La recensione, di un utente, del MacBook Retina 12”

Il nostro iscritto “Eretico” ha inserito questa recensione, che con molto piacere riportiamo anche qui. Vi ricordiamo che anche voi potete scrivere le vostre recensioni in questa apposita sezione. Di seguito la sua opinione.

 

Macbook Retina 12”: una recensione atipica

 

Quella che segue è una mini-recensione fatta senza sciorinare dati tecnici, senza benchmark, senza confronti tra CPU e GPU, senza tabelle comparative e senza test all’ultimo Ghz; sono solo le impressioni sul prodotto, utilizzato quotidianamente da alcune settimane, nella nuova versione “base” rilasciata nel 2016.

Una premessa è necessaria: se ritenete, sia pure acriticamente, quale cardine dogmatico della vostra fede informatica, che un computer portatile dotato di una sola porta ”fisica” di connessione con il mondo esterno sia un abominio per definizione, siete pregati di non proseguire nella lettura, perché la cosa servirebbe solo a farvi irritare.

 

 

Introduzione

Il Macbook non è nulla più di ciò che dichiara di essere; non ci sono ornamenti, orpelli, complicazioni. Anche a prima vista, esso appare dichiarare chiaramente all’utente verso cosa converge e su cosa si focalizza il suo design: è un portatile sottile e leggero, sotteso a “fare di più con meno”.

E’ più leggero del più piccolo della famiglia dei Macbook Air e se questi ultimi vennero all’epoca presentati come l’apoteosi della sottigliezza e della leggerezza, il Macbook riesce, se possibile, ad andare oltre.
Non è un portatile da scegliere se lo si deve usare sempre e solo in un luogo, ma piuttosto un portatile da scegliere se lo si deve utilizzare “da un’altra parte” (alla fermata dell’autobus, sul treno, al bar, in quel secondo ufficio dove ci si reca talvolta, durante il fine settimana o in vacanza), o mentre ci si sposta tra un posto ed un altro.
Per un portatile da utilizzare come macchina primaria o come unico computer, l’offerta di Apple consente di selezionare sicuramente qualcosa di più adatto, in termini di mera potenza, di possibilità di espansione, o per le semplici dimensioni dello schermo.

Il Macbook non è però un netbook, perlomeno nella comune accezione del termine di portatile piccolo, ma scarsamente dotato. Non ha infatti nessuna delle caratteristiche che contraddistinguono i netbook, quali i materiali economici all’inverosimile, o una tastiera così piccola da risultare scarsamente utilizzabile. Dalla sua scocca unibody interamente in alluminio (è sparita la plastica persino dalla cerniera dello schermo) sino al display Retina ad alta efficienza energetica, il Macbook è un computer “completo”, o quasi, dato che ha chiaramente, come ogni altra macchina, punti di forza e punti deboli.

 

L’aspetto tecnologico

Come per ogni altro dispositivo che fa dell’estrema portabilità la sua caratteristica principale, anche nel Macbook sono presenti, ovviamente, limitazioni che non possono certamente essere ignorate.
La prestazione complessiva è certamente una di queste: nonostante il Macbook riunisca sicuramente i requisiti richiesti da Mac OS X e dalle applicazioni fornite con il sistema per funzionare senza affanno, l’impressione nell’utilizzo è che, perlomeno nel modello base, la macchina si limiti a quello.
Se il metro di giudizio dell’utilizzatore è la perfetta fluidità di animazioni e transizioni, allora bisogna dire che la versione base del Macbook arriva appena alla sufficienza, in quanto qualche incertezza nell’esecuzione delle suddette operazioni è visibile.

Un esame di questa macchina che non tenga conto del fatto che è dotata di una singola porta fisica (una USB 3.1, o “USB C”) per l’alimentazione ed i flussi di dati, compreso quello audio/video, sarebbe ovviamente da considerare negligente.
E’ infatti la scelta di Apple di integrare una singola porta USB C nel Macbook ad avere probabilmente generato le controversie più significative, tra utenti, giornalisti, tecnici e blogger di ogni dove.
Premesso che una simile decisione, nell’ottica di un portatile destinato ad essere la quintessenza della portabilità, può anche essere comprensibile, si deve comunque osservare che la necessità (effettiva o presunta, a seconda delle scelte dell’utilizzatore finale) di disporre di adattatori vari, che penzolano sconsolatamente da un lato del portatile, va certamente contro la sua ragione d’essere.

