Un pezzo di storia ci ha lasciato, ma nuovi pezzi stanno arrivando.

Apple ha annunciato la morte definitiva dell’iPod.
Lanciato sul mercato il 23 ottobre del 2001, l’iPod è coinvolto in due delle intuizioni geniali di Jobs: la prima che lo vede come protagonista principale, quando Jobs comprese l’importanza di rivoluzionare il mondo della musica digitale. iPod fu il fulcro di un sistema che vide come protagonista iTunes, gli accordi con le major per la vendita di musica online, e più tardi anche i video. Classico, shuffle, photo, mini, nano, ed infine touch, le varie serie di iPod (con le loro cuffiette bianche) sono state il simbolo del modo di ascoltare musica nel nuovo millennio, esattamente come il walkman lo era stato 20 anni prima.
Andando a contare tutti modelli, possiamo contarne ben 25 differenti suddivise su tutte le serie, ma quello sul quale Apple si è sbizzarrita di più è il nano, che partendo come “versione ridotta” del classico (inizialmente c’era l’iPod “mini”, sostituito nel 2005 dal “nano”) è passato ai formati quadrati, modelli con lo schermo allungato, e modelli con schermo tutto touch… ogni volta che usciva una nuova serie, veniva voglia di comprarlo, ma personalmente mi sono sempre accontentato di uno shuffle 2nd gen, un classico di terza generazione. e un iPod touch, primissima serie (acquistatomi direttamente negli USA da un mio caro amico); di questi tre modelli mi è rimaso solo il classico, visto che il touch l’ho consegnato qualche tempo fa all’Apple Store come “rifiuto elettronico” e lo shuffle è andato perso dopo qualche periodo di utilizzo da parte dei figli.
Il motivo di questa mia riluttanza nell’acquistare i vari modelli è molto semplice, ed è legato alla seconda intuizione di Jobs: osservando il miglioramento progressivo della telefonia cellulare, Jobs si chiese chi avrebbe continuato ad acquistare iPod, quando la musica poteva stare tranquillamente sui telefoni che tutti avrebbero tenuto in tasca negli anni a venire, e fu così che dopo il primo esperimento fallimentare del ROKR (cellulare nato dalla collaborazione tra Motorola ed Apple, dotato di un’applicazione in grado di gestire i DRM che, ai tempi, proteggevano la musica aquistata sull’iTunes Store) Apple decise di sviluppare il proprio cellullare l’iPhone… ma questa è un’altra storia.
Nonostante l’arrivo dell’iPhone, Apple mantenne in vita l’iPod, anzi, ne sviluppò una versione touch che ricalcava in tutto e per tutto il “melafonino” (tranne, ovviamente che per la parte di telefonia e localizzazione GPS). Non è un caso però che dal 2007 non vennero più rilasciate versioni “classic” dell’iPod, e i successivi modelli riguardarono per lo più la serie “nano” (che per via delle dimensioni contenute poteva comunque costituire un’alternativa al più voluminoso iPhone) un paio di modelli di shuffle (idealmente pensato per fare sport, vista la sua compattezza e leggerezza) e ovviamente la serie touch, che finora è andata di pari passo con le evoluzioni dell’iPhone.
Se nano e shuffle sono spariti ormai da un decennio, l’iPhone Touch ha resistito fino a qualche giorno fa (e rimarrà in vendita fino ad esaurimento scorte), probabilmente in virtù del fatto che, con un prezzo relativamente contenuto, poteva comunque essere utilizzato come lettore musicale, visualizzatore di video/film e, perché no, come console portatile: di fatto permette(va) di usufruire di tutto ciò che si può acquistare da iTunes Store e App Store… ma in realtà la sua cancellazione dal listino Apple non mi ha sorpreso più di tanto perché, come disse Jobs, quando ha già in tasca un telefono che può già fare tutte queste cose (e al giorno d’oggi ce l’hanno in tasca proprio tutti, anche in giovane età) ha poco senso portarsi appresso un ulteriore dispositivo… e a casa probabilmente hai un iPad per fare le stesse cose più in grande.

Se devo esprimere una preferenza, tra tutti i modelli rilasciati di iPod rilasciati da Apple in questi 20 anni, il mio preferito è la sesta generazione di iPod nano, quello che ho messo come immagine di copertina di questo articolo: quadrato, piccolo, dotato di clip come lo shuffle, con schermo touch ma pulsanti fisici per gestire le cose essenziali. A parte l’idea iconica del modello classico (che rimarrà per sempre un simbolo iconico di inizio millennio) questa è, a mio avviso, la migliore rivisitazione dell’iPod… peccato che a volerne cercare qualcuno adesso, costino uno sproposito.

Dispositivo che va, dispositivo che viene.
Manca ormai poco alla WWDC 2022, e se è quasi certo che per l’occasione verrà svelato il nuovo Mac Pro (e quindi, con tutta probabilità, una nuova generazione di chip targati Apple, che dopo tutte le varienti di M1 potrebbe tranquillamente svelarci un nuovo M2), c’è un altro oggetto che suscita, ormai da diversi anni, le fantasie di molti osservatori della mela, e che pare sia in procinto di arrivare… che si tratti di Realtà Aumentatata o Realtà Virtuale, ci si aspetta che Apple presenti degli occhiali o dei visori, dedicati a queste nuove realtà. Certo, non sarà nulla di iconico come l’iPod, certo, esistono già diversi dispositivi di questo tipo ed Apple non è certo la prma a realizzarli, ma solitamente Apple riesce sempre a trovare il modo per fare le cose meglio di come sono state fatte finora, forte anche del proprio “ecosistema” che le permette di fare le cose esattamente come le vuole: i propri sistemi operativi, i propri tools di sviluppo, le proprie libreie, i propri software, e i propri chip. Difficile immaginare cosa avranno ideato a Cupertino, e personalmente sono più attratto dalle possibili evoluzioni della realtà aumentata, ch enon da quelle di una realtà completamente virtuale, ma entrambe le cose possono regalare sorprese interessanti, quindi non resta che attendere la WWDC per verificare “se” davvero arriveranno prodotti di questo tipo, e “come” Apple ha deciso di interpretare questi nuovi mondi.

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2 Commenti

    • Certo, sicuramente dispiace, ma onestamente non vedo più il senso di mantenerlo… anzi, mi chiedo come mai sia resistito così a lungo. Forse potrebbe avere più senso mantenere un iPod tipo il nano, ma non sarebbe economicamente conveniente sviluppare qualcosa che poi devi vendere a basso costo, sul quale c’è infinita concorrenza, e per il quale non potresti offrire i migliori servizi di ultima generazione (tipo Apple Music).

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