Editoria: anche il Financial Times si pronuncia negativamente sulla nuova politica di abbonamenti Apple

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Come dichiarato da macstories.net, anche la dirigenza del Financial Times non apprezza la nuova politica Apple di abbonamenti. Sebbene il Financial Times possegga un’applicazione per iPad in grado di generare un fatturato pari al 20% del totale di quello di tutta l’editoria, e che è in grado di far fruttare milioni di dollari alla società, il CEO Pearson ha espresso le proprie perplessità e preoccupazioni sulla nuova politica di Apple, asserendo che presto potrebbe essere lanciata un’applicazione dedicata ad altri tablet, con il rischio di abbandonare definitivamente lo sviluppo per iPad.

I vertici del Financial Times affermano che sono ancora in corso alcune trattative private con Apple per trovare un accordo. Tra i dubbi e le perplessità, si è anche consapevoli del fatto che il mercato dei tablet è ormai in espansione, e molti produttori, tra cui Kindle, stanno presentando nuove proposte sempre più interessanti. Secondo i dirigenti del Financial Times, perciò, non è difficile migrare su altre piattaforme, ricavandone comunque benefici.

Inoltre, sempre secondo il Financial Times, il problema principale della nuova metodologia di abbonamenti risiede nell’impossibilità di poter esporre, tramite l’applicazione, un link esterno per consentire acquisti, e nel 30% dei ricavi che devono essere corrisposti ad Apple. Attualmente, infatti, solo pochissimi editori hanno implementato questa nuova tecnologia, e il termine ultimo imposto da Apple per adeguarsi al nuovo sistema è stato fissato per giugno. Solo dopo quella data, quindi, vedremo chi deciderà di rimanere con Apple.

Ovviamente, per le case editrici, è sempre possibile vendere prodotti editoriali al di fuori dell’ecosistema Apple, offrendo accesso a contenuti a pagamento tramite il proprio sito web ufficiale. Apple, però, richiede che se un contenuto per iOS viene venduto tramite altri canali, deve essere reso disponibile anche per gli utenti che vogliono acquistarlo tramite il sistema in-app purchase controllato da iTunes, e che deve essere proposto allo stesso prezzo o ad un prezzo minore. Inoltre, gli editori, come specificato precedentemente, non potranno più mostrare alcun link che rimandi a siti web esterni, e che potrebbero permettere l’acquisto di prodotti al di fuori dell’applicazione iOS.

Alcune voci affermano inoltre che anche l’Antitrust sta valutando l’attuale posizione di Apple.







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Maurizio Orani

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