In ogni caso, nell’ottica di questa scelta, la porta USB C, date le sue caratteristiche, appare comunque come la soluzione più versatile per la quale Apple potesse optare, in quanto è in grado di veicolare, simultaneamente, l’energia necessaria per l’alimentazione, un flusso di dati e un flusso audio/video.
Un’altra limitazione, secondo alcuni, è la nuova e particolare conformazione della tastiera, i cui tasti hanno una corsa ridotta ed un funzionamento differente, rispetto al passato (con un meccanismo a forbice, anziché a farfalla).
Al riguardo, concordo sul fatto che la tastiera del Macbook richiede un certo periodo di adattamento per ottenere un profitto nell’utilizzo e che, alla fine, la si ama perdutamente o la si odia ferocemente, non essendo però ancora personalmente pervenuto ad una definitiva scelta di campo, rispetto ad una delle due fazioni.
L’impressione che se ne ha nell’uso, comunque, rimanda ad una sensazione di estrema precisione e di solidità, in armonia con l’impressione fornita dal Macbook nel suo complesso.

La retroilluminazione dei singoli tasti funziona in maniera pressoché perfetta per i tasti quadrati, mentre per i piccoli tasti rettangolari (delete, invio, escape) l’illuminazione risulta parzialmente attenuata negli angoli.
Decisamente ottima l’impressione d’uso del trackpad Force Touch, con il suo elettromagnete che, vibrando, simula il click “fisico” dei trackpad meccanici precedenti; la pressione necessaria per effettuare il click su questo trackpad si pone più o meno come una via di mezzo tra quella necessaria per il “tap” ed il “click” sui vecchi trackpad meccanici.
In ultimo, una nota sulla batteria, ovviamente basata sul mio tipo di utilizzo della Macbook, che prevede durante la giornata, un moltitudine di passaggi da “sveglio” a “dormiente” (in quanto non lo spengo praticamente mai e viene riavviato, in genere, solo per rendere effettivi gli eventuali aggiornamenti scaricati); tipicamente, risveglio il Macbook, sbrigo un po’ di lavoro (utilizzando un programma di trattamento testi, un lettore di file PDF e poco altro, talvolta un browser), in sessioni la cui durata media va dai 5/10 minuti sino a 20/25 minuti per volta, poi mi allontano (o mi sposto da un’altra parte), a volte lasciandolo attivo ed a volte mettendolo in “sonno”. Non avendo necessità di una connessione costante a internet, la scheda di rete wireless è normalmente spenta e viene attivata a seconda delle necessità contingenti. Le esigenze di scambio di dati con altre macchine vengono soddisfatte tramite la suddetta scheda di rete wireless oppure, più frequentemente, mediante una chiavetta USB “ad hoc”, dotata di un doppio connettore, USB 3 ad un capo ed USB C all’altro capo (una SanDisk Dual da 64 GB, per inciso).

Con questo tipo di utilizzo, qualche volta sono addirittura riuscito a fare due giorni completi con una carica della batteria, e comunque praticamente mai meno di uno, quindi, per quanto mi riguarda, la batteria è sicuramente promossa a pieni voti!

 

L’aspetto filosofico

Sotto diversi aspetti, si potrebbe ipotizzare che il Macbook sia stato realizzato prendendo a modello l’analogia del flusso di lavoro che si realizza usualmente in una biblioteca.

In biblioteca, la regola è che si deve lavorare in silenzio, o comunque facendo il minimo di rumore possibile, senza dare fastidio a chi ci sta intorno; inoltre il lavoro deve essere svolto in maniera efficiente, senza distrazioni, perché siamo lontani da casa e il materiale che in quel momento abbiamo disponibile non lo sarà più quando ce ne allontaneremo (oggi non è più così, ma consentitemi la licenza poetica, al fine di chiarire il mio punto di vista) ed ancora, disponiamo di un tempo limitato, perché la biblioteca ad una certa ora chiuderà i battenti.

Come detto, il Macbook parrebbe prendere a modello questo schema. Tutto ciò che fa, lo fa silenziosamente, sommessamente, senza quasi dare prova della sua presenza. E’ piccolo e leggero, infilato nella borsa o nello zaino. Su un tavolo, occupa più o meno lo spazio di un tablet (pur essendo un computer “completo”). Il rumore generato dal Force Trackpad è appena udibile. La nuova tastiera è decisamente molto meno rumorosa di quelle montate sugli altri portatili di Apple ed infine non ci sono ventole che possano infastidire noi o chi ci sta intorno, perché il sistema di raffreddamento ne è privo (non lo avevo detto?).

In buona sostanza, il Macbook è un portatile che abbraccia la filosofia dell’understatement: è pronto all’utilizzo quando lo desiderate, svolge il suo compito quietamente, silenziosamente e ritorna nell’oblio (o meglio, nella borsa) quando avete finito o quando qualcosa d’altro necessita della vostra attenzione.

Apprezzate o cercate la semplicità, la leggerezza, il minimalismo formale e sostanziale, uniti all’efficienza? Il Macbook Retina di Apple potrebbe essere il dispositivo che fa per voi.

 

 

P.S.: questa mini-recensione l’ho scritta, tra una cosa e l’altra, sul Macbook.
P.S. 2: questa mini-recensione è stata da me pubblicata sul sito de “iMaccanici” ed è visibile in questa pagina

Immagine di comertina tratta da imore.com

 

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