Da quando Apple ha rilevato P.A. Semi (una società specializzata nella progettazione di processori con architettura ARM) nell’ormai lontano 2008, l’idea che volesse chiudere il cerchio realizzando in proprio i processori per i Mac, si è insinuata nelle menti di tutti gli utenti, o perlomeno quelli di lunga data che ben conoscono la storia della casa della mela.

Si, perché il precedente passaggio ad Intel, sebbene vantaggioso per entrambi (in particolare per Apple, che in questi anni ha realizzato computer universali in grado di far girare macOS, Linux e MS-Windows) era sembrato quasi una forzatura per l’azienda di Cupertino: Apple non ha mai fatto mistero di non essere particolarmente legata ad un’architettura specifica, ma di voler cercare ciò che offre il meglio per realizzare le proprie idee… il consorzio PowerPC era nato con quell’intento, ma era un’alleanza in cui Apple non aveva la libertà d’azione desiderata, né tantomeno la possibilità di dettare condizioni e tempi di sviluppo; il passaggio ad x86 era la via d’uscita più veloce ed immediata nonché, di fatto, l’unica possibile (e non a caso preparata con dovuto anticipo, non appena ci fu il sentore che il PowerPC avrebbe avuto i tempi contati).

In questi anni ho avuto modo di parlare più volte di questo argomento (uno dei pezzi che più ricordo, e che ho ripreso anche in altre occasioni è addirittura del 2011, e parla della “Smania di Cambiare” di Apple) ma il punto centrale della questione è sempre lo stesso, ovvero la ricerca del miglior connubio tra hardware e software: l’architettura del processore viene pensata e realizzata in modo tale da sposare al meglio quello che è richiesto dal software, e l’unico modo per realizzare questa idea è quello di sganciarsi da CPU standard  e avere il controllo completo su ogni dettaglio (o quasi) dei propri dispositivi.

La strada non era facile, anche perché nel 2008 le prestazioni non erano certo quelle che abbiamo visto sugli ultimi dispositivi presentati nei mesi scorsi, né tantomeno quelle viste ieri sera nel corso dell’evento… ma l’architettura ARM ha dimostrato di avere molto da dire, con ritmi di crescita impensabili in ambito x86: se nei prossimi 5 anni i trend resteranno gli stessi, potremmo vederne delle belle, perché Apple si troverebbe con un vantaggio enorme.

Come postilla finale, prima di arrivare a parlare del prodotto vero e proprio (che il nostro Pietro Messineo vi ha già descritto con i dovuti dettagli nella diretta) mi piace pensare che il titolo dell’evento, One More Thing, sia un richiamo al genio di Steve Jobs: quelle parole che spesso usava quando voleva sorprendere la folla con qualcosa di inatteso, stanno ad indicare che la strada per arrivare ai Mac Silicon era una strada tracciata da Jobs fin dal lontano 2008, o forse anche prima… dopotutto il già citato acquisto di P.A.Semi è stata opera sua, e il primo SoC proprietario di Cupertino (l’Apple A4 che equipaggiava l’iPhone 4) è stato annunciato da Jobs durante la conferenza d’apertura della WWDC del 2010.

Ma chiudiamo l’angolo dei ricordi e arriviamo al sodo. Dopo la presentazione del nuovo SoC M1 (del quale trovate tutti i dettagli sul sito Apple) Apple è passata a presentare le macchine dove verrà montato questo nuovo processore: il MacBook Air (scelta quasi scontata), il Mac mini (immaginabile ma non così scontata), e il MacBook Pro 13″ (scelta inattesa, ma che tutto sommato va di pari passo con l’Air). Cosa accomuna queste tre macchine nella scelta di Apple? Sono tutte macchine con scheda grafica integrata (è rimasto escluso solo l’iMac base con lo schermo da 21.5″) il che va di pari passo con l’architettura dei SoC Apple: CPU a 8 core (4 ad alta prestazione e 4 ad alta efficienza) Neural Engine a 16, GPU a 8 core (in realtà 7 core sul modello entry-level del MacBook Air). Il tutto si traduce in 2 parole chiavi: prestazioni elevate e consumi ridotti. Il nuovo chip promette prestazioni della CPU fino 3,5 volte maggiori rispetto alle generazioni precedenti, prestazioni grafiche capaci di eseguire fino a 25 mila thread simultanei (con prestazioni doppie rispetto a prima) e un motore neurale incredibilmente veloce, capace di 11 trilioni di operazioni al secondo (una capacità di elaborazione di un ordine di grandezza superiore rispetto a prima)… tra i vari elementi che concorrono ad ottenere questo risultato sicuramente non dobbiamo dimenticare la UMA (Unified Memory Architecture) ovvero la RAM integrata nel SoC che diventa accessibile a tutti gli altri componenti del processore (CPU, GPU, Neural Engine) senza che sia necessario copiare gli stessi dati in più locazioni. Tutto quanto detto finora consente di ottenere alte prestazioni con consumi inferiori, spingendo i due portatili fino a 18-20 ore di autonomia in riproduzione video. Certo sarà tutto da verificare all’atto pratico, soprattutto nei primi tempi con le App non ancora ottimizzate, o quelle che gireranno solo grazie a Rosetta 2, ma le premesse sono ottime…

