionale e meno incline agli scoppi d’ira che caratterizzano da tempo l’iCEO; non è un perfezionista come Steve, ma è minuzioso in ogni operazione commerciale che riguarda i prodotti. Cook è in grado di fare un volo di dodici ore per andare da una parte all’altra del mondo e poi tenere una dimostrazione al pubblico per altre dieci ore, senza mai stancarsi.

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Tutti si domandano se Steve Jobs tornerà a guidare Apple, se i successi ottenuti in questi anni continueranno, e se i prodotti saranno sempre innovativi e affascinanti. La risposta è semplice: anche se il sognatore del gruppo ha preso un periodo di riposo, questo non implica il blocco del lavoro, dello sviluppo e della produzione, anzi, per certi versi, esso viene accelerato. Se pensiamo che Steve Jobs ha il potere di fermare un convegno solo perché le luci del palco non rendono giustizia ai colori dei prodotti, o di bloccare la produzione di iPod rimandandola di sei mesi solo perché il “clack” prodotto dal jack cuffie non è di suo gradimento, capiremo che probabilmente Apple è forse leggermente “in frenata” sulla qualità, mentre guadagna in velocità: ma, d’altro canto, proprio questo perfezionismo ha reso l’azienda leader mondiale in diversi settori.

C’è da domandarsi se Cook, ora alla guida dell’azienda nel nuovo periodo di assenza di Jobs, renderà Apple più commerciale, e quindi farà perdere al marchio della mela morsicata quel suo appeal di nicchia che, ad oggi, conserva. Girano tante voci riguardo al possibile sostituto del CEO di Apple nel caso in cui Steve non tornasse al lavoro; probabilmente il più simile a Jobs e il più indicato per questo ruolo è proprio Cook. È il migliore sul mercato; lavora con lui ogni ora, e non è detto che non si sentano ogni giorno. Trovo invece molto improbabile l’arrivo di un CEO esterno che non conosce le meccaniche della mente di Steve, quando l’unico che le ha capite, senza mai sbagliare, è proprio Tim Cook.







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Andrea Parisi

Andrea Parisi è utente Apple da oltre 8 anni e ama l'affidabilità dei dispositivi made in Cupertino. Utilizza giornalmente il suo MacBook Pro e lo sfrutta fino al limite assieme ad iPhone e iPad. E' orgoglioso del suo iPod 2G che ancora oggi funziona perfettamente: una delle "magie" della casa della mela "morsicata". E' affascinato dal Mondo Google e infatti lo preferisce ad iCloud di Apple reputandolo più produttivo e professionale Si occupa di "Comunicazione Web e Marketing" ed è appassionato di tecnologia a 360°.
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