Può un’azienda spinger per uno standard? Sembrerebbe di si. Il caso HTML5.

html5 Può unazienda spinger per uno standard? Sembrerebbe di si. Il caso HTML5.

Sappiamo tutti che ad Apple non piace Flash di Adobe, che è stato estromesso dai dispositivi con iOS (iPod, iPhone e iPad) e che non verrà più installato nei Mac; il primo caso è l’ultimo nato, il Mac Book Air. Se aggiungiamo che le dichiarazioni di Steve Jobs mettono in cattiva luce lo strumento più utilizzato per creare animazioni sul web mentre promuovono una piattaforma innovativa e gratuita, allora noteremo una vera e propria azione commerciale.

Le vendite imponenti, a livello mondiale, dei dispositivi iOS portano il Web a cambiare, dato che la navigazione sta passando dai computer home desktop ai dispositivi mobili e i contenuti dei siti internet devono adattarsi. Le pagine web che fanno delle animazioni la loro forza, o che basano il loro contenuto sui video, devono trovare il modo di essere visualizzati anche dai device mobili che, ad oggi, hanno un solo protagonista, iOS. La soluzione è HTML5, proposta, sponsorizzata e utilizzata da Apple; è una tecnologia open source che viene appoggiata anche da altre aziende leader, come Google Inc.

In questi giorni al Max di L’os Angeles, Adobe ha presentato un convertitore di animazioni che trasforma il celeberrimo Flash al più flessibile e leggero HTML5. Ovviamente c’è molta strada da fare ma, sembrerebbe che Apple abbia avuto la meglio e che , la trasformazione sia in atto. Gli ultimi sondaggi dicono che il 54% dei siti internet che contengono multimedialità, si siano adattati alle richieste di Steve Jobs e abbiano abbracciato il nuovo formato. Se questi dati fossero veri, assisteremmo ad una trasformazione forzata, dove un’azienda che produce hardware (la Apple), obbligherebbe in modo velato aziende di software e servizi (Adobe e il web in generale), a cambiare a favore dei propri dispositivi, essendo i più utilizzati. Siamo difronte ad uno scenario fantascientifico, dove la multinazionale decide gli standard e gli altri o si adattano o soccombono, degno dei migliori romanzi di William Gibson, scrittore del genere cyber punk.







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Andrea Parisi

Andrea Parisi è utente Apple da oltre 5 anni e ama l’integrazione dei dispositivi made in Cupertino. Utilizza giornalmente il suo MacBook Pro e lo sfrutta fino al limite assieme "ad" iPhone e iPad. E' orgoglioso del suo iPod 2G che ancora oggi funziona perfettamente: una delle "magie" della casa della mela "morsicata". Il suo lavoro di “Consulente Informatico per le Aziende” lo porta a tenersi costantemente aggiornato verso tutte le nuove tecnologie a 360 gradi.
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