Dal punto di vista commerciale, Apple ha fatto due mosse strategicamente molto interessanti:

  • il MacBook Air è a tutti gli effetti la prima vera macchina Silicon: disponibile solo in versione M1, con prezzi simili alla versione precedente, in due configurazioni dove la versione base vede sacrificato un core della GPU per contenere i costi (entrambi i modelli possono essere poi configurati con 16GB di RAM e SSD di varie taglie).
  • Il Mac Mini e il MacBook Pro 13″ sono invece offerti sia in versione M1 che in versione Intel, allo stesso identico prezzo, così da consentire all’utente di scegliere quello che vuole basando la propria scelta su aspetti puramente tecnici: da un lato un futuro ad elevate prestazioni, dall’altro una maggiore compatibilità con tutto l’eventuale software ancora in proprio possesso.

Come già successo in tutti i precedenti cambiamenti “drastici”, anche questo passaggio da Intel ad ARM è argomento di accese discussioni tra gli utenti Apple… non ho molta memoria della transizione 68k a PPC (epoca in cui mi ero da poco addentrato nel mondo Apple e anche la navigazione in Internet era era agli albori… perlomeno nel mio paesello…) ma ricordo molto bene tanto le critiche per il passaggio da MacOS Classic a MacOSX, quanto quelle del passaggio da PPC a Intel… Si tratta pur sempre di punti di vista: ai tempi era visto come un sacrilegio l’abbandono dell’architettura proprietaria per “abbracciare” il nemico x86, mentre oggi c’è che vorrebbe restare su x86 perché sfruttare la possibilità di far girare più agevolmente MS-Windows; MacOSX era visto come un sistema troppo “complicato” da chi era abituato a smanettare nelle cartelle di sistema (tra estensioni, controlli, e qualche modifica con Resedit) ma oggi spaventa il ritorno alla semplicità di Big Sur che permette di installare le stesse App di iOS anche su un Mac; certo, mi rendo conto che parliamo di due livelli differenti, e che quello che “spaventa” è l’avvicinamento di macOS verso iOS, ma il succo del discorso è che, qualsiasi cosa di faccia, si troverà sempre qualcuno che avrà di ridire: perlomeno Apple ha il coraggio di fare qualcosa di nuovo. Di contorno non mancano nemmeno le solite critiche secondo le quali Apple avrebbe abbandonato i “professionisti“… ma il passaggio ad un’architettura che sulla carta è molto più veloce della precedente, ed ha un più margine di crescita più ampio rispetto alla classica x86, dovrebbe essere vista favorevolmente da questi critici… in ogni caso non voglio entrare in un inutile giro di polemiche: i fatti parleranno da soli e solo il tempo ci dirà se quella di Apple è stata la scelta giusta o sbagliata: Apple è partita in modo molto deciso, con tre nuovi Mac dal prezzo e dalle specifiche accattivanti, ma servirà qualche anno per tirare le somme. Nel frattempo, non so voi, ma io non vedo l’ora di vedere cosa combineranno sulle macchine più potenti, per ottenere ancora di più…

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2 Commenti

  1. allora …che scelta fare? mac book pro 16 da 3300 euro oppure il nuovo air molto più economico. Bella domanda per uno che fa un utilizzo, diciamo, semi professionale.
    cosa mi consigliate?
    grazie e buona serata

    • Premesso che non esiste una risposta valida in assoluto, Air e MBP16 sono proprio agli antipodi… in generale dipende da che software usi: se è già pronto per Mac Silicon, starei su un modello coi nuovi processori, ma magari meglio un Pro13 (da valutare i 16 GB di RAM, perché non è ancora chiaro come i processori la sfruttino… sugli iPhone stracciano la concorrenza con molta meno RAM). La scelta non è facile… se non hai fretta aspetta qualche feedback…

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